Il decreto "Salva Italia è legge"

La manovra del governo Monti è passata al Senato con 257 sì. "Iniziata la fase due del governo"

23 dicembre 2011

Il decreto "Salva Italia" è legge. L'Aula del Senato ha approvato la manovra economica, dopo che sul dl il governo aveva posto la fiducia. I voti favorevoli sono stati 257, quelli contrari 41, nessun astenuto. Il decreto è stato approvato senza modifiche rispetto a quello varato dalla Camera.
A favore hanno votato Pdl, Pd, Terzo polo, Coesione nazionale e Mpa. Contrari Idv, Lega nord, Svp e Uv. Lo scorso 17 novembre il governo Monti alla sua prima fiducia, ottenne 281 sì e 25 no 2. A favore votarono tutti i gruppi parlamentari tranne quello della Lega nord, composto appunto da 25 senatori.

Il Governo Monti ha ottenuto al Senato 24 voti di fiducia in meno rispetto al 17 novembre scorso. I senatori dell'Idv sono 12, quelli di Svp e Union Valdotaine 4. I senatori assenti sono stati 23 contro i 15 della votazione di novembre. Il coordinatore regionale del Pdl lombardo Mario Mantovani non ha votato nè il 17 novembre nè oggi.

Poco prima della fine delle operazioni di voto al Senato sulla manovra economica è risuonato per la chiama anche il nome del presidente del Consiglio Mario Monti. Il quale, come il senatore a vita, ha pronunciato il suo "sì" sotto i banchi della presidenza del Senato, alla manovra su cui il governo aveva posto la fiducia. "Mi pare di capire che il decreto legge è definitivamente approvato. Ne sono lieto", ha detto il premier, subito dopo il via libera del Senato alla manovra. E in merito all'attività futura del governo, Monti ha detto: "La fase due è già cominciata, era dentro la fase uno. Adesso verrà sviluppata a grande velocità", ha annunciato: "Resta da fare un lavoro enorme per liberare l'economia italiana dai freni, opera che il governo realizzerà in parte, con l'aiuto del Parlamento".
Le prossime mosse dell'esecutivo erano state in parte anticipate dallo stesso Monti durante il suo intervento in Aula: "Occorre passare a una fase organica di riforme di cui abbiamo già messo semi, come ad per esempio in tema liberalizzazioni", ha detto il presidente del Consiglio. "Voglio affermare che il governo lavorerà con attenzione su tutti i suggerimenti, anche provenienti da studi autorevoli", afferma il premier. Quindi, "liberalizzazioni, ma anche agevolazioni fiscali a famiglie e imprese".
Monti ha detto che il compito del governo è "prepare un'Italia migliore per i nostri figli e credere nelle loro capacità di renderla ancora migliore", e sottolineato l'importanza dei partiti per l'esecutivo tecnico: "L'appoggio che questo governo sta ricevendo è molto più grande di quello che i partiti lasciano credere o dichiarano", e si è quindi detto disponibile, accettando l'invito di Silvio Berlusconi, a consultazioni "anche in anticipo" sui provvedimenti del Governo.
Prioritario per Monti il ritorno alla crescita. Così il premier: "Per superare la crisi è essenziale la credibilità del sistema Paese ed è essenziale che la nostra economia torni a crescere. I sacrifici" chiesti sono significativi, ma molto inferiori a quelli che avremmo dovuto sopportare senza questa azione di risanamento. Ed è anche "Essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp e che tutti guardino con fiducia ai nostri titoli, le cui rendite sono oggi elevatissime. Occorre che abbiamo fiducia in noi stessi''.
In tema di lavoro, Monti ha sottolineato che il confronto con parti sociali è in agenda. "Per un tema che sarà chiave come quello del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, sarà necessario e possibile procedere con uno stile di rapporti con le parti sociali, diverso da quello avuto in questa prima fase. Rispetto a pensioni e fiscalità, infatti, questo è un tema che richiede per sua natura il dialogo con le parti sociali. Avremo una agenda strutturata di incontri", ha detto il presidente del Consiglio.

L'ex premier Silvio Berlusconi ha commentato il voto definendolo "il male minore", a cui il Pdl ha detto sì. Berlusconi ha anche aggiunto che "Il governo dovrà concordare tutte misure con maggioranza". E parlando del centrodestra in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha detto: "Sarebbe masochismo non arrivare ad una alleanza con la Lega dentro il centrodestra alle prossime elezioni".

Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato conversando con i giornalisti a palazzo Madama, ha detto: "Questa è una manovra che consente Di far andare l'italia a testa alta in europa, perchè dimostra quanto interesse, rigore e lealtà l'italia stia mettendo per raggiungere obiettivi indispensabili per aiutare se stessa e l'europa a superare la crisi". "Monti ha detto che in questa manovra è stato riequilibrato il carico ed è vero", ha proseguito Finocchiaro, "Peraltro io rivendico anche che l'operazione di riequilibrio, che ha portato all'introduzione di varie forme di tassazione delle rendite e dei patrimoni, è stata fatta anche grazie all'incalzare del Partito Democratico, con proposte avanzate già durante il governo Berlusconi e ovviamente mai ascoltate". "C'è davanti a noi - ha sottolineato ancora la presidente dei senatori del Pd - un grande cammino ancora da fare su due questioni cruciali, che sono quelle sulle quali abbiamo insistito nel confronto sulla manovra: il lavoro e la crescita. Su queste due questioni anche il presidente Monti si è impegnato e penso che avremo un confronto preliminare e poi un esame dei testi, che ci terrà occupati nei prossimi mesi. Si tratta di due questioni fondamentali per l'Italia, perchè il nostro paese si rimetta in piedi, attraversi la crisi e approdi a una situazione di serenità, sviluppo e tranquillità sociale".
Durante le operazioni di voto, il capogruppo dell'Italia dei valori Felice Belisario ha motivato così il "no" del suo partito. "L'Idv ha contrastato la manovra non per il gusto della popolarità ma perchè non da equilibrio sui concetti di equità, rigore e crescita. La manovra è squilibrata e depressiva, ci sono elementi di iniquità e si fa il solletico ai capitali scudati". Belisario ha concluso: "E' una manovra che non ci piace, non vediamo provvedimenti seri, non è più possibile girare intorno ai problemi, noi vogliamo che i sacrifici li facciano tutti".

Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega, affida il suo commento sulla giornata a una nota: "Noi senatori leghisti siamo orgogliosi della censura che ci è stata comminata, perché continuiamo a ritenere illegittimo questo governo e illegittima la maggioranza che lo sostiene e a considerare il tutto come un colpo di stato". "Tra l'altro - prosegue Calderoli - faccio notare che avevamo annunciato l'intenzione di ritirare quasi tutti i nostri emendamenti tranne dieci, ritiro che avrebbe favorito un'accelerazione dei lavori, invece con la solita arroganza hanno voluto chiedere la fiducia, non per velocizzare i lavori, quanto per coprire i sempre più palesi dissidi di una maggioranza che ormai scricchiola sempre di più".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Repubblica.it]

- IL TESTO DELLA MANOVRA

- Nella manovra il 90% delle misure sono tasse di R. Petrini (Repubblica.it)

 

 

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23 dicembre 2011

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