Il Governo a Palermo per parlare di droga

IV Conferenza nazionale sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope

06 dicembre 2005

Si è aperta ieri a Palermo la ''IV Conferenza nazionale sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope''. La Conferenza è promossa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal Dipartimento nazionale delle politiche antidroga.
La grande conferenza che si concluderà domani, mercoledì 7 dicembre, si tiene  tra il teatro Politeama Garibaldi e Palazzo dei Normanni.
Oltre alle sedute plenarie, la conferenza si articolerà in quattro sessioni di lavoro e in gruppi di discussione tematici. Di primissimo rilievo i rappresentanti delle Istituzioni che, nei tre giorni prenderanno la parola: il vicepremier Gianfranco Fini, il presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, il ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti.
Ai lavori saranno presenti anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e il vicesegretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Maria Costa. Il programma della Conferenza prevede anche l'incontro tra il radicale Daniele Capezzone e Maurizio Gasparri di AN, che daranno vita ad un confronto tra opinioni diverse sul problema droga e sulle soluzioni da adottare.

''Quello che si apre oggi è un atto dovuto in quanto previsto per legge. C'è una forte volontà da parte della consulta di sviluppare un confronto sulle vecchie e nuove emergenze, sulle sostanze stupefacenti dall'eroina alla diffusione della cocaina, e di elaborare adeguati modelli di intervento in sinergia tra pubblico e privato''.
Sono state queste le parole del ministro dei Rapporti con il Parlamento con la delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, a margine del convegno di ieri.
In apertura Giovanardi ha rivolto un'appello a tutti i soggetti, pubblici e privati, a dare una ''risposta condivisa'' al problema drammatico della forte diffusione della droga. Il ministro ha quindi illustrato le linee guida del governo nell'azione contro la droga, che sono prevenzione, repressione e recupero: ''Nessuna tolleranza verso chi spaccia - ha avvertito - ma al contempo non si vuole criminalizzare i consumatori'', mentre il recupero dovrà puntare ''non solo al versante tossicologico, ma anche a quello sociale, per permettere ai tossicodipendenti di tornare a vivere''.
Il ministro ha quindi ribadito che dalla Conferenza si attendono riflessioni e suggerimenti che potranno essere tradotti in modifiche allo stralcio del ddl sulle tossicodipendenze durante il suo iter parlamentare: ''le norme che dovrebbero restare - ha però precisato - hanno tre pilastri principali: dare pari dignità a pubblico e privato, non interrompere il recupero con l'esecuzione delle pene e fare chiarezza sulle quantità considerate consumo personale''. ''Non vogliamo mandare i consumatori in cella - ha sottolineato - se le tabelle che fissano il massimo di sostanza permessa sono sbagliate siamo pronti a correggerle''.
Parole di apertura di una Conferenza contestata dalle opposizioni e da molti operatori del settore, e che poco si accordano con la ''Tolleranza zero'' del disegno di legge proposto dal ministro Gianfranco Fini che si vorrebbe approvare entro la fine della legislatura; una legge che non fa distinzioni fra droghe leggere e pesanti, che diminuisce di molto il quantitativo da ritenersi per uso personale e che non fa sconti a niente e a nessuno.

Un'assenza di tolleranza condivisa pienamente dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che della ''tolleranza zero sulla cocaina'' vuole fare addirittura lo slogan dell'evento.
Infatti particolarmente incisivo è stato il suo intervento, che ha esortato alla ''tolleranza zero'' nei confronti del consumo di cocaina; una tolleranza zero che, ha sottolineato, si deve rivolgere ''ai quartieri alti come ai quartieri bassi; quando chi sta nei quartieri alti dà cattivi esempi - ha detto Casini- come si può pensare che chi sta nei quartieri bassi rimanga insensibile?''. Il presdidente della Camera ha respinto qualunque ''ipotesi di distinzione tra droghe pesanti e leggere'', una ''differenziazione ingannevole e pericolosa - ha detto -, così come è inaccettabile rassegnarsi alla logica delle minime quantità e della legalizzazione''.

L'allarme lanciato da Roberto Castelli, ministro della Giustizia, ha riguardato invece l'aumento di detenuti tossicodipendenti in carcere. L'ex Cirielli approvata dal Parlamento, che prevede pene molto più severe per i recidivi, ha detto Castelli, ''porterà grossi problemi, legati all'aumento dei tossicodipendenti nelle carceri'', anche perché ''il Parlamento - ha sottolineato - si è dimenticato di darmi le risorse finanziarie per risolvere questo problema''.
Castelli ha poi ricordato ai giovani che ''la conclusione del tunnel della droga è il carcere, la disperazione''.
Il ministro per gli affari regionali, Enrico La Loggia, ha insistito dal canto suo sulla necessità di approvare al più presto il ddl sulle tossicodipendenze: ''dobbiamo agire e non continuare solo con i buoni propositi. Questo governo vuole dare delle risposte forti a problemi gravi come quello della droga, che non è solo consumo, ma anche riciclaggio di denaro sporco e mafia''.
Per il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: ''bisogna approfittare del fatto che molti governi vogliano sedersi a un tavolo per attenuare le differenze legislative in materia di droga e per promuovere la cooperazione internazionale e investigazioni che coinvolgano le forze dell'ordine dei vari paesi. Questa conferenza è un'occasione per tutti''.

Ma gli interventi significativi non sono stati soltanto quelli governative istituzionali, le tematiche sul recupero dei tossicodipendenti è stato animatamente affrontato da personaggi come don Pierino Gelmini,  fondatore della comunità ''Incontro'' di Amelia (Terni), il cui intervento ha suscitato molte polemiche: il suo ''no'' all'uso del metadone , ''no'' alla liberalizzazione delle sostanze stupefacenti, e il suo ''no'' ai Sert ''che non danno alla gente la possibilità di scegliere in quale comunità vogliono andare''. Posizioni in netto contrasto con quelle di un altro storico esponente del ''privato sociale'', don Egidio Smacchia, presidente della Federazione Italiana delle Comunità terapeutiche (Fict), che ha subito preso le distanze dalle dichiarazioni di don Gelmini, rifiutando ''la definizione di comunità quali distributrici di sostanze stupefacenti, in quanto il metadone è un farmaco e non può essere considerato altrimenti''.

Molte sono state le forze politiche, i sindacati, gli operatori del pubblico e del privato sociale, le associazioni che hanno deciso di disertare la Conferenza nazionale, organizzando una serie di contromanifestazionic che continueranno anche oggi a Palermo, e domani a Roma, per illustrare ''l'altra faccia'' dell'approccio al problema delle tossicodipendenze.
Intanto oggi alla Conferenza Nazionale è previsto l'intervento del ministro per l'Istruzione Letizia Moratti ed un confronto tra Maurizio Gasparri e Daniele Capezzone moderato dal senatore Cosimo Ventucci. Infine mercoledì 7 dicembre concluderà i lavori il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini.

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06 dicembre 2005

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