Il decretone contestato da tanti italiani, è stato approvato dal Senato

Il vice premier Fini: ''L'intesa raggiunta sul decretone è definitiva''

01 novembre 2003
Via libera del Senato al decretone sulla Finanziaria. L'aula ha approvato con 166 sì, 126 no e un astenuto, la questione di fiducia posta dal governo sul maxiemendamento che corregge una volta per tutte il "decretone" collegato alla manovra: un modo per neutralizzare i tanti emendamenti (molti dei quali presentati dalla stessa maggioranza) che avevano ritardato l'iter di approvazione della manovra. La fiducia, accolta dalle proteste dell’opposizione, criticata come metodo anche dal presidente del Senato, Marcello Pera, è stata difesa anche nella sostanza dal vice premier Gianfranco Fini per il quale l’intesa raggiunta sul decretone "è definitiva" e quindi terrà anche alla Camera. La Cdl ritiene infatti che il provvedimento non verrà modificato in Aula dai deputati, in modo da essere approvato definitivamente prima della scadenza che scatta il primo di dicembre.

La votazione si è svolta per appello nominale: ogni senatore ha dichiarato il proprio voto. La seduta è stata aperta dall'intervento del viceministro dell'Economia, Gianfranco Miccichè, che ha respinto le proteste dell'opposizione verso il ricorso alla fiducia e i contenuti del maxiemendamento. Il vice ministro ha auspicato che il centrosinistra "non remi contro il Paese che sta cercando di vincere una partita" e ha spiegato che la fiducia posta dal governo "non nasce per mettere d'accordo una maggioranza che l'accordo l'ha già trovato né per l'inverosimile volontà di evitare il dibattito parlamentare" ma soltanto per accelerare i tempi di approvazione.

Il maxi-emendamento del governo, scaturito da un vertice politico il 27 ottobre e presentato due giorni dopo in Senato, contiene solo due modifiche importanti. Più un’aggiunta del tutto nuova con l’estensione dei settori d’intervento delle fondazioni bancarie da tre a cinque, frutto del compromesso tra Tremonti e Udc. Quanto al decreto la prima modifica riguarda il condono edilizio con il divieto della sanatoria nelle aree del demanio marittimo e un nuovo limite sanabile di 3 mila metri cubi per edificio, che si associa al vecchio tetto dei 750 metri cubi per unità abitativa.
E’ questa la soluzione escogitata per superare un emendamento "restrittivo" proposto da An e approvato coi voti dell’opposizione dalla Commissione Bilancio, sul quale il governo non era d’accordo.

La seconda novità riguarda la Cassa Depositi e Prestiti. Dopo la trasformazione in spa verrà sottoposta alla vigilanza di Bankitalia, ma solo come intermediario finanziario non bancario.
Passa in pieno, dunque, la linea difesa con le unghie dal ministro dell’Economia dagli assalti di An e Udc. Ad An e Udc, in compenso, l’Economia concede la richiesta voce in capitolo sulle nomine, che saranno decise dal Consiglio dei Ministri. La linea Tremonti prevale, rispetto all’Udc, anche sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali: resta la data del 2006, ma anche la possibilità chiesta dalla Lega, di posticiparle, anche se solo con l’ok preventivo della Ue. Per il resto, tutto rimane più o meno tale e quale.

Non è passata, per esempio, l’abolizione del silenzio-assenso della Sovrintendenza sulla vendita degli immobili di pregio, ottenuta con un blitz in commissione da Alleanza Nazionale. Confermate le altre modifiche che il governo aveva già avanzato in Commissione. Saranno così cartolarizzati circa 4.500 alloggi della Difesa, che in compenso avrà dall’Economia 20 milioni l’anno per gli affitti. Gli immobili del demanio interessanti per il turismo potranno essere ceduti a Sviluppo Italia, mentre sarà costituito un fondo da 75 milioni per il rischio sismico. Altri 50 milioni, dal gettito del condono edilizio, saranno destinati all’abbattimento degli immobili non sanabili.

Il governo ha inoltre proposto di concedere ai Comuni il 50% del conguaglio sulle oblazioni del condono, e l’obbligo per le aziende che forniscono servizi di fornire i dati sugli allacciamenti, per agevolare le verifiche, agli stessi Comuni. Tra le altre modifiche proposte dal governo, il nuovo termine al 16 marzo per il concordato preventivo (era stato spostato al 31 maggio in Commissione) e le nuove norme sulle pensioni per i lavoratori dell’amianto, anche se Cgil, Cisl e Uil le contestano più di quelle originarie. Torna infine la stretta sui videopoker. 

Rev. dal Corriere.it

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01 novembre 2003

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