Il Maestrale soffia sull'emergenza

Il forte vento di Maestro ha bloccato i trasferimenti da Lampedusa, ma il vero problema non è il maltempo...

01 aprile 2011

La natura non sente ragioni. Non vede né sente emergenze. Questa mattina a Lampedusa soffia ancora un forte vento di Maestrale che impedisce alle navi di attraccare. Sono le navi mandate dal governo per calmare l'emergenza sull'isola dove sono ad aspettare, oltre agli abitanti, quasi 4000 immigrati. Ma il Maestro spira a 20 nodi, così per ora restano sospesi i trasferimenti. Il vento e il mare grosso ha interrotto anche gli sbarchi...
Questa mattina è arrivata la "Suprema" della Grandi Navi Veloci in grado di trasportare oltre 2.000 persone, e che si aggiunge alle altre tre in attesa alla fonda: sono la "Clodia", la "San Marco" della Marina Militare, la "Watling street"; mentre la "Excelsior" e la "Catania" sono partite ieri alla volta di Taranto portando via 2.316 persone. La nave "Excelsior", con a bordo 1.716 Immigrati, è arrivata a Taranto stamattina. Al porto sono pronti circa 50 pullman che porteranno gli immigrati a Manduria, dove è stata allestita una tendopoli e dove, nei giorni scorsi, erano stati già trasferiti circa 1.300 migranti. La "Catania", con a bordo altri 600 stranieri, arriverà nel primo pomeriggio.

L'emergenza, però, non sembra ancora in via di risoluzione. Molti gli annunci dalle istituzioni, molte le proposte, molte le promesse, ma le uniche cose che tangibilmente oggi si avvertono sono: la confusione negli interventi, causata da un oggettivo ritardo d'azione da parte del governo, la preoccupazione degli immigrati, che temono di essere rimpatriati forzosamente, quella della gente che dall'oggi al domani si sono visti costruire accanto immense tendopoli che verranno riempite di stranieri, senza sapere esattamente quali saranno i numeri e quali le condizioni cui si dovrà far fronte.
Rimanendo a parlare della situazione di Lampedusa, ieri, tra i quasi quattromila migranti ancora sull'isola, si è diffusa la voce di un possibile rimpatrio in Tunisia. Immediata e, per fortuna, al tempo stesso pacifica la protesta. Un incontro con gli operatori umanitari li ha però rassicurati: tutti saranno condotti fuori dall’Isola, ma sempre in Italia.
Centinaia di migranti in corteo, al grido di: "Sicilia, Sicilia", hanno chiesto di essere subito trasferiti dall'isola: "Dormiamo in posti che non sarebbero adatti neanche ai cani", ha detto uno dei manifestati. Un altro manifestante, un giovane tunisino proveniente da Djerba, ha detto: "Tutti abbiamo paura di essere portati in Tunisia e dopo tre giorni di mare io non posso tornare nel Paese da cui sono fuggito. Berlusconi è venuto qui, ha detto che provvederà per noi, ma le sue sono solo parole e se stasera pioverà, come promette il tempo, noi non abbiamo come ripararci".
Da Lampedusa a Trapani, dove i "fuochi" del nordafrica hanno scatenato nelle ultime settimane diverse occasioni di protesta. Ieri almeno millecinquecento persone hanno partecipato ad una manifestazione di protesta contro la tendopoli di Kinisia, nei pressi dell’aeroporto di Trapani Birgi, destinata ad ospitare immigrati. Gli abitanti del comprensorio (le frazioni trapanesi di Rilievo e Guarrato), in modo pacifico hanno espresso il loro deciso dissenso alla realizzazione della struttura, che dovrebbe ospitare tra 500 e 700 migranti provenienti dall'isola pelagica. In un cartello hanno scritto: "Vendesi villa a Kinisia, prezzi modici", con chiaro riferimento all’annuncio fatto ieri dal premier Berlusconi in visita a Lampedusa, dell'acquisto di una villa sull'isola.
Il governatore siciliano, Raffaele Lombardo, parlando proprio della tendopoli di Kinisia ha lanciato l'allarme: "La tendopoli di Trapani, mi dicono, è stata predisposta in un terreno dove c'è l'amianto". "Oltre ad essere in mezzo alla campagna - ha aggiunto il governatore - e quindi con nessun parametro di sicurezza, poi c'è il problema dei residui di amianto sparsi al suolo".
E non solo Trapani. La Sicilia dovrà ospitare una tendopoli anche a Caltanissetta: "Bontà loro - ha aggiunto il presidente Lombardo - abbiamo il governo più federalista della nostra storia, ma poi adotta provvedimenti in maniera centralista".
Il presidente della Sicilia, l'altro giorno ridente accanto al premier in visita a Lampedusa, ha chiesto all'esecutivo di rispettare "l'equa ripartizione" degli immigrati in base alla popolazione. "La Sicilia ha metà degli abitanti della Lombardia - ha rimarcato - e quindi noi aspettiamo di vedere quanti ne saranno trasferiti al nord. Se questo non sarà, noi scenderemo in piazza, a Roma".

Le associazioni umanitarie si sono unite per denunciare l'incapacità del governo nell'affrontare e gestire nel modo migliore l'emergenza immigrati. A farsi sentire sono soprattutto Amnesty International e Medici senza frontiere. "Siamo rimasti colpiti dal fatto che il governo non ha risposto adeguatamente né con l'urgenza dovuta a questa crisi - hanno spiegato stamani gli ispettori di Amnesty International, da alcuni giorni presenti a Lampedusa -. Sono impressionanti le condizioni misere con cui sono tenute le persone in questo posto. La cosa che emerge chiaramente è che non c'è nessun piano. Non c'è qualcosa che ci aiuti a capire e andare nei dettagli. Ma soprattutto non è chiaro come l'Italia intenda rispondere all'arrivo di emigranti e rifugiati dal Nord Africa". I rappresentanti di Amnesty quindi hanno sollevato dubbi anche sui diversi campi d'accoglienza che in questi giorni si stanno allestendo in tutta Italia. "Non si capisce che natura abbiano questi centri - hanno detto -. Che campi sono? Sono Cie, sono centri d'accoglienza? Abbiamo sentito nuove sigle in questi giorni. La detenzione è un punto importante e delicato nel trattamento dei diritti umani. Questi campi avranno un impatto forte sulle persone. Non riusciamo a capire come l'Italia stia svolgendo il suo ruolo nel Mediterraneo". Una crisi "creata" secondo l'organizzazione umanitaria, figlia di una politica che fino ad oggi ha teso più al respingimento che all'accoglienza: "Questi numeri non sono affatto ingestibili per nessun Paese - hanno concluso i delegati di Amnesty International -. Non sono crisi umanitarie necessitate. Un paese che si abitua a respingere, ha paura di accogliere".
La versione di Amnesty International trova sostegno anche nella durissima presa di posizione dell'associazione medico-umanitaria Medici senza frontiere, che in una nota del suo direttore Generale in Italia Kostas Moschochoritis denuncia: "E' difficile credere che siamo in Italia, in un Paese del G8. Le condizioni di vita sull'isola sono peggiori di quelle che troviamo nei campi rifugiati in cui MSF lavora nel mondo". Medici senza frontiere nei prossimi giorni provvederà, per la seconda volta, alla distribuzione di 2.500 kit igienici (sapone, coperte, asciugamani, spazzolini, dentrifrici) ai migranti ancora stipati nell'area del porto di Lampedusa, ma come spiega ancora Moschchoritis, "senza un concreto adeguamento delle strutture igienico-sanitarie, le nostre azioni sono una goccia nell'oceano. Le condizioni di accoglienza - conclude - sono intollerabili per la salute delle persone e per la dignità umana".

Intanto, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato con una nota "rinforzi straordinari per gli uffici giudiziari di Agrigento per fare fonte all'emergenza in cui si trova Lampedusa in seguito all'arrivo di immigrati". "Su mia indicazione - ha spiegato il ministro - il capo del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, per fronteggiare l'emergenza immigrati a Lampedusa e il conseguente aggravio che peserà sugli uffici giudiziari di competenza, ha emanato una direttiva urgentissima con la quale saranno inviate le risorse umane necessarie, dando il via a distacchi temporanei". "Questa iniziativa - ha spiegato ancora il guardasigilli - risponde prontamente alle segnalazioni inoltrate dal procuratore della Repubblica e dal presidente del tribunale di Agrigento, segnalazioni che hanno evidenziato lo stato di gravissimo disagio causato dall'ondata di immigrati. Le risorse umane assegnate, anche in sovrannumero rispetto alle piante organiche attualmente in vigore, consentiranno di gestire la fase emergenziale, riservando a un momento successivo eventuali interventi a regime".
Infatti sono circa duemila i tunisini sbarcati negli ultimi giorni a Lampedusa che risultano già iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Agrigento per il reato di immigrazione clandestina. I dati sono stati confermati il procuratore di Agrigento, Renato Di Natale, spiegando che le iscrizioni avvengono "man mano che ci vengono notificate le identità degli immigrati".

Fosse solo l'indisponibiltà della Tunisia... - "Non c'è ancora stata una disponibilità delle autorità della Tunisia ad accettare i rimpatri degli oltre 19.000 cittadini tunisini, tutti identificati, che nell'ultimo mese e mezzo sono sbarcati clandestinamente sulle coste italiane". E' quanto denunciato ieri dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine della riunione di governo a palazzo Chigi. "Abbiamo discusso in Consiglio dei ministri dell'emergenza umanitaria con riferimento particolare all'Accordo con la Tunisia, al cui primo punto - ha ricordato Maroni - figura proprio l'impegno da parte delle autorità tunisine per un'immediata azione di prevenzione e di contrasto dei flussi illegali in uscita dalla Tunisia: questo, purtroppo, finora non è avvenuto".
Il titolare del Viminale ha riferito di aver "chiesto al presidente del Consiglio Berlusconi di sollecitare il primo ministro tunisino al rispetto dell'Accordo con l'Italia. Credo che sia necessario farlo, anche recandosi a Tunisi, perché - ha spiegato Maroni - le iniziative che le autorità tunisine hanno accettato di prendere sul blocco immediato dei flussi e sui rimpatri vengano effettivamente attuate".
Il ministro ha parlato di "un'emergenza grave, che richiede la solidarietà e il concorso di tutte le Regioni". "Credo - ha aggiunto - che questi atteggiamenti di rifiuto, che sorgono ovunque si individui un luogo dove accogliere temporaneamente questi clandestini, non possano davvero essere giustificati''.
"Abbiamo individuato siti in tutte le regioni, escluso l'Abruzzo, sia per i profughi sia per i clandestini - ha informato ancora il ministro dell'Interno - Riusciremo a far fronte a 10.000 posti, naturalmente con la speranza che non servano".
Le Regioni però, alle quali verrà illustrato oggi il piano, rimangono critiche. "Sugli immigrati irregolari noi avevamo avanzato una serie di proposte - ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani - non abbiamo trovato l'accordo, quindi questa è una scelta del governo sulla quale non c'è l'accordo delle Regioni. Quelle annunciate sono scelte unilaterali". Insomma, all'indomani dell'accordo siglato tra governo e autonomie locali sull'emergenza immigrati, Errani ha ribadito che l'intesa riguarda "i profughi mentre le Regioni non hanno condiviso le questioni relative alle tendopoli per gli immigrati irregolari". Ignazio La Russa da parte sua ha reso noto al termine del Cdm di aver ''fornito come ministero della Difesa al Viminale altri sette siti, tutti al Nord".

Ritornando ai problemi con la Tunisia, in precedenza anche Silvio Berlusconi aveva puntato il dito contro il governo di Tunisi che non rispetta i patti. "Il governo della Tunisia aveva garantito che avrebbe fermato la partenza di barche e navi dai suoi porti, noi avevamo promesso un aiuto finanziario per la ripresa dell'economia", ma tutto quello che ci avevano assicurato "non è avvenuto", aveva detto il presidente del Consiglio.
Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, i tunisini che arrivano sulle coste italiane "devono essere rimpatriati o ridistribuiti verso altri Paesi europei. E' clamoroso che non ci sia solidarietà da nessuno dei Paesi europei, compresi quelli verso i quali molti tunisini vorrebbero andare, cioè la Francia. Non possiamo accettare che dalla Tunisia fugga la gente come se ci fosse la guerra, sono migranti economici".
Ma il portavoce della commissaria Ue agli Affari interni Cecilia Malmstroem, Michele Cercone, ha precisato che "la politica dei rimpatri si fa in cooperazione con i Paesi di origine degli immigrati economici verso cui questi saranno rinviati". L'Italia non può quindi decidere autonomamente di rinviare senza un accordo con la Tunisia gli immigrati che arrivano a Lampedusa.
Intanto il premier tunisino, Beji Caid Sebsi, in un'intervista trasmessa dalla tv privata 'Nesma', ha lamentato che "i clandestini tunisini tenuti nei centri di detenzione temporanea in Italia vengono trattati come agnelli in gabbia". "All'inizio venivano trattati bene - ha affermato - ma ora la faccenda viene strumentalizzata dai partiti di destra europei". A proposito delle migliaia di tunisini sbarcati a Lampedusa, Beji Caid Sebsi ha detto che "si tratta di un problema del governo italiano, ma spetta a noi l'onere di controllare i nostri confini".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Lasiciliaweb.it, TMnews, Repubblica/Palermo.it, Corriere del Mezzogiorno.it]

- Tunisini in fuga da Mineo di Massimo Lorello

 

 

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01 aprile 2011

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