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Il duro piano Tremonti

Tra le misure anti-crisi il "diritto di licenziare" e interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato

11 agosto 2011

AGGIORNAMENTO
Stamane, a snocciolarle davanti alle commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio di Senato e Camera, le strategie anti-crisi è stato Giulio Tremonti.
"La crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica". Ricette? Eccole. A partire dall'articolo 81 della Costituzione (che disciplina le regole del bilancio dello Stato ndr): "Non costituisce un caso di successo e va cambiato anche perché c'è un vincolo europeo. Ora abbiamo il terzo quarto debito pubblico nel mondo - dice il ministro Giulio Tremonti davanti alla commissioni - La situazione del debito pubblico Italiano è oggettivamente straordinaria". Per questo, continua Tremonti l'introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è "necessaria". Una scelta che segna "la fine di un'epoca nella quale l'Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva". Oggi viviamo in un' epoca, continua il ministro, "che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli". Un lavoro che necessita "di uno spirito costituente" e un "disarmo unilaterale".  Partendo dalla proposta di riforma dell'articolo 81 dell'ex parlamentare del Pd Nicola Rossi.
Il ministro, poi, torna a legare l'accelerazione della crisi al brusco cambiamento delle mosse del governo. Passato dal voto della Camera sul decreto che poneva il pareggio di bilancio al 2014 - a metà luglio - alla necessità di correre ai ripari in tempi brevissimi: "Da allora l'intensificazione verticale della crisi, l'anticipo del pareggio di bilancio (dal 2014 al 2013) e le richieste delle parti sociali hanno modificato il corso delle nostre attività". Per questo "dobbiamo fare una manovra molto forte sul 2012 e 2013".
Sul lato della crescita, continua il ministro, serve "la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali". Inoltre il governo ipotizza di "accorpare sulle domeniche le festività" e si dice disponbile ad un intervento sulle rendite. Ovvero più tasse sui titoli: "Fermi i titoli di Stato, prevediamo una riduzione della tassazione della raccolta postale che è al 27%, mentre tutti i titoli finanziari verrebbero tassati dal 12,5% al 20%". Tra le ipotesi allo studio figurano interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato (che, nella maggioranza, la Lega osteggia anche se Bossi ipotizza "un compromesso").
Per il mercato del lavoro l'ipotesi da mettere in campo è "una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido" ma anche "il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici", una sorta di "diritto di licenziare. D'altro lato bisigna evitare l'abuso dei contratti a tempo determinato" annuncia Tremonti. Che rivela come tra i suggerimenti all'Italia formulati dalla Bce ci sia  anche la riduzione degli stipendi nel pubblico impiego. Solo un accenno al taglio dei costi della politica: "Dobbiamo intervenire perchè ci sono eccessi".

Umberto Bossi ha definito "troppo fumoso" l'intervento del ministro dell'Economia. Per il numero uno della Lega sulle pensioni può essere trovato, comunque, un compromesso. Il timore del Senatùr comunque è che la lettera della Bce con i suggerimenti al governo italiano equivalga a un tentativo di far saltare l'secutivo. Quanto al vertice col premier di mercoledì a Palazzo Grazioli, Bossi non ha usato mezzi termini. "Abbiamo parlato di rotture di coglioni", ha risposto il Senatùr a chi lo interpellava sull'esito del faccia a faccia con il premier.
L'audizione di Tremonti ha sollevato in Pier Luigi Bersani numerose perplessità. Il numero uno del Pd è convinto che "per dare una risposta all'emergenza economica bisognerebbe cambiare governo". "Abbiamo bisogno assolutamente di un fondo di salvataggio dei Paesi fatto dalla politica", ha spiegato il segretario dei democratici. "Noi siamo uno dei più grandi Paesi del mondo, la settima potenza economia, e prendere dalla Bce anche le ricette oltre ai vincoli a me non sta bene. È tempo di agire siamo già in ritardo".
Il leader Udc Pier Ferdinando Casini accusa Tremonti di essere stato poco dettaglaito nel suo intervento. "Spero che abbia le idee così chiare che non ce l'abbia voluto dire. Avevo capito di più dalla lettura giornali che da quello che ho sentito oggi", ha detto il numero uno dei centristi rendendo la parola in commissione. Infuocato l'intervento del leader Idv Antonio Di Pietro. "Ritengo che cambiare governo sia una precondizione per stare meglio. Qualcuno non è d'accordo, ma prima si cambia il Parlamento meglio è per questo Paese".
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Un Consiglio dei ministri straordinario per approvare il 18 agosto un decreto legge sulla crisi. E la ristrutturazione della manovra. E' quanto il governo ha annunciato ieri durante il tavolo con le parti sociali a Palazzo Chigi.
Presenti all'incontro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Insieme a quasi tutti i componenti dell'esecutivo, tra cui il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, quello dello Sviluppo economico Paolo Romani, il ministro della Sempificazione Roberto Calderoli. Per i sindacati c'erano i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Folta anche la rappresentanza delle imprese, a partire dal leader di Confindustria Emma Marcegaglia.
Dopo l’incontro, il premier ha convocato un vertice di maggioranza a palazzo Grazioli per definire tempi e modi degli interventi annunciati.
"Sono intervenuti fatti che costringono a riflettere insieme. Io confermo tutti gli impegni assunti, e garantisco che faremo tutto presto e bene, in maniera inequivoca". Con queste parole il premier Silvio Berlusconi ha introdotto l'incontro. Il presidente del Consiglio ha ribadito alle parti sociali le intenzioni del governo sul pareggio di bilancio. Ovvero anticiparlo al 2013, con impegno a riformare la Costituzione per inserire l'equilibrio dei conti nella Carta. "Abbiamo assunto impegni gravosi: l'anticipo al 2013 del pareggio di bilancio", ha affermato. "Abbiamo constatato che c'era attesa per un provvedimento del governo. Io e il ministro Tremonti - ha aggiunto - ci siamo impegnati a convocare un probabile consiglio dei ministri entro il 18 agosto e forse ad anticipare quella data".

"Sappiamo che servono scelte rapide e coerenti. Stiamo valutando tutte le possibilità e tutte le ipotesi", ha aggiunto il sottosegretario Gianni Letta al tavolo di Palazzo Chigi. "In questi cinque giorni tutto è cambiato, tutto è precipitato - ha continuato facendo eco al premier - La realtà è in rapida evoluzione al punto che è diversa dall'avvio di questo tavolo".
Intanto "nei prossimi giorni" partiranno tavoli tematici con sindacati e imprese, ha annunciato Letta. Il primo tavolo sarà sul mercato del lavoro e sarà presieduto dai ministri Sacconi e Renato Brunetta. Il secondo, sulle infrastrutture, sarà guidato dai ministri Altero Matteoli e Romani. Sarà aperto anche un tavolo tematico su liberalizzazioni, privatizzazioni e servizi pubblici. Resterà comunque aperto il tavolo sulla crisi, quello con le parti sociali, avrebbe proseguito Letta. Il quale avrebbe anche profilato la possibilità di un terzo tavolo sulla modernizzazione delle relazioni sindacali nella pubblica amministrazione.
"Occorre ristrutturare la manovra". E' in sintesi quanto avrebbe detto dal canto suo il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

Ma "se la manovra colpirà i soliti noti ci mobiliteremo per cambiarla" ha chiaramente detto la Cgil che non esclude lo sciopero generale. "L'incontro non è all'altezza dei problemi che abbiamo e della trasparenza che sarebbe necessaria - ha sottolineato la leader Susanna Camusso - Ci aspettavamo che il governo ci dicesse cosa intende fare. La volta scorsa ci avete consegnato il libretto delle cose fatte, questa volta ci aspettavamo la lettera della Bce per sapere in che campo giochiamo". "No a interventi sulle pensioni, sui redditi del lavoro dipendente, su sanità e su assistenza. Bisogna chiedere di più a chi non ha dato con una tassazione significativa sui grandi patrimoni, sull'evasione e sui costi della politica", è la proposta della leader della Cgil.
L'ipotesi dello sciopero generale viene scartata dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ("Non serve a calmare i mercati") che sottolinea: "Bisogna fare presto. La gente vuole equità al di là del linguaggio criptico della politica. Serve ripulire l'impianto amministrativo, fare una riforma fiscale e le liberalizzazioni".
Secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti "in queste ore molti sentono di essere sull'orlo di un precipizio e in questi periodi si possono fare cose che in periodi normali non sono mai state fatte. Il governo dunque sciolga alcuni nodi e lo faccia dando un segno chiaro sui tagli dei costi della politica", indicando le priorità da affrontare per una manovra "rigorosa ma equa e giusta".
Le parti sociali hanno poi chiesto, con una posizione comune frutto dell’accordo raggiunto nel pre vertice, di lasciare ad un accordo tra imprese e sindacati la riforma del mercato del lavoro, evitando un intervento per legge.

Di fronte sociale "unito e compatto" aveva parlato prima che iniziasse l’incontro col governo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Durante la riunione il presidente di Confindustria ha riaffermato che "sul tema del lavoro qualsiasi cosa si decide di fare deve restare nella disponibilità delle parti sociali che hanno dimostrato di aver fatto passi importanti e sono pronte a farne altri". E a incontro concluso, parlando a nome di tutte le parti sociali: "Tutti noi abbiamo sottolineato la necessità dell'urgenza perché il Paese ha bisogno di risposte, ma il governo non ci ha anticipato nel dettaglio i contenuti del decreto che il governo varerà entro il 18 agosto". Marcegaglia ha inoltre sottolineato che "sui principi siamo tutti d'accordo: la manovra deve avere rigore ed equità". Secondo il numero uno degli industriali, bisogna "tagliare i costi della politica, combattere l'evasione fiscale e accompagnare il rigore con provvedimenti a sostegno della crescita". Per Confindustria bisogna rafforzare la lotta contro l'evasione fiscale perché, ha detto ancora Marcegaglia, "credo sia giusto che in questo momento di emergenza per il Paese chi ha di più possa dare un po' di più". "Il governo ci ha comunicato - ha detto ancora Marcegaglia - che il 16 o 18 agosto o comunque nei prossimi giorni il governo varerà un provvedimento d'urgenza". Senza entrare nel merito dei contenuti, ha proseguito la leader di Confindustria, l'esecutivo "ci ha detto che i provvedimenti hanno l'obiettivo di portare il rapporto deficit-pil all'1,5-1,7% nel 2012 per arrivare nel 2013 al pareggio di bilancio", informazione resa nota dal ministro Tremonti. "Tutti abbiamo sottolineato - ha detto ancora Marcegaglia - che accanto al rigore sono necessari una serie di provvedimenti che aiutano, sostengono e stimolano la crescita".

Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani ha parlato di incontro "totalmente deludente". "Spero - ha affermato - che domani non vada come oggi, perché allora la situazione diventa veramente seria. Noi siamo pronti con le nostre proposte, ne diremo alcune domani, ma davvero ci aspettiamo che Tremonti dica precisamente a carico di chi intende trovare 20 miliardi già dall'anno prossimo".
Oggi, infatti, tocca a Tremonti. Il ministro in mattinata prenderà la parola davanti alle commissioni parlamentari per illustrare la strategia anti-crisi del governo, dopo i dettagli sulle misure urgenti che ieri non sono emersi.
Al momento, ad esempio, non c'è nessuna indicazione certa nel merito dei contenuti del provvedimento, ma difficilmente si riusciranno a recuperare le risorse necessarie soltanto con l'accelerazione di alcune norme previste dalla manovra varata a luglio. Le ipotesi che si rincorrono sono tante. A partire da un'eurotassa. Le più contestate sia dai sindacati che da alcune parti della stessa maggioranza sono l'eventuale nuova stretta sulle pensioni e l'introduzione della tassa patrimoniale. Si parla poi dell'aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie con l'esclusione dei titoli di stato.

Ad ascoltare Giulio Tremonti, d'altronde, ci saranno tutti i big dell'opposizione e della maggioranza. E da Bersani sono arrivati i primi messaggi al ministro: "A un governo non deve tremare il polso. Poi noi faremo nostra parte, ma il governo deve decidere. Ieri il governo non ha detto nulla alle parti sociali, come aveva fatto prima in Parlamento. Spero che oggi Tremonti venga con qualche definizione in più. Per noi chi ha di più deve dare di più". Bersani legge così la genesi della tempesta economica che sta colpendo l'Italia: "Non posso non notare che noi non dovremmo essere in questa situazione: non c'era ragione che l'Italia finisse in questa situazione anche perchè tre anni fa, quando e iniziata crisi, il debito era in calo, la spesa sotto controllo e l'avanzo primario sopra il 3%: con maggiore controllo della spesa ritengo che noi non saremmo stati nel cuore della bufera. Se andiamo a vedere l'attacco alle borse, noi siamo 'sul fronte', siamo al pari della Spagna e forse l'abbiamo superata". Nonostante questo, per Bersani, che rilancia la lotta all'evasione fiscale, "con una cura equa noi possiamo metterci in zona di sicurezza ma a furia di non far nulla si è creato l'allarme". Chiaro anche l'atteggiamento verso il governo: "Se dobbiamo discutere di cose e proposte sì, se dobbiamo fare dei balletti comunicativi, questo non è il mio mestiere".

La situazione, insomma, è seria al punto che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è rientrato in anticipo dalle vacanze a Stromboli.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Il Fatto Quotidiano, Repubblica.it, Corriere.it]

 

 

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11 agosto 2011
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