Il Mend: ''Oggi liberi gli ostaggi''

Saranno liberati oggi i sei lavoratori stranieri, tra cui quattro italiani, rapiti lo scorso 1 maggio in Nigeria

30 maggio 2007

30 maggio. Esattamente trenta giorni dopo il rapimento, così come aveva specificato fin da subito, i ribelli del Mend, Movimento per l'emancipazione del delta del Niger, i sei lavoratori stranieri, tra cui quattro italiani (Raffaele Pascariello, Alfonso Franza, Mario Celentano e il ragusano 35enne Ignazio Gugliotta), saranno liberati oggi. I sei uomini (con gli italiani anche un crotato e un americano) erano stati rapiti lo scorso 1 maggio in una piattaforma galleggiante della Chevron.

La conferma è arrivata via email all'agenzia di stampa France Presse, dopo che ieri in tarda mattinata con un altro messaggio il Mend aveva informato le agenzie di stampa che la liberazione sarebbe avvenuta oggi, così come avevano annunciato già alcune ore dopo il rapimento, ma solo se se non fosse stata intentata alcuna azione di forza.
In un precedente messaggio, il gruppo separatista aveva spiegato: ''Trattenendo gli ostaggi fino al 30 maggio avremo chiaramente dimostrato l'incapacità del regime di Obasanjo (Olusegun, il presidente uscente della Nigeria, ndr) di fermare i disordini nel Delta attraverso i metodi draconiani usati in passato''.
Fin dall'inizio il portavoce del Mend, Jomo Gbomo, aveva sottolineato che la natura del blitz era puramente dimostrativa. Lo scopo era di mantenere alta la pressione sul governo nigeriano e sulle società petrolifere straniere, accusati di spartirsi i proventi dell'estrazione di greggio e idrocarburi senza preoccuparsi delle condizioni di estrema indigenza in cui versa la popolazione della regione, che vive con meno di un dollaro al giorno, senza servizi sanitari, scuole, acqua ed elettricità. Gran parte della ricchezza scompare infatti nelle tasche della classe dirigente politica ed economica del paese, giudicata una delle più corrotte al mondo secondo i parametri di Transparency International.

Nello Stato del Delta si è, intanto, scatenata una battaglia che, nel giorno del giuramento del nuovo presidente Umaru Yar'Adua, ha lasciato sul terreno quindici morti. Le violenze sono avvenute vicino Tombia, nell'area di Cawthorne Channel, e sono state ingaggiate da milizie tra loro rivali. Molti tra i combattenti, protagonisti delle intimidazioni esercitate sulla popolazione durante le ultime elezioni presidenziali, lamentano di non aver ricevuto un adeguato compenso dai politici per il lavoro fatto.
Ieri il presidente Yar'Adua durante il suo discorso di insediamento ha lanciato un appello a tutti i combattenti affinché ''sospendano tutte le azioni violente'', sottolineando che la regione del Delta del Niger ''necessita attenzione''. Jomo Gbomo, con una email all'Associated Press ha detto di stare valutando la richiesta del presidente, e in un altro messaggio inviato ad Apcom, Gbomo ha aggiunto: ''daremo una risposta molto presto''.
Due giorni fa, il quotidiano nigeriano Vanguard aveva riferito di una scissione interna al Mend, tra i militanti ''istruiti, più progressisti che chiedono un cessate il fuoco, per poter offrire al governo la possibilità di fare qualcosa'' per lo sviluppo della regione, e ''quelli con il sangue caldo che ritengono che il governo li abbia ingannati abbastanza''. Interpellato dall'agenzia Apcom su tale divisione interna, Jomo Gbomo aveva risposto: ''Non c'è alcun conflitto al nostro interno e nessun accordo tra i più progressisti nel concedere tempo al governo. Il governo è incapace di mettere in atto qualsiasi cambiamento significativo nella regione del Delta del Niger''.
Con gli scontri di ieri, comunque, sembrano aver dato la risposta insieme ad un comunicato ricevuto dalla Reuters: ''Non porremo termine ai nostri attacchi fino a quando non sentiremo altro che parole... Il presidente avrebbe dovuto dare in cambio qualcosa, come il rilascio degli ostaggi del Delta del Niger nelle mani del governo''.

Nell'ultimo anno e mezzo il Mend è stato protagonista di numerosi atti di sabotaggio e rapimenti che hanno avuto spesso come obiettivo impianti e dipendenti dell'Eni. Solo a maggio una piattaforma galleggiante dell'Agip è stata attaccata al largo di Port Harcourt e due oleodotti sono stati distrutti dai guerriglieri. E al 15 marzo risale la liberazione di altri due nostri connazionali, Francesco Arena e Cosma Russo, che erano stati prelevati durante un raid il 7 dicembre 2006 insieme ad altri loro due colleghi liberati prima.

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30 maggio 2007

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