Il 'caso Ruby' non è più un problema di Karima

Botta e risposta al vetriolo tra il pm milanese Annamaria Fiorillo e il ministro Roberto Maroni

12 novembre 2010

Mentre Karima El Mahroug, meglio conosciuta come 'Ruby Rubacuori', la marocchina minorenne fino a due settimane fa e innalzata agli onori delle cronache per essere stata aiutata benevolmente da Silvio Berlusconi, si fa fotografare a bordo di fiammanti Ferrari e sogna di ritornare in Sicilia per aprire una scuola di 'Danza del ventre', (LEGGI) la vicenda "politico-istituzionale", cominciata quando il "fattaccio" è venuto a galla, continua a riempire le pagine dei giornali e i servizi televisivi.
Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, martedì scorso in Aula al Senato, aveva "assolto" la polizia meneghina: "La Questura di Milano, la notte tra il 27 e 28 maggio scorso, non ha commesso irregolarità nelle procedure di registrazione e affidamento di Karima el Maroug, più conosciuta alle cronache come Ruby... (LEGGI)
Il pm del Tribunale dei minori di Milano, Annamaria Fiorillo, ha invece deciso di rivolgersi al Csm perché, a suo giudizio, "non corrisponde a quella che è la mia diretta e personale conoscenza del caso" quanto dichiarato sul caso Ruby dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in accordo con quanto dichiarato dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. Il magistrato la sera del 27 maggio scorso impartì agli agenti della Questura di Milano le direttive sull'affidamento della giovane marocchina, all'epoca minorenne.
Il magistrato ha poi precisato il perché dell'iniziativa: "Io non dico più niente e parlerò eventualmente dopo, quando il Csm sarà intervenuto. Ma penso che sia importante il rispetto delle istituzioni e della legalità, cose a cui ho dedicato la mia vita e in cui credo profondamente. Proprio per questo, quando vedo calpestate rispetto, legalità e giustizia parlo, perché altrimenti non potrei più guardarmi allo specchio".
Sull'iniziativa di Annamaria Fiorillo, il procuratore capo Bruti Liberati non commenta: "Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ho già dichiarato in questa vicenda".Dopo aver interrogato come testi tutti coloro che, il 27 maggio, si occuparono della giovane marocchina, il procuratore capo di Milano aveva chiuso la vicenda affermando che la fase conclusiva di identificazione, fotosegnalazione e affido della minore, quella notte, era stata eseguita in modo corretto. Dal Tribunale dei minori, però, pur non uscendo mai allo scoperto in prima persona, il pm Fiorillo faceva osservare di non aver mai dato, quella notte di maggio, il consenso ad affidare Ruby a Nicole Minetti che, per di più, le era stata 'presentata' come una delegata della presidenza del Consiglio.

Contro le parole del pm Fiorillo ci sarebbero però due documenti sul caso Ruby che confermano la versione riferita dal ministro Maroni, in accordo con quanto dichiarato dal procuratore capo Bruti Liberati. Due documenti, uno giudiziario e l'altro amministrativo, che il pm del Tribunale dei minori, Annamaria Fiorillo, troverà al Csm quando sarà chiamata a raccontare come sono andate le cose la famosa notte trascorsa da Karima el Mahrug in Questura.
La prima delle due carte, ha riportato Il Messaggero, è firmata da Giorgia Iafrate, il commissario capo che gestì la pratica dell'affido della ragazza marocchina a Nicole Minetti e di cui, in una relazione scritta, riferisce al suo capo di gabinetto, Pietro Ostuni. Lo stesso che ricevette la chiamata dal caposcorta di Berlusconi e poi la telefonata del premier il quale invitava ad affidare alla Minetti la "nipote di Mubarack". Non se ne fa comunque menzione nella relazione della Iafrate che invece documenta della decisione presa in accordo con il pm Fiorillo, la quale aveva disposto "che la fanciulla venisse affidata presso una comunità per minori in attesa delle successive determinazioni del caso". "Tale decisone non si rivelava di facile attuazione", si legge sul Messaggero riferendo delle parole della Iafrate, visto che non c'era disponibilità immediata da parte delle comunità. E quindi "non presentandosi valide alternative, anche al pm (che veniva ricontattato) non rimaneva altra alternativa che fosse quella di far passare la notte alla minore presso gli uffici della Questura... Tale prassi viene tuttavia evitata nel caso si trovi idonea persona che possa provvedere alle cure del minore nelle more del concreto intervento della pubblica autorità". La Iafrate introduce quindi nel racconto la presenza della Minetti che "dichiara di volersi impegnare personalmente per poter fare fronte alla situazione di emergenza". A questo punto la Iafrate richiama la Fiorello per avere il nullaosta e riferisce che "il pm mostrava qualche perplessità ma volendo trovare una soluzione nel breve termine acconsentiva che personale della Polizia di Stato attuasse la procedura alternativa a quella della permanenza in Questura solo se si fosse giunti all'identificazione della ragazza". Quello che seguì è ormai storia già nota.
Il secondo atto ufficiale è firmato dal Presidente del Tribunale dei Minori di Milano Anna Zappia, riporta Il Messaggero, ed è l'ordinanza con la quale il 30 giugno 2010 viene negato l'affidamento di Ruby alla figlia di Lele Mora e in cui si conferma l'affidamento alla Minetti non essendoci altre alternative "con l'avviso alla stessa di tenere la minore a disposizione del pm dei Minori e di vigilare sul suo comportamento". Impegno disatteso, ma è certo che l'affidamento aveva il nullaosta del pm Fiorillo.

Risentito dalle affermazioni di Anna Maria Fiorillo, il ministro Maroni ha deciso di denunciare il pm milanese. "Il ministro Roberto Maroni mi ha denunciato? Lo trovo divertente". All'Adnkronos il sostituto procuratore dei minori Fiorillo ha replicato così alla notizia che il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha deciso di denunciarla per diffamazione per le dichiarazioni rese nell'ambito del caso Ruby.
Il Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, che ieri si è riunito dopo aver ricevuto l'altro ieri la lettera del pm Fiorillo, ha intanto deliberato di trasmettere copia della stessa nota al Pg presso la Cassazione. Quest'ultimo infatti, come riferisce Palazzo dei Marescialli, ha già avviato il 2 novembre scorso accertamenti conoscitivi sulla vicenda riservandosi all'esito successive determinazioni con richiesta al Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Milano.
Negli uffici della procura di Milano porte chiuse e bocche cucite dopo la notizia che il Pg della Cassazione ha avviato un fascicolo conoscitivo sul caso Ruby. O, meglio, sull'ormai famosa notte di maggio trascorsa dall'allora minorenne marocchina in Questura a Milano dopo un fermo per furto. Qualcuno, nei corridoi del palazzo di Giustizia, arriva a dire che è dai tempi di Calvi che il Pg della Cassazione non assumeva un'iniziativa di questo tipo per un'inchiesta condotta a Milano.

E c'è chi suggerisce che, forse, il tema dell'affidamento della ragazza al consigliere regionale Nicole Minetti è stato 'chiuso' troppo in fretta, soprattutto dopo che dal Tribunale dei Minori molte voci parlavano della contrarietà del pm Annamaria Fiorillo a quell'affidamento. La data dell'avvio della procedura in Cassazione, in effetti, non è casuale: il 2 novembre. Quel giorno, dopo una lunga polemica via media tra Questura e pm dei minori sull'affido di Ruby, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati decideva di 'tagliare la testa al toro' e chiudere quello che in fondo sembrava un 'dettaglio' nell'intero caso Ruby e di dichiarare apertamente che "la fase conclusiva dell'identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore", la notte del 27 maggio "era stata operata correttamente". Una conclusione cui era giunto dopo che il procuratore aggiunto Ilda Boccassini aveva interrogato come testi, uno dietro l'altro Giorgia Iafrate, Pietro Ostuni e l'ex questore Vincenzo Indolfi. Non, però, il pm Annamaria Fiorillo, che dice e ripete di non aver mai dato alcun consenso ad un affido che riteneva profondamente sbagliato. Su quel fronte, era l'impressione del momento, alla procura di Milano era sufficiente la relazione inviata dal magistrato e dal capo della procura dei minori.
Ma quella che era sembrata una soluzione 'diplomatica' per risolvere un 'conflitto' che comunque, al momento dei fatti, era stato solo verbale, quindi difficile da risolvere ex post con assoluta certezza, deve essere sembrato forse troppo frettoloso, o lacunoso. Qualsiasi sia la ragione è proprio in quel momento che il Pg della Cassazione ha deciso di aprire, all'insaputa di tutti, un fascicolo per assumere informazioni sul caso. Un fascicolo che viene alla luce oggi dopo che il pm Fiorillo, sentito il ministro Maroni riferire al Parlamento, ha deciso di denunciare la sua verità e smentire la ricostruzione fatta dal ministro anche sulla base delle conclusioni di Bruti Liberati.

Sul "caso Ruby" è voluto intervenire anche Fabrizio Corona, l'agente dei fotografi dei vip ed ex socio di Lele Mora, che ha detto: "Ci sono le fotografie delle feste ad Arcore. Se io avessi continuato a lavorare...". In una pausa del processo milanese che lo vede accusato di una serie di episodi di estorsione e tentata estorsione nei confronti di personaggi del mondo dello sport e dell'imprenditoria, Corona ha parlato anche del caso che coinvolge il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sulle feste ad Arcore non nasconde che esistono foto, ma ha spiegato: "Non c'è nessun giornale che le avrebbe pubblicate e nessuna agenzia che le avrebbe proposte". Fotografie private invendibili dunque sul mercato.

La relazione integrale del pm Annamaria Fiorillo
Ecco il testo integrale della relazione che il pm dei minori di Milano, Annamaria Fiorillo, ha inviato mercoledì al Csm. La relazione, di cui l'ANSA è entrata in possesso, la scorsa settimana era stata anche consegnata al procuratore della Repubblica dei minorenni, Monica Frediani.

"In risposta alla sua richiesta di informazioni riguardo alla minore in oggetto, le comunico che, in veste di pubblico ministero presso questa Procura - si legge nel documento - sono intervenuta nella vicenda che riguarda la ragazza in due occasioni, essendo stata contattata dalle forze di Polizia per mezzo del telefono di servizio durante il turno di reperibilità esterna la prima volta il 27 maggio 2010 e la seconda volta il 18 agosto 2010, come risulta dalla documentazione che allego (1. annotazione Comm.to P.S. Monforte Vittoria 27.5.2010, 2. Relazione di Servizio dell'Ufficio Prevenzione Generale 28.5.2010,3. seguito di annotazione Comm.to P.S. Monforte Vittoria 28.5.2010,4. nota Polfer 18.8.2010)".

"A compendio del contenuto di tali atti, espongo quanto emerge dal mio ricordo. In data 27 maggio u.s. verso le ore 21.00 ricevevo una telefonata da personale del Comm.to P.S. Monforte Vittoria in merito ad un intervento richiesto da una donna (Pasquino Caterina) che affermava di aver riconosciuto nella minore in questione (da lei indicata col soprannome Ruby) l'autrice di un furto commesso ai suoi danni".


"Dagli accertamenti era emerso che la ragazza, poi generalizzata come in oggetto, aveva a carico una denuncia di scomparsa da una comunità di Messina. Nel corso di successive comunicazioni si delineava un quadro alquanto confuso circa le origini e le condizioni di vita della ragazza. Ricordo che mi venne detto che la stessa era 'la figlia di Mubarak' (Presidente d'Egitto) - la qual cosa mi parve poco credibile - e che aveva riferito di essere in Italia per motivi di studio, che si manteneva facendo la danzatrice del ventre e che a Milano era ospite di un'amica brasiliana abitante in Via Villoresi, dove peraltro venne accompagnata dagli operanti".

"Le mie disposizioni furono che la ragazza, essendo priva di documenti, fosse accompagnata in Questura per essere sottoposta ai rilievi dattiloscopici e quindi collocata in idonea struttura di accoglienza. Successivamente, in tarda serata, mi pare intorno alle ore 23.00, ricevevo una telefonata da parte di personale dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Milano".

"L'interlocutrice (si trattava di una donna) mi rappresentava la delicatezza della situazione e opponendomi tutta una serie di difficoltà in ordine al collocamento della minore in comunità, mi prospettava la possibilità di affidare la giovane a un 'Consigliere Ministeriale', persona che si era presentata spontaneamente in Questura dichiarandosi disponibile ad accoglierla in virtù di pregressa conoscenza".

"Tutto ciò suscitò in me notevoli perplessità che esternai con chiarezza all'interlocutrice, sottolineando in modo assertivo l'inopportunità di un affidamento a persona estranea alla famiglia senza l'intervento dei Servizi Sociali. In successive telefonate a diversi operanti rimarcai la necessità di acquisire i documenti comprovanti l'identità della ragazza (che la stessa nel frattempo aveva dichiarato di avere lasciato in Sicilia presso la residenza dei genitori) e, all'esito di tali accertamenti, di accompagnarla comunque presso una comunità protetta, eventualmente trattenendola durante la notte presso gli Uffici finchè una tale struttura non fosse stata reperita".

"Non ricordo di avere autorizzato l'affidamento della minore EL MAHROUK Karima a MINETTI Nicole. Il secondo intervento in data 18 agosto u.s. fu provocato da un accompagnamento da parte della Polfer Milano Centrale della minore, allontanatasi priva di documenti dalla Comunità di Genova Nervi ove nel frattempo era transitata. In questo caso, sempre a mezzo del telefono del turno, disponevo che, al termine degli accertamenti di rito, Karima venisse riportata nella medesima struttura".


[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it]

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12 novembre 2010

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