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Il fantastico regno della Malvasia. Nel cuore delle isole Eolie, c'è un vino prezioso come un tesoro

La Malvasia, una Doc dal 1973

06 ottobre 2005

Nel cuore verde delle Eolie, a Salina, nella valle tra i due antichi vulcani spenti Monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri, c'è il regno della Malvasia. Il vino, introdotto da colonizzatori greci nel 588 a.C., è considerato il prodotto principe dell'agricoltura eoliana e alle vecchie aziende si affiancano sempre nuovi produttori, venuti dal ''continente'' a cimentarsi con questa Doc, riconosciuta già nel 1973.
Uno degli ''immigrati'' in Sicilia grazie alla passione per l'enologia è il bresciano Carlo Hauner, oggi tra i maggiori produttori di malvasia dell'isola. ''Mi sono trasferito qui - racconta Hauner - negli anni Settanta e da allora ho cominciato a produrre la Malvasia con le tecniche tradizionali''. Hauner, come la maggior parte dei produttori, fa due tipi di Malvasia: la vendemmia tardiva e il passito. Nei dodici ettari coltivati, Hauner produce 50 mila bottiglie all'anno. ''Altre 50 mila sono di rossi e bianchi - continua Hauner - e abbiamo intenzione di coltivare anche a Vulcano, dove abbiamo altri 8 ettari di terreno. L'obiettivo e' arrivare a 70 mila bottiglie''. Un altro Hauner, Giona, ha continuato la tradizione di famiglia con una particolare attenzione a un pubblico selezionato. ''Ho acquistato i migliori terreni del'isola - racconta - e nel 2002 ho cominciato questa nuova avventura. In tutto l'azienda ha a disposizione tre ettari e a pieno regime saremo in grado di produrre 6000 bottiglie''.

Nel 1992 è invece iniziata la storia dell'azienda di Antonino Caravaglio. Dodici ettari coltivati a Malvasia di Lipari e Corinto nero, per una produzione di circa 20 mila bottiglie di liquore all'anno. ''Compriamo anche uve da altre piccole aziende - dice Caravaglio - che coltivano piccoli appezzamenti di terreno con grande qualità''. Caravaglio è anche il presidente del consorzio Malvasia delle Lipari, di cui fanno parte 15 aziende. ''In tutto - dice Caravaglio - possiamo produrre circa 120 mila bottiglie di Malvasia che esportiamo in Inghilterra, Usa e Giappone''.
Ancora più artigianale il ''nettare degli dei'', così chiamò la malvasia Diodoro Siculo nel IV secolo a.C., di Salvatore D'Amico. ''La nostra azienda - spiega D'Amico - opera da tre generazioni e comprende una superficie di 13 ettari, di cui tre già vitati''. La Doc di D'Amico è prodotta con l'aggiunta del 5% di Corinto nero e una parte delle 3000 bottiglie annuali è sulle tavole dei reali del Belgio.
Giovanissima la Malvasia di Daniela Virgona, in commercio dal 2003. ''Quest'anno - dice Virgona - abbiamo prodotto circa 8 mila bottiglie, su tre ettari di terreno, con un incremento del 50% rispetto all'ultima vendemmia e speriamo di aumentare la superficie vitata del 40% nei prossimi anni''. Oltre al passito, Virgona produce anche la grappa, ottenuta dalla distillazione delle vinacce di Malvasia.
E' vecchia di 200 anni la storia dell'azienda Fenech, adesso diretta dal discendente della famiglia Francesco, capace di incrementare la produzione di Malvasia in tra anni da tremila a 15 mila bottiglie che ''vendiamo - dice Francesco Fenech - anche in Francia, Giappone e Regno Unito. Il nostro vino è molto particolare, essendo prodotto con le uve di Capofaro ed è tuttora prodotto con le antiche tecniche tradizionali''.

La Malvasia, come tutti i vini dolci siciliani, è in piena crescita ed è in procinto di ricevere la Docg. Questa stagione sarà archiviata con un aumento di prodotto del 20% rispetto ai 400 ettolitri del 2004, e di tre volte se guardiamo i dati di cinque anni fa. Con l'incremento del terreno vitato e le nuove tecnologie il fatturato potrebbe quindi crescere da 1,2 a 1,5 milioni di euro. Anche l'export rispetta il trend positivo soprattutto in Inghilterra, Giappone, nord Europa e Stati Uniti.

Fonte: Ansa Agroalimentare Sicilia

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06 ottobre 2005
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