Il ''complotto degli scettici''. L'allarme ambientale? Solo catastrofismo ed assurde esagerazioni!

26 settembre 2007

Quelli che non credono all'allarme ambiente
di Elena Dusi (Repubblica.it Ambiente, 22 settembre 2007)

L'hanno soprannominato il ''complotto degli scettici''. E a rendere il dibattito meno limpido hanno contribuito quei 10mila dollari offerti dalla ExxonMobil a climatologi ed economisti attraverso l'American Enterprise Institute, think tank vicino alla Casa Bianca. Era l'inizio di febbraio e l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) aveva appena pubblicato i suoi dati a Parigi. Non solo il clima del pianeta si sta riscaldando - concludeva il rapporto - ma la causa del cambiamento è ''molto probabilmente'' l'attività umana (leggi). L'American Enterprise Institute cercò di arruolare in fretta e furia scienziati ''contro'' per rinsaldare il fronte degli scettici e rintuzzare gli argomenti di quegli ''ambientalisti apocalittici'' (per usare le parole di Patrick Michaels dell'università della Virginia in un articolo sul Washington Post del 1989) che ''hanno creato la più popolare fra le nuove religioni dai tempi del marxismo''.

Oggi molti argomenti dei ''negazionisti'' si sono sciolti di fronte ai dati di termometri di terra e di mare. Ma se gli scettici sono arretrati, lo hanno fatto solo per arroccarsi su posizioni meglio difendibili. Richard Lindzen, climatologo del Massachusetts Institute of Technology, ieri ha usato un fuoco di fila di interrogativi per sfidare il Nobel italiano Carlo Rubbia, sostenitore del protocollo di Kyoto, alla conferenza di Venezia ''Il futuro della Scienza''. ''Chi ci dice che la colpa del riscaldamento globale sia dell'effetto serra? E chi ci dice che sia la Co2 ad aumentare le temperature? Non conosciamo il clima di un secolo fa. Come possiamo azzardare conclusioni tanto allarmanti?''.
Di fronte al Congresso americano, il repubblicano Dana Rohrabacher ha rincarato la dose: ''Chi dà all'uomo tanta tracotanza da indurlo a pensare che con il suo comportamento può causare al pianeta sconvolgimenti così profondi?''.

Le posizioni sono spaccate lungo le faglie dei continenti, con europei e giapponesi propensi a credere che l'uomo sia responsabile dei cambiamenti climatici, mentre americani e australiani sono più scettici. Un sondaggio citato da Newsweek il 13 agosto in un servizio intitolato ''I negazionisti: una macchina ben finanziata'', rivela che il 64% degli americani ritiene che fra gli scienziati ci siano ''forti dubbi'' sulla consistenza del cambiamento climatico. Solo un terzo crede invece nel legame fra riscaldamento delle temperature e attività umane. Percentuali esattamente capovolte si ritrovano in Giappone ed Europa.
E sempre a Venezia, ieri, un gruppo di 21 scienziati partecipanti al convegno ha firmato un appello a difesa dei dati dell'Ipcc, ''basati sul lavoro di una comunità scientifica interdisciplinare e sottoposto a processi di attenta revisione''. Lo stesso George Bush ha adottato una posizione più laica e una settimana fa il suo consigliere scientifico John Marburger ha ammesso che ''al 90% il riscaldamento è dovuto a cause umane''.

Per giovedì prossimo il presidente ha convocato a Washington una conferenza internazionale per dare nuovi limiti agli inquinanti. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha emanato una norma per ridurre dell'80% il Co2 entro il 2050, seguito dai colleghi di Minnesota e New Jersey. Il premier australiano John Howard è uscito dalle file degli scettici e ha promesso di impegnarsi per la riduzione dei gas serra. Se poi alla Casa Bianca l'anno prossimo dovesse cambiare bandiera, ai negazionisti non rimarrà più spazio per esporre i loro dubbi.

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26 settembre 2007

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