Il Museo della Mafia di Salemi V.M.16

Dopo che due visitatori sono stati colti da malore, a causa di alcune immagini particolarmente crude, il sindaco Sgarbi ha disposto il divieto per i minori di 16 anni

15 maggio 2010

Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha disposto di vietare ai minori di 16 anni la visita ad alcune installazioni del Museo della Mafia inaugurato lo scorso 11 maggio dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Contestualmente il critico d’arte ha disposto la collocazione di cartelli all’ingresso del museo per avvertire i visitatori che la visione di foto e video che raccontano gli omicidi di mafia può suscitare forti reazioni emotive.
La decisione è stata presa dopo che nei giorni scorsi due visitatori hanno accusato dei malori durante la visita all’interno della cosiddetta "Cabina della violenza", e dopo una attenta valutazione sull’opportunità di far vedere ai ragazzi scene particolarmente cruente.

Il museo, dedicato a Leonardo Sciascia, è concepito apposta per scioccare e può far star male chi non è abituato, come i cronisti o gli investigatori, a vedere cadaveri per terra crivellati di colpi di lupara. Così una donna di 40 anni milanese e una giovane studentessa catanese hanno dovuto sedersi all'aperto e bere un po' d'acqua fresca per riprendersi dopo essere passate attraverso la "cabina della violenza", una delle 10 del museo che rappresentano il percorso virtuale attraverso la storia di Cosa nostra.
La cabina 8 per esempio, che come le altre è di appena un metro quadrato, simula il retro di una macelleria siciliana con le piastrelle sporche di sangue e presenta immagini raccapriccianti che mostrano particolari anche "scientifici" di delitti.
"La cabina delle estorsioni - spiega il direttore del museo Nicolas Ballario - prima di essere sistemata nel museo è stata bruciata e il legno semicarbonizzato impregna il visitatore dell'odore tipico di ciò che resta dopo un attentato del racket. Lì dentro si assiste alla disperazione dei commercianti che vedono la loro vita andare in fumo".

Il museo fa quindi già discutere mentre è in corso la querelle tra Sgarbi e la famiglia Salvo. Oggetto del contendere è l'esposizione nel museo della prima pagina del quotidiano L'Ora del 1984 con la foto dei cugini esattori Ignazio e Nino Salvo il giorno dell'arresto. A chiedere la rimozione di quel documento è stata la vedova di Nino Salvo attraverso un'ingiunzione del tribunale. "Noi non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria - ribadisce Ballario - ma quella prima pagina è un documento incancellabile. Non toglieremo la foto: è uno dei trecento documenti esposti sui pannelli per ripercorrere la cronaca di Cosa nostra". Nino Salvo morì di tumore prima della sentenza del maxiprocesso. Il cugino Ignazio, condannato per mafia, venne ucciso nel settembre '92.

Il Museo della Mafia si trova all’interno del Collegio dei Gesuiti, trasformato in polo museale, dove però sono ancora in corso lavori di ristrutturazione e adeguamento degli impianti. Lavori sospesi durante la visita del Capo dello Stato, ma che adesso sono ripresi ponendo non pochi problemi per la fruizione del Museo della Mafia, di quello del Risorgimento e della mostra del FAI "Paesaggi d’Italia". Per evitare un contenzioso con la ditta che sta eseguendo i lavori Sgarbi ha indicato una soluzione già sperimentata alla Villa Romana del Casale di Piazza Armerina: "In sostanza il Museo della Mafia – dice Sgarbi - sarà chiuso appena aperto, per essere aperto quando è chiuso. Siccome la ditta deve pur completare i lavori e non è nostra intenzione essere di ostacolo, faremo un’accoglienza contingentata per anime sensibili: consentiremo l’ingresso al museo tutti i giorni, per gruppi di 30, dalle 18 alle 24,00. In pratica quando il cantiere sarà chiuso".

 

 

 

 

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15 maggio 2010

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