Il declino della pesca siciliana

Dal report annuale sulla pesca: ricavi in picchiata (-29%) e pescato a picco (-56%)

28 settembre 2010

Ricavi economici diminuiti del 29% dal 2000 al 2009. Una riduzione del pescato complessivo pari al 56% in otto anni. Flotta pescherecci con 1133 imbarcazioni in meno rispetto a dieci anni fa. E a fronte di questo lungo trend negativo, la duplice necessità di puntare forte su una politica integrata di filiera e sulla valorizzazione della piccola pesca artigianale, continuando a fare leva sui finanziamenti già attivati dall’amministrazione regionale attraverso il Fep (Fondo europeo per la pesca).
È la fotografia della difficile situazione e delle prospettive del comparto ittico in Sicilia, emersa ieri nell’articolato dibattito del Fish meeting, tavola rotonda che si è svolta nella sala convegni dell’hotel Excelsior Hilton, a Palermo. L’incontro è stato promosso dall’associazione Euro Services e finanziata dall’Assessorato regionale delle Risorse agricole e alimentari – Dipartimento regionale degli interventi per la pesca nell’ambito della campagna denominata "Pescato di Sicilia - Patrimonio d’amare".

Punto di partenza, i dati contenuti nel report annuale 2009 sulla pesca pubblicato recentemente proprio dalla Regione, che mette a fuoco i principali punti di sofferenza del settore e le linee guida per favorire una sempre più urgente inversione di tendenza.
Le cifre, tratte da questo documento e da altri studi di settore, indicano che i ricavi del comparto pesca siciliano sono scesi dal 445 milioni di dieci anni fa ai 315 del 2009 (-29%), che il prodotto ittico prelevato in mare raggiungeva le 99 mila tonnellate nel 2000 mentre nel 2008 si è fermato a 43 mila tonnellate circa (-56%) e che la flotta di pescherecci in Sicilia si è ridotta dalle 4.329 imbarcazioni del 2000 alle 3.196 del 2008 (-32,2%).
"La Regione siciliana in questi ultimi anni ha imboccato la strada giusta – ha detto Maria Galante, responsabile del servizio Gestione finanziamenti all’interno del Dipartimento regionale degli interventi per la pesca – e con i finanziamenti Fep abbiamo già messo in cantiere importanti misure a sostegno delle aziende e degli operatori della pesca. Bisogna continuare in questa direzione ed è da sottolineare come, in tal senso, la progettualità abbia riguardato non soltanto il settore primario e in particolare la piccola pesca, ma anche alcuni aspetti dell’indotto che meritano grande considerazione. Tra questi ittiturismo e pescaturismo, nel cui ambito abbiamo promosso il recupero di splendidi borghi marinari, con un impatto estremamente positivo sia sull’ambiente che sull’offerta turistica e, quindi, sul tessuto economico".
I risvolti occupazionali della crisi sono stati al centro della relazione di Gaetano Pensabene, segretario generale della Uila Pesca Sicilia. "Quanto a produttività del comparto pesca - ha detto Pensabene - l’Italia è l’unica realtà in perdita, in controtendenza rispetto al resto del mondo, Europa compresa. Il drastico ridimensionamento della flotta peschereccia e del pescato in Sicilia ha comportato la perdita di circa 10 mila posti di lavoro dal 2004 a oggi, e se entreranno in vigore i nuovi regolamenti comunitari è prevedibile che si perdano 5mila degli attuali 12mila addetti. La sfida va vinta affermando l’eccellenza del prodotto ittico siciliano, a cominciare dal pesce azzurro, e bisogna ripensare l’intera filiera ittica evitando la frammentazione e tutelando i lavoratori. Non è comprensibile che in Sicilia le aziende di trasformazione del pesce siano più di quelle produttrici. Bisogna agire presto e in modo coordinato, e per questo – ha concluso Pensabene – rinnoviamo con forza l’invito già rivolto al governo regionale ad istituire l’assessorato del mare".

Nel corso del meeting si è parlato anche dei molti significati del pesce azzurro nella dieta quotidiana, nella gastronomia e nella cultura popolare, visti attraverso la lente della storia, delle tradizioni e della scienza medica.
Tra i relatori, il giornalista e storico Gaetano Basile, che in un excursus etno-antropologico ha raccontato fatti e aneddoti legati al pesce azzurro, dalla misconosciuta origine persiana di questa denominazione alla genesi di alcune ricette tipiche, come le sardine allinguate e a beccafico, ideate come rivisitazione "povera" di pietanze ricorrenti nei menu degli aristocratici.
A illustrare gli effetti salutari che derivano dal consumo di pesce azzurro, tra cui la riduzione del rischio di patologie cardiovascolari e disfunzioni neurologiche, è stato Silvio Buscemi, ricercatore e docente di Nutrizione clinica presso la facoltà di Medicina dell’Università di Palermo.
Sono intervenuti anche lo chef Michele Pusateri, con una panoramica sui molti modi per preparare piatti gustosi a base di pesce azzurro, e Michelangelo Balistreri, titolare del Museo dell’acciuga ad Aspra, che delle alici ha ripercorso storie e leggende attraverso cunti e poesie.
"Con questo convegno - ha detto l’organizzatore Massimo Papa, di Euro Services – abbiamo voluto stimolare, attraverso lo scambio di idee tra esperti ed esponenti delle istituzioni, la nascita di iniziative utili per valorizzare e proteggere una grande risorsa della nostra regione, la pesca artigianale. In particolare, è molto importante diffondere un messaggio che contribuisca a indirizzare le famiglie sempre più verso il consumo del pesce azzurro, diffusissimo nei nostri mari, perché è gustoso quanto le specie ittiche solitamente ritenute più pregiate, fa bene alla salute e costa poco. La piccola pesca costiera va preservata anche perché, per i metodi selettivi che usa, non danneggia l’ecosistema marino". [€conomiaSicilia.com]

 

 

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28 settembre 2010

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