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Il "buco"

Condannato a 2 anni e 9 mesi l'ex sindaco di Catania, Umberto Scapagnini, per falso in bilancio

11 ottobre 2011

Il giudice monocratico del Tribunale di Catania, Alfredo Cavallaro, ha condannato a 2 anni e 9 mesi di reclusione, per falso in bilancio, l'ex sindaco di Catania e attuale parlamentare nazionale del Pdl Umberto Scapagnini.
La stessa pena è stata inflitta all'ex ragioniere Vincenzo Castorina
, agli ex assessori Francesco Caruso, Giuseppe Arena, Santo Li Gresti, Giuseppe Maimone, Giuseppe Siciliano e Gianni Vasta. Sono stati anche condannati, per lo stesso reato, alla pena di 2 anni e 3 mesi ciascuno, altri componenti di diverse giunte dei centrodestra dell'allora sindaco Scapagnini: gli ex assessori Filippo Drago, Stefania Gulino, Mimmo Rotella, Salvatore Santamaria, Nino Strano, Mario De Felice e Giuseppe Zappalà.
Gli imputati sono stati anche dichiarati interdetti dai pubblici uffici per una durata pari a quella della pena principale e condannati al pagamento delle spese processuali.

Scapagnini e le due giunte municipali di Catania da lui guidate "falsificarono" i bilanci comunali del 2004 e 2005 per "occultare il disavanzo" ed evitare così oltre al dissesto finanziario la decadenza e l'incompatibilità da amministratori. Un "buco" in bilancio colmato con il finanziamento di 140 milioni di euro deciso dal governo Berlusconi e prelevati dai fondi Fas.
Il processo si è celebrato davanti al giudice monocratico dopo la decisione del 30 marzo del 2010 di archiviazione del capo di imputazione più grave, quello di abuso d'ufficio.

La condanna inflitta è pesante per due motivi: prima di tutto perché i pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a due anni e 4 mesi per l'ex sindaco Umberto Scapagnini e due anni per tutti gli assessori: dunque, il tribunale è andato oltre; poi perché il processo già in fase di udienza preliminare aveva perso uno dei due reati che venivano contestati. Il giudice dell'udienza preliminare, il 30 marzo del 2010, aveva prosciolto tutti per dal capo di imputazione più grave, quello di abuso d'ufficio.
Il processo per il buco in bilancio al comune di Catania è durato due anni. Il procedimento prese avvio da osservazioni formulate a suo tempo dai revisori dei conti relativamente al bilancio consuntivo del 2003, sul quale ha mosso rilievi anche la Corte dei conti. Secondo i magistrati, la giunta Scapagnini nel formulare il bilancio del 2004 avrebbe previsto una copertura del disavanzo di 40 milioni di euro indicando vendite di immobili che non potevano avvenire. Stesso discorso e stesso disavanzo per il rendiconto 2005. Nell'inchiesta entrò anche "Catania Risorse" la società creata dal comune per vendere immobili e fare cassa. Beni risultati però inalienabili. Secondo, l'accusa, dunque, i bilanci erano stati truccati ad arte.

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica.it]

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11 ottobre 2011
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