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Il Colonnello Gheddafi dichiara la 'Jihad' contro la Svizzera

''Se la Svizzera fosse stato un nostro Paese confinante le avremmo dichiarato guerra''

26 febbraio 2010

Duro attacco del leader libico Muammar Gheddafi alla Svizzera. "Se la Svizzera fosse stato un nostro Paese confinante le avremmo dichiarato guerra", ha detto Gheddafi, stando a quanto riferisce l'agenzia di stampa ufficiale libica 'Jana'. Il leader libico, si legge, ha "dichiarato il jihad contro la Svizzera, accusandola di aver distrutto moschee e minareti". Secondo Gheddafi, "ribellarsi contro chi distrugge le moschee non è terrorismo, ma una forma di jihad".
Il riferimento è al bando alla costruzione di nuovi minareti in Svizzera, deciso dall'esito del referendum del 29 novembre che ha suscitato non poche polemiche nel mondo islamico. Il leader libico, rivolgendosi poi al Comando popolare islamico internazionale, da lui stesso presieduto, ne ha ammonito i membri, diffidandoli dal "trattare con la Svizzera o con coloro che raffigurano in modo orrendo le immagini del Profeta". In questo caso il riferimento è alle caricature di Maometto apparse sulla stampa.
"Se comprate le sue (della Svizzera, ndr.) merci e date il benvenuto ai suoi turisti, ai suoi aerei e alle sue navi o accogliete le sue ambasciate non siete musulmani", ha detto Gheddafi, esortando "tutti i musulmani a boicottare gli svizzeri". "Bisogna che i musulmani si mobilitino in tutti i Paesi del mondo islamico - ha concluso - per non far atterrare aerei svizzeri, per non far attraccare navi e per non far arrivare prodotti nelle loro terre".

Le parole di Gheddafi arrivano dopo le tensioni createsi per via della decisione di Berna di inserire 186 personalità di spicco libiche nella lista nera prevista da Schengen.
Sulle dichiarazioni del leader libico, un portavoce del ministero svizzero degli Affari esteri non ha voluto rilasciare commenti. Le relazioni tra Tripoli e Berna sono tesissime dopo l’arresto a luglio 2008 a Ginevra del figlio di Gheddafi, Hannibal, arrestato a Ginevra con l’accusa di aver maltrattato i suoi domestici. L'episodio ha scatenato una serie di ritorsioni a catena.
Intanto la Svizzera si è difesa giovedì dall’accusa di aver usato l’accordo di Schengen a fini politici, per risolvere la sua controversia con la Libia. "Noi siamo membri dello spazio Schengen e come ogni altro membro noi abbiamo il diritto di applicare queste disposizioni", ha detto il ministro della Giustizia svizzero Eveline Widemer-Schlumpf al termine di una riunione a Bruxelles con il ministro degli Interni dei Ventisette membri dell’Unione Europea. Widemer-Schlumpf si è in particolare difesa dalle accuse lanciate dal ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, il quale poco prima aveva detto ai giornalisti che non si può usare questo strumento di cooperazione internazionale "per risolvere controversie bilaterali come quella tra Berna e Tripoli".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, ANSA, Reuters.it]

- Libia contro Svizzera (Guidasicilia.it, 16/02/10)

- L'Italia media nello scontro tra Svizzera e Libia (Affaritaliani.it)

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26 febbraio 2010
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