Il castello errante di Howl

Tra demoni di fuoco, streghe ciccione, maghi mutanti... un'emozione senza fine

14 settembre 2005






Noi vi segnaliamo...
IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL
di Hayao Miyazaki

Viaggio al centro dell'uomo, contro la guerra e in difesa dell'ambiente, in compagnia delle visioni di Miyazaki, maestro orientale del cinema d'animazione.
Il punto di partenza è un libro scritto dall'autrice inglese per ragazzi Diana Wynne Jones (pubblicato in Italia dalle edizioni Kappa). Il punto di arrivo l'equilibrio emotivo, o qualcosa che gli somiglia molto. In mezzo un castello che sembra uscito dai disegni di Escher, così architettonicamente improbabile com'è, una ragazzina che diventa vecchia a seconda degli stati d'animo, un mago incantato dai propri lati oscuri.
Sophie è una 18enne che lavora nella bottega di cappelli della madre. Howl è un mago bello, impossibile e cattivo che cerca cuori di ragazze da mangiare. Dal loro incontro nasce un'avventura piena di colpi di scena. Colpita dai sortilegi della nemica di Howl e fatta invecchiare di colpo, Sofia si fa accogliere dall'antico, strano castello semovente travestita da donna delle pulizie. Riuscirà a entrare anche nel cuore nero del mago e a salvare se stessa.
Tra demoni di fuoco, streghe extralarge, maghi mutanti, porte che si aprono su nuovi mondi, castelli volanti, Il castello errante di Howl è un'emozione senza fine.

Miyazaki dice di odiare il computer. Non sa neanche battere sulla tastiera, non usa email. Disegna, e basta. Anzi, prima del folgorante successo per ''La città incantata'' (Oscar 2003 ed ex aequo Orso d'oro), il suo piano era: immaginare storie, scriverle, farle disegnare ai giovani. Quei piani sono cambiati. Divoratore di racconti e romanzi per l'infanzia, Miyazaki continua a disegnare i suoi cartoni e, con ''Il castello errante di Howl'', fa anche un primo passo verso l'animazione in 3D, qui utilizzata soprattutto per i movimenti del castello.


Distribuzione Lucky Red
Durata 119'
Regia Hayao Miyazaki
Genere Animazione


La critica

"Continuando ad arruolare lungometraggi d'animazione, i festival si sono procurati un'ottima uscita di sicurezza. La Mostra di Croff & Muller, felicissima nel rianimare la calma piatta del Lido e nell'arricchire il cartellone delle più diverse mercanzie di celluloide, stava peraltro arrancando nel cruciale settore del concorso; ma, grazie al maestro del cartoon Hayao Miyazaki, è finalmente sbucato dal gruppo un degno aspirante al Leone d'oro. Con 'Il castello magico di Howl', infatti, il sessantatreenne regista di Tokyo, autore di classici come 'Lupin III: il castello di Cagliostro', 'Nausica della valle del vento', 'La principessa Mononoke' e 'La città incantata' (Orso d'oro a Berlino 2002 e Oscar 2003 come miglior film d'animazione), si conferma un genio della fiaba neo-umanistica e un accanito paladino del diritto all'utopia visionaria. Rielaborando per lo schermo il libro più noto dell'inglese Diana Wynne Jones 'Howl's Moving Castle', Miyazaki trova terreno fertile per il suo gusto dell'iperbole onirica e della metamorfosi psicosomatica e regala agli spettatori di ogni età due ore piene d'incantevole, ma mai facile o melensa fantasia. Senza dover impiantare la solita, odiosa e inutile querelle contro il modello disneyano-hollywoodiano, è chiaro che Miyazaki funziona da testa di ponte per la definitiva assunzione di tutta una cultura e una tecnica nell'empireo cinematografico fantasy."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

"Nel nuovo film animato di Miyazaki convivono tradizione e sorprese. Torna l'impagabile mix di fantasticheria, romanticismo e comicità: come si ripresenta lo straordinario lavoro sul colore, le luci e le ombre che rende quello del regista di Tokio un universo totalmente a parte. La sorpresa riguarda il disegno. Se i personaggi principali osservano i rigidi canoni tipologici giapponesi, nelle scenografie e nelle comparse Miyazaki rende invece un inaspettato omaggio al meglio della tradizione iconografica occidentale, da 'Little Nemo' alle tavole del fumetto belga di Hergé e del 'Professor Mortimer'."
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

"Immagini magnifiche, bello stile del disegno, gran fioccare di 'Arigatò' (grazie, in giapponese), la protagonista diciottenne trasformata in una vecchia. L'autore dice che il suo film è un tentativo di animazione per adulti: se gli adulti hanno tredici anni, il tentativo è riuscito."
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

"Affermazione chiave del capolavoro di Miyazaki, il genio dell'animazione contemporanea, premiato a Berlino e poi a Los Angeles con l'Oscar per il suo Spirited Away. È inutile vivere, se non c'è la bellezza, e se il cuore è stato venduto semplicemente per annientare il nemico. (...) Miyazaki costella le sue favole di esseri in bilico con la fantasia occidentale in un mix stupefacente di misterioso e sacro, di comico e tragico. Spettri giapponesi e figure in metamorfosi distillate dal pensiero scintoista s'incontrano con le figure nate dalla penna della scrittrice inglese Diana Wynne Jones, suo è il romanzo d'origine riscritto da Miyazaki. E l'ingegneria dell'immaginario nipponico spunta anche un personaggio da Mago di Oz, uno spaventapasseri dalla testa di zucca con la pipa e una sola gamba di legno, saltellanti per la campagna fiorita, piccola icona dell'impossibile, generoso viandante pronto a correre in aiuto della incanutita Sophie. Ogni volta che si spalanca la porta del castello vagabondo, il paesaggio muta. Siamo sempre da un'altra parte, dislocati, disorientati. È tutta una costellazione di soggetti e oggetti ai margini della storia, la «cornice» del quadro più che la scena madre, la frenesia dei più piccoli, che agiscono fuori dai riflettori, a dare impulso al cinema di Miyazaki."
Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto'

"L'inizio, anche esteticamente, ricorda il candore di Heidi e Candy Candy minacciato dall'ombra di immense aeronavi da combattimento alla Capitan Harlock.(...) Il film è un po' più difficile del precedente 'La città incantata', perchè meno narrativo e più onirico. Si aprono nella tela della vicenda, mondi su mondi e ogni invenzione ne porta un'altra in un carosello di infinite possibilità."
Dario Zonta, 'l'Unità'

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14 settembre 2005

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