Il disastro di Fukushima e la coscienza della gente

Mentre in Giappone non si sa quando finirà la crisi nucleare, in Sicilia si rafforza la contrarietà contro l'atomo

28 marzo 2011

"E' difficile dire quando potrà concludersi la crisi nucleare in Giappone". Queste le parole del portavoce del governo nipponico, Yulio Edano, citato da Kyodo News. "La situazione nell'impianto nucleare non sta peggiorando, ma resta lavoro da fare" ha poi aggiunto il portavoce del governo.
In una nota di Greenpeace si legge che "un nuovo studio commissionato da Greenpeace Germania al Dr. Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare, rivela che l'incidente alla centrale giapponese di Fukushima ha già rilasciato un tale livello di radioattività da essere classificato di livello 7". "Sette - si spiega - è il livello massimo di gravità per gli incidenti nucleari, raggiunto in precedenza solo durante l'incidente a Cernobyl del 1986".
Greenpeace ha inviato in Giappone un gruppo di esperti che inizieranno a monitorare i livelli di contaminazione radioattiva intorno alla zona di evacuazione per valutare la reale portata di rischio per la popolazione locale. "Mentre a Cernobyl l'incidente aveva coinvolto un solo reattore, a Fukushima si è avuto rilascio di radioattività da quattro reattori - precisa Greenpeace - Sommando i rilasci di radiazione da tutti i reattori dell'impianto di Fukushima-daiichi, è ovvio che si è raggiunto il livello 7 nella scala INES".
Intanto ieri a Fukushima è scattato un nuovo allarme per la radioattività dell'acqua, 10 milioni di volte superiore ai livelli normali. La radioattività dell’acqua al reattore n.2
della centrale di Fukushima è infatti estremamente elevata ed è pari a 10 milioni di volte i livelli normali. "Il livello di iodio-131 presente nel reattore n.2 è estremamente alto - spiegano dall'Agenzia per la sicurezza nucleare di Vienna -. L’Agenzia sospetta che la radioattività dell’acqua possa essere legata in qualche modo direttamente a un problema del nocciolo del reattore, visto il livello toccato di 1.000 millisievert/ora". La notizia della radioattività dell'acqua è stata confermata dalla compagnia che gestisce l'impianto, la Tepco, spiegando che vi è dell'acqua radioattiva nei sotterranei dell'edificio della turbina collegata al reattore numero 2. Gli alti livelli radioattivi, afferma la Tepco, potrebbero originare dal nucleo del reattore, che potrebbe essere stato danneggiato dalle conseguenze del sisma e lo tsunami dell'11 marzo, riferisce l'emittente pubblica Nhk. Acqua contaminata si trova vicino a quattro dei sei reattori dell'impianto...

La Sicilia contraria al nucleare da prima del disastro giapponese - I cittadini siciliani si dichiarano oggi decisamente contrari ad un ritorno dell’Italia all’energia nucleare. È quanto emerge da una indagine realizzata, a 15 giorni dalla tragedia in Giappone, dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis su un campione di oltre mille intervistati, rappresentativo della popolazione residente nell’Isola. La caduta di consensi sull’opzione nucleare inizia nella nostra regione poco più di un anno fa, all’indomani del decreto del Governo che disciplinava la localizzazione dei nuovi impianti: si passa infatti dal 51% di favorevoli del 2008 al 36% del febbraio 2010. Sino al 14% di oggi: il disastro di Fukushima ed il suo impatto emotivo hanno incrementato ulteriormente la contrarietà ed i dubbi dei siciliani.
Quindi, la Sicilia, con una percentuale del 70%, si rivela la regione con il maggior tasso di contrarietà dei cittadini all'eventuale collocazione di una centrale nucleare nel proprio territorio.
"Mentre il Nord Ovest del Paese evidenza tuttora un'ostilità più contenuta, lo scetticismo dei cittadini – afferma il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Ventocresce al Centro e al Sud. La Sicilia si rivela la regione italiana con il maggior tasso di contrarietà ad un ritorno al nucleare. Molteplici sono le ragioni evidenziate da quanti si dichiarano contrari all’energia atomica: la percezione di insicurezza degli impianti, la chiara preferenza per le fonti rinnovabili, ma anche e soprattutto, in Sicilia, i timori legati al rischio di eventi sismici in un territorio - conclude Pietro Vento – decisamente molto fragile sul piano geologico".
Ad un quarto di secolo da Chernobyl, il nucleare torna dunque a far paura. Il dato generale di contrarietà dell’80%, rilevato dall’Istituto Demopolis, si accentua e cresce all’88% nell’ipotesi di una eventuale localizzazione dell’impianto nella regione. Solo 3 siciliani su 100 accetterebbero oggi che venisse realizzata una centrale nucleare nella provincia in cui vivono.



[L’indagine è stata condotta dal 21 al 24 marzo 2011 dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis su un campione di 1.006 intervistati, rappresentativo dell’universo della popolazione siciliana maggiorenne. Direzione e coordinamento della ricerca di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco Tabacchi. Approfondimenti e nota metodologica su: www.demopolis.it]

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28 marzo 2011

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