Il boss Cinà ha fatto come l'Onu

Il boss palermitano è sotto processo insieme all'ex deputato Giovanni Mercadante

19 dicembre 2008

"Sono un cristiano, quando Rotolo mi parlò del desiderio dei Lo Piccolo di far rientrare in Sicilia la famiglia Inzerillo, mi preoccupai delle possibili conseguenze della vicenda. Temevo una nuova guerra. Ricordavo ciò che era accaduto negli anni '80 e quanti lutti c'erano stati. Per questo cercai di fare da paciere, un pò come l'Onu".
Il medico Antonino Cinà, sotto processo insieme all'ex deputato di Forza Italia Giovanni Mercadante, con l'accusa di mafia [LEGGI], spiega, così, ai giudici della seconda sezione del tribunale il contenuto di alcune conversazioni, tra lui e il boss Nino Rotolo, intercettate dalle forze dell'ordine.

I discorsi fatti col capomafia sull'eventuale ritorno degli Inzerillo, esiliati dai corleonesi di Totò Riina dopo la guerra di mafia, - a dire dell'imputato - erano finalizzati solo ad evitare un nuovo bagno di sangue. Cinà, che ha già scontato una condanna per associazione mafiosa, ha anche ammesso di aver cercato di incontrare il boss Sandro Lo Piccolo, quando era latitante, per persuaderlo, però, a rinunciare ad appoggiare il ritorno degli Inzerillo.
Cinà ha aggiunto: "Più volte cercai di vedere Lo Piccolo, ma lui, all'ultimo minuto, faceva saltare l'appuntamento. Solo una volta la cosa stava per farsi: insieme a Gaspare Pulizzi stavamo per raggiungerlo a Terrasini, ma Pulizzi si accorse che eravamo seguiti e tornammo indietro".

Al pm che gli chiedeva se avesse mai partecipato a un progetto di omicidio nei confronti di Lo Piccolo, Cinà ha riposto: "No. Anche se pensavo che era meglio che morisse". Infine, l'imputato, che nel gergo utilizzato nei pizzini dal capomafia Bernardo Provenzano, era indicato col numero 164, ha ammesso di avere scritto al padrino di Corleone, ma "solo per discutere i suoi problemi di salute".
Nei dialoghi si parlava di estorsioni e della "messa a posto" delle vittime del racket. "La messa a posto? Solo un invito a "mettere la testa a posto".
Il boss si è avvalso della facoltà di non rispondere quando i pm gli hanno chiesto particolari sull'omicidio del capomafia Giovanni Bonanno, eliminato col metodo della lupara bianca. Per il delitto, Cinà è sotto processo in abbreviato. L'udienza è stata rinviata all'8 gennaio.  [La Siciliaweb.it]

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19 dicembre 2008

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