Il commissario europeo per la Sicurezza, Franco Frattini, pensa di fermare il terrorismo censurando il Web

15 settembre 2007

In un'intervista alla Reuters alla vigilia dello scorso anniversario dell'11 settembre, il commissario europeo per la Sicurezza, Franco Frattini, aveva anticipato un pacchetto di proposte antiterrorismo da presentare agli stati membri dell'Unione europea all'inizio di novembre. Tra queste la proposta di bloccare le ricerche online di ''keyword pericolose'', come ''bomba", "genocidio'' o ''terrorismo'', per ostacolare attività eversive. ''Intendo portare avanti un esercizio di esplorazione con il settore privato su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo'', aveva detto Frattini.
La proposta del commissario europeo si era immediatamente attratta le critiche delle associazioni per le libertà digitali, nonché quella di Google, che per bocca di Peter Fleischer, global privacy counsel dell'azienda, ha bocciato in questi termini la proposta di Frattini: ''Ci opponiamo alla censura, e in ogni caso impedire la ricerca di alcune parole non è la soluzione al problema della sicurezza [...] Ci sono tante ragioni per le quali una persona potrebbe cercare su internet una parola come 'genocidio', ad esempio a scopo educativo''.
Secondo Fleischer, il problema è piuttosto impedire che alcune informazioni, come le istruzioni per costruire una bomba, vengano pubblicate, ''ma se una pagina esiste sul web - ha detto ancora Fleischer - Google deve essere in grado di trovarla''.

''Inaccettabili le parole di Frattini''. L'ALCEI passa all'attacco
[Punto Informatico, mercoledì 12 settembre 2007]

Con un comunicato diramato ieri sera la celeberrima Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva, ALCEI, ha mosso un attacco ad alzo zero contro la decisione del Commissario europeo Franco Frattini di lavorare su un progetto di censura selettiva online in chiave anti-terrorismo.
''Apprendiamo con sgomento, ma purtroppo senza stupore - scrive ALCEI - della proposta avanzata dal commissario europeo Franco Frattini di imporre una censura selettiva sulle parole utilizzate in rete. I do intend - dichiara Frattini all'agenzia Reuters il 10 settembre 2007 - to carry out a clear exploring exercise with the private sector... on how it is possible to use technology to prevent people from using or searching dangerous words like bomb, kill, genocide or terrorism''.
Secondo ALCEI ''la posizione espressa dal commissario Frattini è inaccettabile, gravissima e realmente liberticida. Pretesti come sull'internet si impara come fare le bombe sono bufale che risalgono agli albori della diffusione della rete e che insieme alle 'violazioni' di copyright e alla strumentalizzazione della tutela dei minori hanno costituito - come ALCEI denuncia continuamente da oltre dieci anni - la storica scusa per invocare censura e repressione''.

''E' chiaro e largamente dimostrato dai fatti - continua l'Associazione - che ogni genere di 'filtri' o divieti è inutile e inefficace nella repressione di attività criminali, mentre si trasforma inevitabilmente in uno strumento di censura e repressione dell'informazione, del dialogo e della libertà di espressione. Non è impedendo ai cittadini onesti di parlare di argomenti preoccupanti che si impedisce ai violenti, agli assassini e ai terroristi di continuare le loro perverse attività''.
Ma secondo ALCEI la posizione di Frattini non è isolata ed anzi ''si inserisce in un continuo e progressivo processo di compressione dei diritti individuali in nome di non meglio specificati principi etici''.
Tra gli esempi, ALCEI cita la decisione del ministero delle Comunicazioni di censurare il sito del cosiddetto orgoglio pedofilo, una misura ritenuta illegale dai giuristi e che secondo ALCEI rappresenta un ''gravissimo caso'' in quanto ''privo di fondamento legale e di un provvedimento formale''. Il sito, continua l'Associazione, presentava ''contenuti oggettivamente inaccettabili e culturalmente criminali'', contenuti che però ''si dovrebbero combattere con le armi della cultura e della critica, invece che con la repressione cieca e fanatica che serve solo a trasformare mostri in vittime''.

''Possiamo sperare - conclude ALCEI - che quelle incaute affermazioni trovino nell'Unione Europea, come nelle autorità italiane, qualche ostacolo di buon senso e di consapevolezza civile. Ma il solo fatto che si diffondano proposte di quella specie è un sintomo grave e preoccupante. Ancora una volta si dimostra quanto siano fondati gli avvertimenti che ALCEI diffonde da tredici anni e che si stanno ripetutamente verificando. La situazione che si è creata e aggravata nel corso del tempo - e che ora emerge all'attenzione del 'grande pubblico' - dimostra come l'Italia sia in un vero e proprio stato di emergenza per le libertà civili''.

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15 settembre 2007

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