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Il governo contro la sentenza su Ustica

Il sottosegretario Giovanardi: "La sentenza di Palermo è inaccettabile. Il governo la impugnerà in Corte d'appello"

14 settembre 2011

"Il governo impugnerà una sentenza inaccettabile che butta a mare 31 anni di processi e perizie". E' quanto detto, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, all'indomani della sentenza del giudice di Palermo che prevede un maxi risarcimento di 100 milioni di euro per i parenti delle 81 vittime della strage di Ustica, da parte dei ministeri della Difesa e dei Trasporti, per avere ostacolato l'accertamento della verità (LEGGI).
La sentenza "di un giudice monocratico cancella il lavoro svolto finora da una ventina di magistrati e butta nel cestino la perizia Misiti (Aurelio Misiti, sottosegretario ai Trasporti, ndr)" e percorre una strada in netta contraddizione con quanto stabilito dalla Cassazione, ha affermato Giovanardi. "Abbiamo chiesto e ottenuto tutta la documentazione Nato esistente" di potenziale interesse per la strage di Ustica - ha ricordato il sottosegretario - , e dalla quale emerge che "di tutti gli aerei in volo quella sera nessuno era nei pressi del Dc9". Giovanardi ha quindi precisando che, riguardo alla strage di Ustica, "la Nato ci ha confermato che non ci sono altri documenti" disponibili sulla tragedia del Dc9, "come sostenuto da alcune tesi riportate sui giornali".
La verità, per Giovanardi - che paragona la vicenda al caso Tortora - è che "le conclusioni di una commissione di 11 periti internazionali nel 1994 parlarono di un'esplosione a bordo; le altre ipotesi, dal missile alla collisione, sono fantapolitica. Il Governo ha fatto chiarezza in Parlamento e nessuno ha portato elementi solidi per contrastare quello che abbiamo detto".
Per il sottosegretario "il problema vero è che la Libia non ha risposto mai a una rogatoria" e in passato "i libici hanno fatto esplodere due aerei in volo". "Mentre inglesi e francesi hanno portato avanti un'azione durissima sul regime libico - ha aggiunto Giovanardi - in Italia tutti sono corsi dietro all'ipotesi di un aereo francese o americano lasciando perdere Gheddafi".
Quindi, Giovanardi ha annunciato ricorso contro la sentenza: "Respingiamo le conclusioni di Palermo. Questa sentenza verrà certamente impugnata in Corte d'appello, perchè per lo Stato non sono accettabili queste considerazioni".

Al suo fianco, durante la conferenza stampa, sedeva Aurelio Misiti, a capo del collegio peritale che nel 1994 ha consegnato un articolata consulenza al tribunale di Roma, impegnato nel dibattimento sulla strage di Ustica. "Non esistono prove scientifiche di alcun tipo - ha sottolineato Misiti - a sostegno della tesi dello scontro aereo. In particolare, abbiamo dimostrato che non è ipotizzabile neppure l'esplosione di un missile. In tal caso avremmo trovato schegge ovunque. Resta solo la bomba, o quanto meno una esplosione interna al velivolo". La sentenza di Palermo ripropone infatti la tesi dello scontro in volo tra aerei militari, di cui avrebbe fatto le spese il Dc9 dell'Itavia. Per questo "ha destato meraviglia. Si è ribaltato il mondo".

Al contrattacco anche il mondo militare. L'Aeronautica chiede "rispetto" per i suoi generali coinvolti ed assolti nella vicenda. E raccoglie la solidarietà del ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo il quale è "inevitabile il ricorso in Corte d'Appello" contro la sentenza emessa dal Tribunale di Palermo.
La Russa in una nota ha rinnovato "la propria sentita partecipazione al dolore ancora vivo dei familiari delle vittime", ed ha espresso "la sua sincera vicinanza e solidarietà all'Aeronautica Militare e al suo personale". "Condivido pienamente - ha dichiarato La Russa - quanto affermato in un comunicato dall'Aeronautica Militare, dove viene manifestata l'indignazione della Forza Armata per il tentativo di riaccendere dubbi e riaprire un caso ormai chiuso, dopo un procedimento durato oltre 30 anni e conclusosi in Cassazione con assoluzione definitiva e formula piena per la non sussistenza del fatto di tutti i militari". Oltre all'"indignazione" per le dichiarazioni pubblicate sulla stampa e un deciso 'no' a "giudizi sommari di colpevolezza" espresso dall'Aeronautica nel suo complesso, gli alti gradi dell'arma azzurra criticano la decisione del tribunale di Palermo.
Gli ex capi di Stato maggiore Leonardo Tricarico, Mario Arpino e Vincenzo Camporini, interpellati dall'Adnkronos, fanno quadrato ed esprimono "meraviglia" per una sentenza che sembra "ribaltare" quanto accertato in giudizio penale. "Non si capisce bene se ci sia un nesso fra procedimento penale e quello civile", ha spiegato il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica. "Il processo penale è durato 27 anni - fa notare Tricarico - per arrivare a una verità finalmente limpida e assolutoria rispetto all'Aeronautica: ora non si capisce come mai il ministero della Difesa venga condannato a risarcire i parenti delle vittime. Vuol dire che ogni cittadino italiano vittima di un fatto delittuoso, che ritenga lo Stato responsabile di quanto gli è accaduto, può chiedere un indennizzo". Ma "se passa questo principio - ragiona il generale - vuol dire che se esco di casa e vengo rapinato, posso chiedere un indennizzo a Maroni, perché non ha garantito la mia sicurezza. E' un principio strampalato".

I legali della vittima che hanno promosso l'azione civile a Palermo difendono invece l'operato del giudice Paola Protopisani: "L'istruttoria ha seguito l'esito delle inchieste penali ed è durata tre anni. Il Tribunale ha avuto modo di apprezzare e valutare tutte le emergenze probatorie già emerse nel procedimento penale". Secondo i legali, "il risultato della vicenda processuale rende giustizia per la ultratrentennale tortura che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno della loro vita anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato".

La presa di posizione del Governo non è piaciuta a Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime. "C'è - ha ricordato - una sentenza istruttoria del giudice Priore che risale al 1999 e in base a quella il giudice di Palermo ha detto che i cittadini non sono stati difesi dallo Stato. Anche Giovanardi, invece di disquisire sul giudice monocratico, ne prenda atto". "Inaccettabile non è la sentenza di Palermo, ma che Giovanardi continui a distorcere i fatti a nome del Governo" ha aggiunto.
Secondo Bonfietti, poi, è "una bugia sostenere che solo la Libia non ha risposto alle rogatorie. Alle ultime non hanno risposto Francia, Usa, Belgio e Germania - ha ricordato ancora - e quando ne abbiamo chiesto conto al Governo quanto non ci ha neppure risposto".
In difesa della sentenza si sono schierati Pd e Idv. "E' molto grave che dopo la sentenza del Tribunale di Palermo - ha sottolineato l'ex segretario democratico Walter Veltroni - un ministro della Repubblica come Giovanardi continui nella sua personale, ostinata crociata contro la verità sulla strage di Ustica". Per Veltroni è invece "necessario che il Governo italiano si impegni con serietà e determinazione perché i Paesi Nato coinvolti collaborino fino in fondo, rispondendo alle rogatorie e contribuendo al raggiungimento della verità".

Durissimo l'attacco del portavoce dell'Italia dei valori, Leoluca Orlando secondo cui "Giovanardi conferma la complicità politica ed etica del governo nei confronti degli assassini di Ustica. Ci auguriamo – ha aggiunto Orlando - che anche i magistrati accertino eventuali responsabilità penali di esponenti delle istituzioni e di questo governo".
Immediata la replica del sottosegretario che annuncia querela. "Respingo con sdegno le inqualificabili dichiarazioni di Leoluca Orlando che mi accusa di essere complice assieme al Governo degli assassini di Ustica. Di questi insulti chiamerò Orlando a rispondere nelle sedi giudiziarie".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Corriere.it]

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14 settembre 2011
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