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Il giorno della verità

E' rottura totale tra Berlusconi e Fini. Il premier: "Se vuoi fare politica, dimettiti". Fini: "Sennò mi cacci?"

22 aprile 2010

Il Popolo delle libertà oggi ha avuto il suo "giorno della verità". Dopo le schermaglie dei giorni scorsi tra i fedelissimi del premier Silvio Berlusconi e la pattuglia di ex An che sostiene le rivendicazioni di Gianfranco Fini per un partito più collegiale e meno schiacciato sull'asse tra il Cavaliere e la Lega di Umberto Bossi, la direzione nazionale del partito, convocata ufficialmente per fare il punto dopo i risultati elettorali delle Regionali e delle Amministrative, è stata l'occasione per il chiarimento o la rottura definitiva.
Ebbene, sembra ormai ufficiale la rottura totale tra Berlusconi e Fini. "Se vuoi fare politica - ha detto il premier rivolgendosi al presidente della Camera - dimettiti. Dichiarazioni di contenuto politico non si convengono a chi presiede una istituzione super partes. Non puoi fare dichiarazioni politiche, se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte", ha affermato Berlusconi facendo il gesto della mano di andar via. Fini si è alzato e dal labiale si è capito: "Così non lo fai a nessuno".

La giornata di oggi è stata piena di tensioni e sicuramente liberatoria per il premier che ha praticamente dato lo "sfratto" a Gianfranco Fini da presidente della Camera. Dopo il botta e risposta a mezzo stampa degli ultimi giorni, le parole grosse tra i due sono volate davvero e davanti agli occhi dello stato maggiore pidiellino e delle telecamere che trasmettono la convention in diretta.

Il Cavaliere ha aperto i lavori attorno alle 10,30, congratulandosi per il risultato elettorale e rivendicando i successi del governo tornando sui temi dell'emergenza rifiuti in Campania, degli interventi post terremoto in Abruzzo, della tenuta sul fronte economico nonostante la crisi. Poi ha esortato ad utilizzare i tre anni futuri, senza elezioni, per il completamento del programma di governo a partire dalle riforme.
"I risultati ci premiano - ha poi detto il leader del Pdl -, lo dicono anche i sondaggi. Il governo ha un apprezzamento del 48% e il presidente del Consiglio ha un consenso bulgaro del 63%".
La parola è poi passata ai coordinatori del partito. Sandro Bondi, in particolare, ha scaldato la platea urlando a gran voce che nel Pdl "non ci sono uomini liberi e servi" e ha attaccato alcuni intellettuali di centrodestra, in particolare "il professor Campi" e "il dottor Rossi" della fondazione "Fare futuro", a suo parere troppo critici con il partito e con il suo leader, "una personalità che come riconoscono tutti giganteggia sugli altri", e ha chiesto di prendere le distanze da chi "vuole denigrare un uomo e un leader al quale ciascuno di noi deve molto". "Non vogliamo un partito con tanti intellettuali e pochi elettori" ha poi aggiunto. E ha esortato il centrodestra a non lasciarsi contagiare "dalla stessa sindrome che ha segnato la disfatta della sinistra", ovvero lo scollamento dalla realtà.
Ignazio La Russa ha invece spiegato che le storie di An e Forza Italia sono compatibili all'interno del Pdl e che non devono essere divise. E ha evidenziato come la Lega non abbia battuto il Pdl, nonostante certe letture del voto di fine marzo. Anche Berlusconi ha evidenziato questo aspetto, ribadendo che "il Pdl non è al traino della Lega".

Poi è stata la volta di Gianfranco Fini che ha esordito parlando di una "riunione necessaria per fare chiarezza". E a scanso di equivoci ha detto subito di vedere attorno a sè "l'atteggiamento puerile di chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto". "Avere delle opinioni diverse rispetto al presidente del partito la cui leadership non è messa in discussione - ha poi detto Fini - significa esercitare un diritto-dovere. E' possibile derubricare delle valutazioni diverse come se si trattasse di mere questioni di carattere personale?". "E' stata una caduta di stile - ha poi aggiunto rivolto a Bondi - citare questioni polemiche nel confronto del presidente del consiglio quando sono stato io oggetto di forti polemiche e attacchi mediatici da giornalisti lautamente pagati da stretti famigliari del presidente del Consiglio". Dopodiché Fini è passato a rivendicare l'esigenza di un Pdl "davvero democratico". "Siamo in una giornata che cambia le dinamiche del Pdl - ha detto -. E non ci può essere chi viene messo al rogo. In tutte le famiglie politiche europee la leadership forte è frutto di una sintesi tra posizioni anche diverse".
Fini ha poi aperto il capitolo più spinoso, quello del rapporto con la Lega: "Al Nord stiamo diventando la loro fotocopia, siamo appiattiti sulle loro posizioni". Fini ha citato le politiche contro l'immigrazione, la mancata abolizione delle province, la mancata privatizzazione delle municipalizzate, tutti temi cari al Carroccio. "Bossi sa esattamente cosa vuole e lo raggiunge con grande difficoltà". E dalle elezioni, per il numero uno di Montecitorio, è venuto fuori in tutta la sua prepotenza lo squilibrio tra Pdl e Lega: "Nel 2010 la Lega risulta prima in nove province del nord, nel 2005 non lo era in alcuna. Ed è passata dal 19 al 25% del nostro elettorato". Rivolgendosi a Berlusconi ha aggiunto: "Presidente, attenti a quelli che ti danno sempre ragione". Fini ha citato in particolare, come elemento di dissociazione dalle politiche del Carroccio, le parole sugli insegnanti lombardi per la Lombardia, o calabresi per la Calabria, ma ha anche ricordato le polemiche legate ai medici spia o ai bambini esclusi da scuola perché i genitori immigrati hanno perso il permesso di soggiorno: "Così si creano bambini di serie B", ha aggiunto Fini richiamandosi, per contrasto, agli ideali del Partito popolare europeo: "siamo un partito che si ispira al Ppe, che al primo posto nella sua scala di valori vede la dignità della persona umana". Fini quindi ha sottolineato di non essere lui a fare il "bastian contrario rispetto al presidente del Consiglio" ma alla luce di quei valori sono in tanti a pensarla come lui.
Fini ha poi parlato di difesa della legalità "che vuol dire più dell'elenco puntiglioso di operazioni delle forze dell’ordine: serve riforma della giustizia ma non bisogna dare l’impressione che serva a garantire sacche maggiori di impunità. E qualche volta l’impressione c’è, quando si ipotizzava la prescrizione breve era questo il messaggio che si dava".

A questo punto è andata in scena l'accalorato botta e risposta tra Fini e Berlusconi. Il premier riprendendo la parola ha detto: "E' la prima volta che sento queste cose, non mi sono mai arrivate proposte in tal senso". Fini ha cercato di replicare dal pubblico e sono volate parole forti e dita puntate. Poi Berlusconi al microfono lo ha attaccato: "Tu nei giorni scorsi hai detto di esserti pentito di aver fondato il Pdl", tra le proteste fuori microfono dello stesso Fini. Berlusconi ha però poi cercato di attenuare i toni, dicendo di accogliere con favore la proposta di Fini di un coordinamento dei governatori del Pdl per analizzare le modalità con cui attuare il federalismo fiscale. Quanto alla Lega, il Cavaliere ha ricordato che il partito di Bossi "ha fatto proprie le posizioni che erano di An sull'immigrazione e che poi sono state abbandonate". Una sottolineatura che è suonata come una frecciata diretta all'ex leader di An, che parlando di immigrazione aveva ricordato i valori ispiratori del Partito popolare europeo, a cui il Pdl fa riferimento. Quanto alle province, ha detto Berlusconi, abbiamo chiesto l'eliminazione delle province inutili, non delle province in sè. "Perché l'abolizione delle province porta ad un risparmio di soli 200 milioni" perché costi e competenze passerebbero alle regioni e "sarebbe una manovra che scontenterebbe i cittadini".
La calma ritrovata da Berlusconi è stata però persa pochi istanti più tardi: "I tuoi rilievi - ha poi detto Berlusconi rivolgendosi a Fini - sono cose che rappresentano percentualmente una piccola parte rispetto a tutto quello che si è fatto. Valeva la pena mettere in discussione il ruolo super partes di presidente della Camera per fare contrappunto quotidiano a noi?". Poi l'accusa di non avere neppure partecipato alla campagna elettorale per salvaguardare la terzietà dell'incarico istituzionale. "Non sei voluto neanche venire a piazza San Giovanni - ha sottolineato Berlusconi -, chi ha un ruolo istituzionale non può esprimere opinioni politiche, altrimenti lascia il suo ruolo e fa politica nel partito". Stessa sottolineatura che in mattinata era stata del presidente del Senato, Renato Schifani ("Le incomprensioni nel centrodestra potrebbero essere meglio risolte con una maggiore presenza politica di Gianfranco Fini nel governo, in quanto lavorerebbe fianco a fianco con Berlusconi e si potrebbero realizzare quelle intese sulla politica del governo, agendo sullo stesso piano").

IL "NODO" SICILIANO - "Verdini è stato bravissimo con Bondi e La Russa ma perché in Sicilia convivono due partiti, il Pdl e il Pdl Sicilia? E il Pdl Sicilia è guidato da un uomo di Berlusconi, Micciché, e non da un eretico vicino a Fini". Questa l'affermazione di Gianfranco Fini nel corso del suo intervento alla Direzione Nazionale del Pdl, sollevando la questione delle "modalità di organizzazione" del partito. "Allora non pongo un problema reale quando dico di discutere delle modalità di organizzazione - ha aggiunto Fini - Prima di buttarle quelle idee spero che vengano esaminate".
Pronta la risposta di Berlusconi. "Abbiamo deciso, in presenza di una campagna elettorale, di sospendere ed affrontare il problema della Sicilia dopo le elezioni regionali. Tu hai autorizzato i tuoi uomini a partecipare, ci sono otto uomini tuoi".
Intanto i sei "lealisti" ex An del gruppo parlamentare del Popolo della libertà all'Assemblea regionale siciliana hanno preso le distanze con una lettera dal loro leader originario, Gianfranco Fini.
Salvino Caputo, Giuseppe Buzzanca, Marco Falcone, Santi Formica, Salvo Pogliese e Vincenzo Vinciullo affermano di non volere "né scissioni, né fronde, né correnti", ma dicono "sì al dibattito interno e al rispetto di tutte le posizioni, ma le decisioni finali, impegnative per tutti, vanno affidate agli organi di volta in volta competenti". "La nostra adesione al Pdl - hanno sottolineato - è stata una scelta coerente e fondata su un progetto che contribuisce, in maniera decisiva, alla costruzione di una democrazia bipolare. Esprimiamo, pertanto, un chiaro giudizio positivo sul governo guidato da Silvio Berlusconi e, restando fermamente convinti che il Pdl rappresenti una scelta giusta e irreversibile, contribuiremo ulteriormente a rafforzarlo restando all'interno del partito".
I deputati ex An aderenti al Pdl Sicilia, Alessandro Aricò, Pippo Currenti, Luigi Gentile, Carmelo Incardona, Livio Marrocco, Tony Scilla, e l'assessore regionale al Turismo, Nino Strano, a loro volta, annunciano pieno sostegno a Fini: "Condividiamo appieno le posizioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini - hanno dichiarato - sulla necessità di un confronto leale e di una dialettica ad ampio spettro all'interno del partito, in particolar modo sulle questioni legate alle politiche per il Mezzogiorno. Per tale motivo siamo e resteremo sulle posizioni di Fini e appoggeremo in Sicilia il governo Lombardo, per poter dar voce alle istanze della Sicilia e del Sud, fermo restando che non ci sottrarremo mai a un dialogo e ad un confronto con la classe dirigente del Pdl. Ma il punto di vista di Gianfranco Fini è da noi condiviso nelle sue forme e nelle sue istanze, così come è partecipato senza riserve il nostro appoggio all'azione riformista di Raffaele Lombardo e del suo governo".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Corriere.it, Ansa, Repubblica/Palermo.it]

 

 

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22 aprile 2010
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