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Il Guardasigilli chiede il trasferimento dei procuratori di Siracusa

Azione disciplinare contro il Procuratore Capo Ugo Rossi e i sostituti Maurizio Musco e Roberto Campisi

03 agosto 2012

Sono stati depositati al Csm gli atti di un'azione disciplinare promossa dal ministro della Giustizia Paola Severino nei confronti del procuratore capo di Siracusa Ugo Rossi e dei sostituti Maurizio Musco e Roberto Campisi. In particolare per i primi due si chiede anche l'immediato trasferimento cautelare.
Motivo dell'istanza: la conduzione di inchieste che hanno visto coinvolti familiari e persone legate ai magistrati stessi e in cui erano in gioco interessi patrimoniali.
La richiesta di adozione dell'azione disciplinare sarà trattata dal Csm il prossimo 13 settembre. Cinque giorni dopo Palazzo dei Marescialli si occuperà del procedimento per incompatibilità ambientale avviato dall'organismo di autotutela dei giudici nei confronti del procuratore Rossi e del sostituto procuratore Maurizio Musco. L'audizione era stata fissata per il 31 luglio scorso ma è stata poi rinviata.

"Mi difenderò con forza e determinazione in tutte le sedi opportune a cominciare dal Consiglio superiore della magistratura. Il resto lo dirò a fine vicenda", ha affermato Rossi. Per lui e Musco l'azione disciplinare promossa dal Guardasigilli è più pesante di quella ordinaria, perché si chiede il trasferimento cautelare ad altra sede prima della conclusione dell'iter disciplinare.
In particolare per il capo della Procura di Siracusa la richiesta di trasferimento cautelare - rilevano gli atti trasmessi al Csm e alla Procura generale presso la Cassazione, organi competenti sul piano disciplinare - è da ricondurre all'"allarmante preoccupazione di Rossi di proteggere i propri legami familiari e sociali", in particolare "in vari procedimenti in cui erano in gioco interessi patrimoniali dei suoi familiari o di persone a loro legate". Una condotta che va a discapito di quei principi di "correttezza e imparzialità" a cui il capo di un ufficio di Procura è tenuto nella gestione del proprio ruolo; e che getta "pesanti ombre sul prestigio della magistratura e mina nella fondamenta la fiducia nelle istituzioni".

Per quanto riguarda Musco, nell'atto promosso dal ministero si riferisce, a quanto si apprende, della "indubbia gravità e consistenza del quadro indiziario acquisito", considerato "sintomatico di un reiterato e distorto uso della delicata funzione" ricoperta dal magistrato. Musco avrebbe "consapevolmente e reiteratamente" violato l'obbligo di astenersi da indagini in cui poteva avere un interesse diretto o indiretto.
Inoltre si fa riferimento ai suoi rapporti con un avvocato cui è da ricondurre una serie di imprese attive nel territorio e che sono state, a vario titolo, oggetto di verifiche e indagini da parte dei magistrati al centro dell'azione disciplinare. Proprio questa "rete di piccole imprese" è stata al centro di una interrogazione parlamentare del senatore del Pd Francesco Ferrante presentata il 21 dicembre 2012. Nell'atto si riferisce tra l'altro che parenti dei magistrati sono diventati soci o ricoprono ruoli in queste società. Ma a Musco, a quanto risulta, viene addebitata anche un'altra circostanza: l'aver smentito, nel 2007, l'iscrizione di alcuni indagati nell'ambito dell'inchiesta per scommesse clandestine nel calcio su partite del Catania; e questo per creare, secondo l'atto di incolpazione, vantaggio alla società calcistica. Tanto più che l'inchiesta - è l'altro rilievo mosso - sarebbe dovuta andare per competenza alla Procura di Catania.

Per quanto riguarda Campisi, gli addebiti nei suoi confronti sarebbero, tra l'altro, di aver omesso di comunicare fatti a lui noti su Musco (anche in merito alle dichiarazioni sul Catania calcio) e di aver iscritto due giocatori del Catania nel registro degli indagati senza comunicarlo a Catania, avendo così "leso il prestigio" dell'ordinamento giudiziario.

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, Corriere.it]

 

 

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03 agosto 2012
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