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Il "modello Cinquestelle" all'Ars

I deputati del Movimento rivendicano la loro estraneità allo scandalo "spese pazze" e raccontano il loro modo di vivere dentro l'Istituzione

18 gennaio 2014

Bevono l'acqua che scorre dai rubinetti degli uffici del Parlamento siciliano perché dopo averla fatta analizzare da un chimico hanno appurato che "è perfettamente potabile", assicurano di non avere mai pagato una cena con soldi del gruppo e di avere acquistato ceste per Natale ai dipendenti auto-tassandosi 25 euro a testa. Coi soldi pubblici assegnati dall'Assemblea al loro gruppo parlamentare hanno organizzato quattro convegni costati qualche centinaio di euro, pagano le spese del contratto con la Telecom per la linea telefonica, prodotti di cancelleria e gli stipendi del personale esterno.
E' il "modello Cinquestelle" che i 14 grillini dell'Assemblea siciliana rivendicano nel pieno dello scandalo sulle spese pazze dei gruppi parlamentari al centro dell'inchiesta della Procura di Palermo che coinvolge 31 deputati regionali di tutti i gruppi, esclusi i Cinquestelle, il Megafono, movimento fondato dal governatore Rosario Crocetta e la lista Musumeci, che porta il nome di Nello Musumeci, l'ex eurodeputato sconfitto nella corsa alla Presidenza della Regione.

"Quando arrivammo in Parlamento trovammo solo scrivanie e qualche sedia, non per tutti però: comprai la mia sedia da Ikea ma coi miei soldi, quando finirà il mio mandato me la porterò a casa", racconta il capogruppo Giancarlo Cancelleri. E' lui, come gli altri capigruppo, a tenere la "borsa" come responsabile legale. "Non ho mai autorizzato un rimborso illegittimo e mai mi è stato chiesto dai colleghi - aggiunge -. Per il V-Day a Genova o a Roma ogni deputato ha pagato il viaggio di tasca propria. Ma questo per noi è la normalità".
Cancelleri spiega che "fin dall'inizio, col supporto del consulente, abbiamo impostato il bilancio del gruppo sulla base del decreto Monti, anche se la Sicilia allora era l'unica Regione in Italia a non averlo recepito".
La spesa maggiore, all'inizio, fu per l'acquisto di 20 computer. "Facemmo richiesta all'Assemblea per avere i pc, ma ci risposero che non ce n'erano disponibili e che gli altri gruppi li acquistavano con i fondi trasferiti dall'amministrazione come contributo unificato - spiega il portavoce -. Così abbiamo fatto, ma quei pc dai nostri uffici non escono, servono al gruppo e a fine mandato li lasceremo qui, perché non sono nostri".

Finora sono quattro i convegni organizzati dal Movimento: tre giorni dedicati alle isole minori col contributo della Presidenza dell'Ars, un incontro sulle Province a Caltanissetta, una riunione sulla democrazia partecipata ad Acireale e il convegno sull'acqua col professore Riccardo Petrella, "al quale abbiamo pagato le spese di viaggio", afferma il portavoce del M5s. "Anche i necrologi li paghiamo coi soldi delle nostre indennità e non con quelli del gruppo, come è avvenuto per la morte della nonna di un nostro collega deputato", precisa Cancelleri, in riferimento proprio alle spese per i necrologi contestate dai magistrati all'ex capogruppo del Pd, Antonello Cracolici. E i giornali? "Non li compriamo, non ne abbiamo bisogno: ci informiamo attraverso il web", aggiunge Salvatore Siragusa (M5s).
I grillini la definiscono "una giungla senza regole certe". Quel "pozzo di San Patrizio" è stato alimentato "da un sistema aleatorio". "Quando ci insediammo in Assemblea a dicembre del 2012 - ricorda Siragusa - chiedemmo agli uffici come potevamo utilizzare i fondi del cosiddetto 'contributo unificato' ai gruppi, pensavamo ci fosse un regolamento: invece ci risposero in modo generico che i soldi erano destinati al funzionamento del gruppo e alle attività di rappresentanza. Insomma, tutto molto discrezionale".

Secondo Siragusa "è ovvio che in assenza di regole ognuno fa quello che crede, a seconda della propria sensibilità: ma così è un sistema folle, non può funzionare e infatti l'indagine sta scoperchiando gestioni allegre dei fondi pubblici". "La magistratura deve fare il suo corso - aggiunge Siragusa -. Chi ha sbagliato deve pagare. Certo è mortificante che un terzo del Parlamento sia indagato".
Tra l'altro in Piemonte e in Emilia Romagna, come in altre Regioni d'Italia, a fine legislatura tutti i gruppi sono tenuti a restituire i soldi assegnati dai Consigli e non spesi durante i cinque anni. In Sicilia questo non accade. Gli avanzi di gestione dei gruppi parlamentari, a chiusura di legislatura, transitano sotto la gestione dei nuovi gruppi costituiti dagli stessi partiti.
Cancelleri spiega che "questo è un sistema tutto siciliano. In altre Regioni - dice - ogni gruppo rendiconta le spese ai Consigli regionali e a fine legislatura i soldi non spesi tornano nelle casse delle amministrazioni. E' ora di adeguarci al resto del Paese. Bisogna mettere un punto agli scandali e alle spese allegre dei fondi pubblici".

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18 gennaio 2014
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