Il giardino di limoni

Un film non fa miracoli, ma se arriva al cuore e alla comprensione di tutti forse non è inutile

29 dicembre 2008


Noi vi consigliamo...
IL GIARDINO DI LIMONI
di Eran Riklis


Salma, una vedova palestinese che vive in un villaggio della Cisgiordania, scopre che il suo nuovo vicino di casa è il Ministro della Difesa israeliano. Quando, per ragioni di sicurezza, le viene intimato di abbattere quel giardino di limoni che rappresenta il suo unico sostentamento e le sue stesse radici, la donna non si dà per vinta e porta la causa in tribunale. L'amicizia inaspettata della moglie del ministro, mossa dalla solidarietà femminile, e l'amore del suo giovane avvocato riescono a sostenerla in una sfida che a tutti sembra impossibile...

Anno 2008 
Tit. Orig. Lemon Tree 
Nazione Francia / Germania / Israele
Produzione Eran Riklis Productions, HeimatFilm, Mact Productions, Riva Filmproduction, Arte France Cinema, ZDF-Arte, Citrus Film Investors, United King Films, Metro Communications, Canal+ 
Distribuzione Teodora Film 
Durata 106'
Sceneggiatura Eran Riklis, Suha Arraf  
Regia Eran Riklis
Con Hiam Abbass, Ali Suliman Rona Lipaz-Michael, Doron Tavory, Tarik Copty, Amos Lavie
Genere Drammatico


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica

"La pellicola rende con efficacia il pesante clima psicologico di sospetto reciproco e di paura continua per possibili attentati. Alla fine è un'altra donna, la moglie del ministro, l'unico personaggio che si interessa seriamente del dramma della vicina cercando di superare il confine storico-politico oltre che fisico."
Gherardo Ugolini, 'L'Unità'



"Un film non fa miracoli, specialmente nei Territori Occupati. Ma se arriva al cuore e alla comprensione di tutti forse non è inutile. Il regista Eran Riklis de 'La sposa siriana' e l'attrice Hiam Abbass de 'L'ospite inatteso' ci riescono con 'Il giardino di limoni'. Che misura abissi e contiguità tra una questione apparentemente insolubile e la vita comune in cui sembra a portata di mano un punto di incontro. E mostra la coesistenza tra regime di occupazione e garanzie democratiche. Si tratta di quanto accade alla vedova palestinese Salma Zidane quando il ministro della difesa di Israele viene ad abitare nella villa confinante con l'agrumeto che significa tutto per lei: sostentamento e radici. Ritenendolo pericoloso, la Sicurezza impone che sia raso al suolo. Aiutata da un avvocato che subisce il fascino del suo coraggio - i figli sono lontani e la comunità araba diffida di una donna con troppa iniziativa - Salma fa ricorso alla Corte Suprema sollevando un caso mediatico imbarazzante. Né vittoria né sconfitta alla fine ma una lezione di dignità. Che porta la moglie del ministro - del cui turbamento il film non approfitta: le due donne non si parlano mai - a lasciare marito e prigione di lusso."
Paolo D'Agostini, 'la Repubblica'



"La messa in scena di Riklis è magmaticamente in divenire, un rimpiattino continuo di sguardi intrecciati tra protagonisti a dimostrazione delle vibrazioni impercettibili delle loro anime. La fluidità e sincerità di sguardo cancella possibili ridondanze e patetismi che negli accennati rapporti Selma/avvocato, Selma/moglie del ministro si potevano facilmente sviluppare. Il gioco visivo di svelamenti, muri che coprono, tapparelle che scorrono, di profondità di campo continuamente obnubilate dall'artificio del risentimento politico piuttosto che da comuni elementi naturali del territorio che dovrebbero unire, sfociano in un the end duro e difficile da digerire. In fondo, come dice l'avvocato, 'pare che solo nei film americani ci sia un finale felice'."
Davide Turrini, 'Liberazione'

"Pagando di tasca propria e cercando finanziamenti ovunque per non dover dire troppi grazie ai condizionanti aiuti statali, l'autore produttore Eran Riklis, già acclamato per 'La sposa siriana', ha diretto un bellissimo apologo, vagamente biblico nel rapporto con Madre Natura, sui conflitto arabo- israeliano. (...) La lotta in difesa dei limoni assume una valenza (poeticamente ma non retoricamente) universale, abbassando la lotta dal terreno al suo frutto, sciogliendosi dal manicheismo per entrare dentro la storia viva. Hiam Abbas è bella e ha un'intensità straordinaria -in cui si riflette i1 sentimento pieno dell'opera, quasi una fiaba in cui con profonda leggerezza, a passi felpati, un bravissimo regista israeliano fa con coraggio la prima mossa di pace."
Maurizio Porro, 'Corriere della Sera'

"Un film semplice e bello dalle migliori intenzioni, una tragicommedia sui rapporti tra israeliani e arabi dalla drammaticità concreta e leggera, una storia che ogni tanto fa anche ridere ma che più spesso descrive cos'è la vita dominata da soverchierie inutili e penose."
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

"Vittorie amare e incompiute dall'una e dall'altra parte, ognuno perde qualcosa nel gioco assurdo dei confini imposto ed è questa la nota alta del film di Riklis. Vale il biglietto la carrellata finale che, sorvolando il muro costruito tra Israele e Palestina, scopre gli alberi di limone decimati dalla sentenza e dalla stupidità degli uomini."
Piera Detassis, 'Panorama'



In concorso al 58mo Festival di Berlino (2008) nella sezione 'Panorama Special', dove ha vinto il Premio del Pubblico - Fuori Concorso al 26mo Torino Film Festival (2008).

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29 dicembre 2008

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