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Il Guardasigilli difende il ddl sulle intercettazioni

Ma sul web e nelle piazze prosegue la mobilitazione contro la riforma delle intercettazioni

22 maggio 2010

"Troppe cose tra quelle che vengono annunciate, dette o temute, non corrispondono al testo del ddl in esame al Senato. Ecco perché occorre ripristinare la verità sugli effettivi contenuti del ddl". Questa l'affermazione il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito al disegno di legge sulle intercettazioni. "I seguenti punti - ha detto il Guardasigilli - costituiscono i pilastri di un ddl che ha il merito di avere armonizzato tre articoli contenuti nella Costituzione Italiana, perché siano finalmente letti ed interpretati in una visione d'insieme: art. 15: La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità Giudiziaria, con le garanzie stabilite dalla legge; art. 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. art 112: Il Pubblico Ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale". "A differenza dell'art. 21 e dell'art.112, giustamente difesi dagli appartenenti alle categorie interessate, l'art.15 viene garantito, oggi, da questo Governo, non perché prevalga sugli altri due, ma perché si armonizzi con essi. Il ddl intercettazioni, in quest'ottica - ha proseguito - restituisce pari dignità al diritto alla riservatezza, al diritto di cronaca ed al diritto-dovere di indagine. Le intercettazioni potranno essere effettuate per le stesse tipologie di reato per le quali già oggi sono previste. Non è stata introdotta alcuna limitazione. Per reati di mafia e terrorismo tutto l'impianto normativo è inalterato. Non è stata prevista alcuna restrizione. Nessuna modifica rispetto alle intercettazioni per la ricerca dei latitanti".

Per reati di mafia e terrorismo
"sarà possibile continuare ad utilizzare le intercettazioni, telefoniche visive ed ambientali, in ogni luogo sia pubblico che privato. Sarà possibile - ha precisato Alfano - utilizzare i risultati delle intercettazioni in procedimenti per mafia e terrorismo, anche se realizzati per procedimenti diversi. Nell'ambito dei reati ambientali, nel caso in cui vi sia una connessione con reati di mafia, non vi sarà alcun tipo di limitazione temporale alle intercettazioni".
"Nell'ambito dei reati ordinari, per disporre le intercettazioni ambientali, sarà necessario che nei luoghi interessati sia in corso attività criminosa, il c.d. sospetto di flagranza. Per i reati di mafia e terrorismo non è prevista alcuna limitazione. Il limite di 75 giorni alle intercettazioni - ha detto ancora il ministro - è valido solo per reati ordinari e non è continuativo, per cui sarà possibile intercettare i soggetti indagati anche in momenti e periodi differenti, in relazione alle scelte investigative del PM. Per fornire maggiori garanzie al cittadino è stato previsto che l'autorizzazione alle intercettazioni sarà concessa da un collegio giudicante e non da un singolo magistrato". "Ancora al fine di una reale tutela della privacy e del regolare svolgimento delle indagini, è previsto il divieto di rilascio di copia di verbali, di supporti e decreti sulle intercettazioni; è inoltre vietata la trascrizione di conversazioni riguardanti fatti circostanze e persone estranei alle indagini. L'attuale sistema sanzionatorio sulla pubblicazione degli atti di indagine colpisce i giornalisti ma non gli editori. Come peraltro già previsto per tantissime ipotesi di reato nei confronti di altre tipologie di imprese - ha fatto notare Alfano - si è deciso di estendere la normativa sulle responsabilità delle persone giuridiche alle società editrici, per i reati di pubblicazione arbitraria degli atti di un procedimento penale".
Resta garantito il diritto alla pubblicazione di notizie di indagine, ma, a garanzia del corretto svolgimento delle indagini, non sarà possibile pubblicare atti o parte di essi, fino alla conclusione dell'indagine preliminare. "A garanzia del cittadino, le intercettazioni, per le quali l'autorità giudiziaria dispone la distruzione, non potranno in alcun modo essere pubblicate; tutto ciò per evitare la divulgazione di intercettazioni (o stralcio di esse) inerenti soggetti estranei alle indagini, e in ogni caso non aventi alcuna rilevanza penale. Nel pieno rispetto dell'art. 114 cpp, per evitare qualsiasi fuga di notizie dall'interno degli Uffici giudiziari, è previsto un innalzamento della pena a carico di quei soggetti che rivelino o agevolino la conoscenza di atti e notizie coperti dal segreto, di cui sono a conoscenza per motivi di servizio o di ufficio, stabilendo altresì che la competenza per le relative condotte sarà attribuita a un Ufficio giudiziario diverso da quello dal quale è originata la fuga di notizie". "Per concludere, si sottolinea che il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, in una raccomandazione del 10 luglio 2003, ha ribadito che i giornalisti devono riferire ed effettuare commenti sul sistema giudiziario penale, ma nel rispetto del principio della presunzione d'innocenza, che fa parte integrante del diritto ad un equo processo".
"Di conseguenza - ha ifine aggiunto il Guardasigilli - opinioni ed informazioni relative ai procedimenti penali in corso, dovrebbero essere diffuse attraverso i media solo se ciò non è lesivo della presunzione d'innocenza dell'indagato o dell'imputato; inoltre, nella raccomandazione, si auspica una informazione regolare nell'ambito dei procedimenti penali di interesse pubblico. Ma questa informazione deve essere fornita dalle autorità giudiziarie e dagli organi investigativi purché ciò non rechi pregiudizio al segreto istruttorio e non intralci i risultati dei procedimenti. E' garantito quindi il diritto ad una informazione ufficiale e trasparente, e non il diritto all'acquisizione e divulgazione illecita di atti riservati".

Intanto dagli Stati Uniti hanno voluto lanciare un messaggio all'Italia sull'importanza delle intercettazioni per le indagini. "Le intercettazioni sono strumenti essenziali per le indagini" ha dichiarato il sottosegretario al Dipartimento di Giustizia degli Usa con delega alla criminalità organizzata internazionale, Lanny A. Breuer, nel corso di un incontro con la stampa presso l'ambasciata degli Stati Uniti a Roma. "La legislazione italiana così come è stata finora è stata molto efficace nella lotta alla criminalità organizzata" ha detto Breuer. "Non vogliamo che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare l'ottimo lavoro svolto finora", ha aggiunto Breuer, che parteciperà domani, domenica 23 maggio alla cerimonia di commemorazione del giudice Giovanni Falcone a Palermo. "Finora il rapporto di cooperazione tra Italia e Stati Uniti nella lotta al crimine organizzato è stato ottimo", ha proseguito, osservando come l'Italia disponga di ottimi magistrati e investigatori e rappresenti un esempio positivo di lotta alla criminalità organizzata. "In un mondo dove il crimine non conosce limiti, un'efficace collaborazione tra le forze dell'ordine è essenziale per sventare e perseguire la criminalità organizzata - ha sottolineato Breuer - Così come il crimine organizzato è sempre più sofisticato, anche gli strumenti di indagine devono essere sempre più sofisticati".
Più tardi, tramite una nota, è arrivata una precisazione dagli Stati Uniti. "Alla domanda di commentare la legislazione attualmente in esame al Parlamento italiano in materia di intercettazioni - sottolinea la nota - Breuer ha precisato: "Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l'Italia". Nel comunicato si afferma che il politico Usa ha rifiutato di commentare la legislazione in discussione: "Non conosco i provvedimenti legislativi in discussione".
Da parte sua il ministro Alfano, ha voluto sottolineare la "piena intesa" con gli Stati Uniti. "Lo stato della collaborazione giudiziaria tra le forze dell'ordine italiane e statunitensi nella lotta alla criminalità organizzata è eccellente - ha detto il Guardasigilli - le relazioni sono fruttuose, intense e improntate alla massima amicizia e collaborazione".

Nel contempo a tutto ciò prosegue sul web e nelle piazze la mobilitazione contro la riforma delle intercettazioni. Ieri pomeriggio è stato organizzato un sit-in davanti alla Camera in piazza Montecitorio per dire no a una norma "che mette il bavaglio alla stampa e le manette alla magistratura". L'appello contro la legge ha avuto già quasi 120mila adesioni di gruppi, sindacati, giornalisti, associazioni, costituzionalisti ed editori.
Alla manifestazione, organizzata da diverse associazioni tra cui il Popolo Viola, Articolo 21, Valigia Blu, hanno aderito anche Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà e Verdi. Davanti alla Camera anche molti giornalisti. Tra i cartelli e gli striscioni, 'Partigiani del terzo millennio' e 'Meno informazione uguale più corruzione. No alla legge bavaglio'.
''Siamo in piazza - spiega Silvia Bartolini, amministratore Popolo Viola nazionale - aderendo all'appello lanciato da 'Libertà e partecipazione', promotori iniziali dell'iniziativa. Protestiamo per chiedere il ritiro del ddl in discussione al Senato che per noi è una minaccia all'art. 21 della Costituzione".
"Quello che sta accadendo è un cambiamento di regime" attacca l'ex garante per la Privacy, Stefano Rodotà, prendendo la parola a piazza Montecitorio. Con diverse misure, rimarca Rodotà, "si sta toccando l'articolo 21 della Costituzione" mentre "la Corte europea dei diritti dell'uomo ha fatto sentenze che se fossero legge dovrebbero far vergognare chi ha scritto questa legge. Conoscere per deliberare, diceva Einaudi. Questa - sottolinea l'ex garante - è la democrazia".
''Per protestare contro la legge-bavaglio sulle intercettazioni in agenda al Senato" la Fnsi arriverà allo sciopero dei giornalisti. Lo dice Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale stampa italiana, presente al sit-in. "Lo abbiamo già deciso - fa sapere Natale - ma faremo di tutto perché non sia necessario arrivarci. Abbiamo già lanciato con la Fieg un appello comune: se questo non dovesse bastare non ci accontenteremo del carcere per i giornalisti ridotto da due mesi a un mese, ma arriveremo alla protesta dello sciopero''. "Se anche questo non basterà - avverte il presidente della Fnsi - e il Parlamento dovesse approvare la legge, daremo copertura totale ai colleghi che praticheranno la disobbedienza professionale e civile. E un attimo dopo l'approvazione della legge andremo alla Corte Europea per depositare un ricorso che un collegio di nostri legali sta già preparando". "Insieme sta crescendo la mobilitazione e lunedì - annuncia - faremo una conferenza stampa Fnsi: tra Roma e Milano ci saranno moltissimi direttori di testata che, ciascuno con il suo taglio professionale, dirà perché e quanto è contrario a questo inaccettabile disegno di legge".

Il presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Carlo Malinconico, sottolinea la necessità di un ripensamento sulle sanzioni agli editori. "Si cerca di giustificare queste sanzioni, che per una persona giuridica equivalgono alle sanzioni penali, con la necessità di reprimere gli eccessi dell'informazione - osserva Maliconico - Ma c'è già la responsabilità penale, oltre che del giornalista, del direttore responsabile e la responsabilità civile di tutti, compreso l'editore. Quante responsabilità si vogliono? La verità è che le sanzioni agli editori, a prescindere dal loro ammontare, sono in contrasto col divieto di intromissione dell'editore nella confezione degli articoli di giornale". "Queste sanzioni non hanno quindi vera giustificazione, se non quella di esercitare pressione sugli editori che in molti casi rischiano la stessa sopravvivenza. Si tratta di un ulteriore intervento penalizzante per la categoria, già duramente colpita dalle recenti iniziative normative - conclude Malinconico - La Fieg insiste per la loro eliminazione".
Al fianco degli editori, penalizzati dalle nuove norme, oggi si è schierato il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. "Condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore serio, importante, innovativo come Sky segnali un'anomalia rispetto agli altri paesi europei - ha detto Montezemolo - per questo credo che ci sia la necessità di parlare: da un lato tutelare la privacy, poiché è veramente una pratica non più accettabile nei confronti dei singoli cittadini, dall'altra però utilizzare lo strumento per qualcosa di fondamentale e importante in tante indagini e processi. Spero che con un po' di buona volontà, mettendosi intorno a un tavolo si possa trovare una soluzione che vada bene anche agli editori".
Chiaro e netto arriva il giudizio di Pier Luigi Bersani: di fronte alla norme del centrodestra sulle intercettazioni "per l'opposizione è doverosa ogni pratica ostruzionistica". "La giusta esigenza di eliminare l'abuso delle intercettazioni e la loro conseguente diffusione, si sta ribaltando in norme che danneggiano gravemente le indagini e - ha sottolineato all'assemblea del Pd - mettono un bavaglio all'informazione sconosciuto a ogni Paese democratico".
Intanto l'Italia dei Valori, annuncia Antonio Di Pietro, leggerà le intercettazioni in Aula, diventando così "il megafono ufficiale di ciò che questo governo vuole nascondere ai cittadini". "Mussolini è tornato - sottolinea - e ha preso le sembianze di Berlusconi. Nonostante i cittadini e tutte le istituzioni, nazionali e internazionali, si stiano mobilitano per fermare questo feroce attacco alla democrazia e alla libertà di stampa, Berlusconi e i suoi sodali vanno avanti minacciando addirittura di ricorrere alla fiducia sul ddl intercettazioni. Il copione si ripete: come si fa in tutti i regimi si mette la museruola alla libera stampa, si abolisce il diritto di informare ed essere informati e si blocca scientemente il lavoro della magistratura".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

 

 

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22 maggio 2010
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