Il libro bianco della Cisl disegna la mappa delle infrastrutture siciliane

100 pagine corredate di schede e tabelle che analizzano viabilità, ferrovie, porti, aeroporti, tram

17 dicembre 2003
La Sicilia fanalino di coda italiano nel settore delle infrastrutture legate ai trasporti. L'isola sarebbe infatti, al 15° posto  nella classifica nazionale con un indice del 67,9  per dotazione d’infrastrutture, seguita da Molise (59), Basilicata (59,4), Calabria (61) e Abruzzo (66,7). A fare il punto della situazione ci ha pensato il libro bianco "Monitoraggio delle opere infrastrutturali nel settore dei trasporti in Sicilia" elaborato dal Centro studi Cisl. Un centinaio di pagine, redatte da Giovanni La Greca, del Dipartimento trasporti del Centro studi Cisl e corredate di schede, analisi, tabelle che analizzano dettagliatamente la rete delle infrastrutture dell’Isola distinguendo per provincia e modalità di trasporto: viabilità, ferrovie, porti, aeroporti, tram, interporti. A margine d’ogni scheda, le note del sindacato.

Il libro è stato  presentato ieri alla stampa, nella sede di piazza Castelnuovo 35, a Palermo. A illustrare ritardi, incompiute, occasioni mancate, dati sulla realtà della rete infrastrutturale regionale, sono stati il segretario della Cisl Sicilia, Paolo Mezzio, Gianni La Greca del Centro studi regionale,  Michele Magistro e Santino Spinella, segretari nell’Isola della Fit (la federazione dei trasporti) e della Filca, la categoria cislina dei lavoratori edili.
Infatti sono circa 5.761 i milioni di euro disponibili in Sicilia dal 2001 per strade, ferrovie, porti e aeroporti ma solo una piccola parte di questi fondi sono stati spesi. Il sistema dei trasporti in Sicilia "fa venire in mente la groviera". E’ "il regno delle incompiute" afferma con rammarico Paolo Mezzio, segretario della Cisl nell’Isola, "a distanza di oltre due anni, soprattutto per strade e ferrovie quasi nessun progetto è decollato". Ne viene fuori che il 40% di quegli 11.154 miliardi di vecchie lire impegnati da oltre due anni riguarda opere in corso di realizzazione da almeno un decennio.

La Sicilia rischia quindi, di perdere l'appuntamento con il 2015, limite di tempo massimo entro il quale le risorse potranno essere spese. Per il sindacato sarebbe "indispensabile", in vista dell’allargamento a Est dell’Ue e dell’avvio dell’area di libero scambio tra paesi mediterranei, dare il via ad altre opere che purtroppo mancano di copertura finanziaria. Per quanto riguarda le autostradale siciliane, per esempio la Modica-Gela-Agrigento-Castelvetrano, le statali Palermo-Agrigento, Agrigento-Caltanissetta, Gela-Catania, Ragusa-Catania, Trapani-Mazara del Vallo, Nord-Sud (cioè da Santo Stefano di Camastra a Gela), e la Palermo-Agrigento, i 781,40 milioni necessari per la sua realizzazione sono infatti, tutti da reperire. L’unico costo finora coperto è quello della progettazione. "L’opera è all’inizio del percorso - afferma La Greca-  sebbene negli ultimi trent’anni sia stata più volte programmata e finanziata, dallo Stato e dall’Ue".

Per quanto riguarda la dorsale Nord-Sud (costo: 681,21 milioni) il libro bianco consiglia di "attingere alla nuova programmazione Anas 2002-2004 e ai fondi per le aree depresse" denunciando che  la Agrigento-Caltanissetta (619,75 milioni) sia ancora ferma alla fase di progettazione. Fra l'altro passando vari decenni dalla programmazione alla realizzazione la Caltanissetta- Gela è totalmente inadeguata e dopo averla ultimata bisognerà pensare a ristrutturarla. La Trapani-Mazara del Vallo non è "espressamente indicata" nel piano regionale dei trasporti. Il libro inoltre, evidenzia che il complesso strade ferme allo stadio di progetti, "se realizzate mobiliterebbero risorse per 3.086 milioni". L'economia isolana potrebbe subire uno sviluppo positivo se venissero spesi i 2.182,9 milioni disponibili per infrastrutture ferroviarie; i 635,3 stanziati per opere nei porti; i 344,8 milioni previsti per impianti aeroportuali. E anche i 222 destinati a collegamenti via tram e i 51 in programma per la costruzione dei due interporti, di Catania-Bicocca e Termini Imerese.

E' anche vero però, che accellerare la spesa richiederebbe  lo snellimento delle procedure per assicurare tempestività e certezza di realizzazioni. In questo senso, la legge-obiettivo entrata in vigore nel dicembre 2001,  si propone di accorciare i tempi dell’apertura dei cantieri ma non acquisisce nuove risorse per opere pubbliche. Per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto, secondo Michele Magistro e Santino Spinella, segretari nell’Isola della Fit (la federazione dei trasporti) e della Filca (la categoria delle costruzioni), potrebbe costituire, un’opportunità per la Sicilia  "se riuscisse a innescare l’organizzazione d’un sistema integrato, a rete, tra le diverse modalità di collegamento". Le opere essenziali perchè il ponte diventi "la cerniera d’un nuovo sistema di comunicazioni tra Nord e Sud d’Europa" sono la Catania-Siracusa-Gela-Castelvetrano e il raddoppio ferroviario lungo gli assi Messina-Palermo e Messina-Siracusa. Nelle ultime due settimane, a Bruxelles, il Ponte sullo Stretto, è stato escluso dalla Quick list start (la lista degli impegni più urgenti dell’Ue) e poi ripescato dai ministri europei dei Trasporti ma il sindacato rimarca che "il nodo vero che i governi nazionale ed europeo devono sciogliere è quello dell’accesso alle risorse". L'Ue infatti, concede un finanziamento del 10- 30% alle opere che classifica prioritarie. Per il ponte si tratterebbe di una cifra oscillante tra i 1.000 e i 3.000 miliardi di vecchie lire. "Un tale flusso finanziario – prospetta il sindacato – se disponibile potrebbe essere utilizzato per le opere connesse al ponte o per ridurre le tariffe di pedaggio". Infine il libro bianco calcola gli indici di dotazione infrastrutturale delle nove province siciliane. Agli estremi Siracusa, unico comprensorio che raggiunge 100 di 0,5 punti, e Agrigento che dispone d’un misero 40,5.

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17 dicembre 2003

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