Il Grande Cretto realizzato da Alberto Burri sui ruderi di Gibellina (TP) è diventato... eolico

30 maggio 2007

Le pale sul Cretto di Burri
di Alessandra Ziniti (Repubblica/Palermo,  15 maggio 2007)

L'unica cosa che è rimasta uguale, intatta nonostante i 39 anni trascorsi, è la palazzina a tre piani sventrata al di là della strada. Per il resto il Grande Cretto realizzato da Alberto Burri sui ruderi, una sorta di grande pietra tombale della tragedia che colpì la Valle del Belice con il terremoto del 15 gennaio del 1968, ha cambiato colore. Il bianco è diventato grigio, corroso dal tempo e dall'incuria. E adesso, alle sue spalle, incombono le grandi pale del parco eolico della multinazionale spagnola Endesa inaugurato ieri mattina alla presenza del patron Manuel Pizarro.
Un paradosso, una installazione dal discutibile impatto ambientale per un impianto che come sua filosofia ha proprio il rispetto dell'ambiente. Trentotto pale sulla cresta di collina che attraversa la Valle del Belice tra incredibili campi di sulla viola, papaveri rossi e margherite gialle.
Una inaugurazione accompagnata da polemiche: ma davvero, con una valle sconfinata e per buona parte incolta e abbandonata, non c'era altro posto dove costruire quell'impianto? O comunque, davvero era necessario piazzare quelle tre, quattro pale a poche centinaia di metri da quella che è un'opera d'arte simbolo del post-terremoto che adesso è praticamente impossibile fotografare senza quello sfondo innaturale?

Il giovane sindaco di Gibellina, Vito Bonanno, ha accolto lo stato maggiore di Endesa al museo civico, nella città nuova. Da lì le pale non si vedono neanche. Lui prima prova a smorzare la polemica: ''Non è vero che è impossibile fotografare il Cretto senza pale sullo sfondo, basta scegliere un'altra angolazione''. Ma non c'è un'altra angolazione: il Cretto si guarda dal basso verso l'altro per apprezzare quella sorta di mantello posto come una ''pietas'' sui luoghi del terremoto, e adesso, alla sua sommità, ci sono le pale del vento.
E allora guardiamola in un'altra modo, non l'opera d'arte, ma la storia del parco eolico. ''Mettiamola così - ammette il sindaco Bonanno, un Udc alla guida di una giunta di centrosinistra, 'una specie di piccolo laboratorio politico' - noi la scelta di questo sito l'abbiamo subita in maniera diciamo pure coattiva, antidemocratica dalla Regione. La stessa Regione alla quale da dieci anni chiediamo inutilmente finanziamenti per completare e allo stesso tempo restaurare il Cretto di Burri. Alla fine, piuttosto che non fare niente, almeno ci prendiamo i soldi che verranno fuori da questa operazione, per Gibellina circa 100 mila euro all'anno per 30 anni, e con questi finanzieremo la cura delle opere d'arte dei nostri paesi. D'altronde, meglio le pale del carbone''.

Per l'eolico, d'altronde la Sicilia sembra aver scoperto da tempo una vocazione. Quello inaugurato ieri a Gibellina è il secondo parco eolico di Endesa in Sicilia (dopo quello di Vizzini - Ct) e i manager del colosso spagnolo, ieri tutti incantati da quest'angolo di Sicilia, hanno battuto molto ''sull'impegno di Endesa nel rispetto dell'ambiente e in particolare nello sviluppo delle fonti rinnovabili, dall'idroelettrico alle biomasse, all'eolico''. Prendiamo la Valle del Belice, ad esempio: i 38 aerogeneratori del parco che insistono nei comuni di Gibellina, Santa Ninfa e Salaparuta, produrranno circa 75 gigawatt ora all'anno, pari al consumo medio di circa 18mila famiglie, cifra che - tradotta in termini di energia pulita - consentirà un risparmio di 7.800 tonnellate di petrolio ed eviterà l'immissione in atmosfera di oltre 50mila tonnellate del nocivo Co2 annue. E non è cosa da poco. Pulizia dell'aria a parte, ai tre Comuni che hanno firmato la convenzione trentennale con Endesa ne verrà in tasca una cifra non certo particolarmente congrua ma che costituirà comunque una boccata d'ossigeno per le finanze dissestate delle tre piccole amministrazioni: l'1, 5 per cento annuo del fatturato dell'energia che Endesa venderà all'Enel che, per l'occasione, ha realizzato una sorta di stazione di raccolta nella Valle.

Nel parco di Gibellina, Endesa ha investito 45 milioni di euro, nessun finanziamento pubblico. ''Tutti fondi propri'', tiene a precisare lo staff manageriale del colosso spagnolo, per un progetto acquistato chiavi in mano e nato da un accordo quadro con un'altra azienda spagnola che ha individuato il sito e realizzato l'impianto poi acquistato da Endesa.
A dare il nullaosta per l'impatto ambientale l'assessorato regionale al Territorio quando ancora la legge consentiva di bypassare totalmente le amministrazioni comunali dei territori coinvolti. E nella Valle del Belice, infatti, nessuno ha potuto obiettare alcunché sulla valutazione della posizione dei 38 pali, due dei quali - anzi - sono stati spostati perché ricadevano addirittura in zona protetta. Alle polemiche scatenate dalle opposizioni, i sindaci dei tre comuni interessati, Vito Bonanno di Gibellina, Peppe Lombardino di Santa Ninfa e Rosario Drago di Salaparuta, rispondono in maniera estremamente pragmatica. ''Se siamo costretti a cedere su un versante, almeno cerchiamo di guadagnare su un altro - ribadisce il primo cittadino di Gibellina - Il mio impegno è quello di destinare tutti i nostri ricavi al recupero delle opere d'arte contemporanea che sono poi la memoria della storia della Valle del Belice. Opere che, basta guardarsi in giro, stanno andando in rovina senza che nessuno muova un dito. Perché l'arte contemporanea soldi non ne porta e coscienze non ne scuote innanzitutto perché non sono in tanti a capire che anche questa è arte. Ma i turisti qui ci vengono anche per vedere il Cretto o la Stella. Gli spagnoli, arrivando qui, erano a bocca aperta''.

Di pale del vento, ormai, in Sicilia ce n'è ad ogni angolo, dalle Madonie al Ragusano e non tutti gli scorci sono un belvedere. E' anche per questo che proprio dai sindaci della Valle parte un appello alla Regione. ''Perché riempire di parchi eolici tutta l'isola? Perché rovinare tanti posti? - si chiede ancora Vito Bonanno - hanno individuato questo sito? Invece di impiantare solo 38 pale ce ne mettano 100, 200, le mettano tutte insieme, così si migliora il reddito dei Comuni che ne beneficiano e si preserva l'ambiente''.

[Foto di Nino Ippolito]

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30 maggio 2007

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