Il Paese chiede equità!

Dopo lo sciopero generale il governo cerca coperture finanziarie ad eventuali modifiche su Ici e previdenza

13 dicembre 2011

Tre ore di sciopero generale a fine turno e manifestazioni con migliaia di persone in tutta Italia, da Genova a Bari, da Napoli a Milano, da Palermo a Firenze. Poi, nel pomeriggio, un presidio davanti a Montecitorio con i tre segretari confederali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
Dopo il fallimento di domenica sera dell'ultimo disperato tentativo di far cambiare idea al governo (LEGGI), è stata questa ieri la risposta dei sindacati per dire no alla manovra economica. Una mobilitazione che dopo anni di divisioni e polemiche ha ricompattato Cgil, Cisl e Uil, con una sola eccezione a Bologna dove nemmeno la contrarietà verso la manovra Monti è riuscita a dissipare le incomprensioni tra sigle e le iniziative sono state due.
"Le bandiere unite fanno un bell'effetto, è un'iniziativa importante in tutta Italia", ha commentato Susanna Camusso davanti a Montecitorio. "Il paese - ha aggiunto - chiede equità e che i sacrifici non ricadano sempre sui soliti noti".

Fatto eccezione per il capoluogo piemontase, dove le proteste contro le misure anticrisi si sono intrecciate con la vertenza Fiat, le parole d'ordine che hanno animato le dimostrazioni in tutte le piazze della Penisola sono state le stesse che i sindacati hanno ribadito anche a palazzo Chigi nel corso del colloquio con il presidente del Consiglio Mario Monti. Innazitutto il fatto che sulle rendite dei patrimoni "non c'è uguale attenzione" che sul carico sui lavoratori e pensionati, che pagheranno un costo salatissimo attraverso la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa e la riforma previdenziale. Altra accusa alla manovra è quella di essere "fortemente depressiva", di "aggravare la situazione del Paese" e "non risolverla". "Fino a ieri abbiamo chiesto che si rivedessero le norme sulle pensioni per evitare delle ingiustizie - ha rincarato Raffaele Bonanni - Ma ci siamo sentiti ripetere che c'è una crisi incredibile e che bisogna fare una manovra rigorosa. Siamo d'accordo, ma vogliamo anche che sia equa".

Critiche che vanno conquistando consensi tra le forze politiche. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che oggi incontrerà i tre segretari confederali e quello della Ugl, Giovanni Centrella, avanza ad esempio una serie di richieste. Tra queste, introdurre elementi di gradualità nella riforma delle pensioni; compiere uno sforzo ulteriore contro l'evasione fiscale, abbassando anche il tetto per i pagamenti in contanti; fare chiarezza tra immobili di culto e commerciali appartenenti alla Chiesa e su questi ultimi imporre il pagamento dell'Ici. Appunti che, assicura Bersani, non faranno comunque venir meno il sostegno dei Democratici al decreto.
Molto più netta la posizione dell'Italia dei Valori. "Uno sciopero sacrosanto", lo ha definito Antonio Di Pietro, perché "così pagheranno i pensionati, ma non l'ex presidente del Consiglio, e nemmeno gli evasori fiscali che, a forza di non essere mai puniti, hanno quadruplicato in trent'anni i loro furti". "Monti - ha aggiunto il leader dell'Idv - ha ancora il tempo e la possibilità per ascoltare quello che gli italiani chiedono e modificare la manovra, accogliendo i nostri emendamenti. Possiamo solo sperare che capisca la situazione e faccia quello che gli italiani onesti si aspettano dal suo governo".

I margini per delle modifiche appaiono comunque esigui. Ieri sono stati depositati i primi emendamenti dei relatori nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Nel pacchetto, tuttavia, mancano ancora le novità più attese su Imu e pensioni, temi ai quali il governo sta ancora lavorando per cercare le coperture necessarie alle modifiche. Proprio per questo motivo l'esame in Aula è stato rinviato a domani, mercoledì 14 dicembre. Sulla parte previdenziale della manovra hanno lavorato in particolare il ministro del Welfare Elsa Fornero e quello per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda annunciando che le modifiche per la reintroduzione quantomeno parziale dell'indicizzazione delle pensioni "stanno arrivando".
Modifiche ben accette, ma che saranno comunque difficilmente sufficienti a far rientrare la mobilitazione dei sindacati. "Non è detto che sia finita e che questo sciopero sia l'unico", ha detto Susanna Camusso. Poi, dopo un incontro tra i tre leader sindacali, Bonanni ha rilanciato: "Abbiamo parlato di come continuare la nostra battaglia. Non daremo tregua fino all'ultimo giorno e anche dopo". Per ora di certo c'è l'astensione dal lavoro dei dipendenti pubblici in programma per lunedì prossimo e quella dei ferrovieri di tutte le sigle sindacali in calendario dalle 21 di giovedi 15 alle 21 di venerdì 16 dicembre. A tale proposito Trenitalia ha avvertito che "alcuni treni potranno essere oggetto di cancellazioni o limitazioni di percorso".

La manovra e la protesta in Sicilia - Ieri i sindacati si sono riuniti in sit-in dei davanti alla prefettura di Palermo in occasione dello sciopero generale contro la manovra del governo nazionale. Una protesta di tre ore con distribuzione di volantini a passanti e automobilisti. Alle 16 l'incontro con il prefetto.
"Il nostro territorio - ha detto Giovanni Scavuzzo, segretario provinciale della Fim Cisl - è quello che subisce i colpi più duri della manovra. Quando si toccano le pensioni si intacca il reddito di famiglie che cercano, proprio attraverso questo piccolo reddito, di sopperire alla mancanza di lavoro dei figli. Chiediamo modifiche sostanziali che vadano in controtendenza rispetto ai governi precedenti. Non penalizzando ulteriormente il Sud".
Circa duecento le persone coinvolte nel sit-in. I lavoratori hanno bloccato il traffico in via Cavour intonando il coro "chi non salta è un politico". Stanno protestando anche i dipendenti della Sis, la società che si occupa della realizzazione del tram a Palermo e il corpo di ballo del teatro Massimo che chiede l'istituzione di una compagnia stabile a Palermo.

"Nonostante la mancata apertura da parte del governo, continuiamo ad auspicare che si aprano spazi per modifiche alla manovra economica nel segno dell'equità e della giustizia sociale. Chiediamo un impegno in tal senso anche alle forze politiche presenti nel parlamento". E' quanto hanno affermato i segretari di Cgil, Cisl e Uil Sicilia, Mariella Maggio, Maurizio Bernava e Claudio Barone.
I sindacati in Sicilia hanno organizzato presidi davanti a tutte e nove le prefetture. "Se i provvedimenti su pensioni e Ici verranno confermati nella formulazione attuale - hanno aggiunto i tre sindacalisti - avranno un peso insostenibile per i redditi più bassi e una nuova scure si abbatterà per conseguenza sui consumi, già calati negli ultimi due anni nell'Isola di oltre il 4%, accrescendo il disagio sociale, e aggravando la recessione".
Maggio, Bernava e Barone hanno sottolineato quanto "questi effetti saranno ancora più gravi in Sicilia, la regione che conta il maggior numero di pensioni al minimo, i redditi più bassi, il più alto tasso di disoccupazione. Temiamo peraltro - hanno detto ancora - che ci si sia incanalati su un percorso antidemocratico nel quale i sindacati non vengono ascoltati, le forze politiche non incidono. Per questo chiediamo ai partiti di fare valere il binomio equità-democrazia, rappresentando nel parlamento gli interessi di tutti, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione e di chi ha meno voce".
I segretari regionali delle tre sigle hanno sottolineato anche la loro "preoccupazione per l'entità dei tagli ai trasferimenti a regioni, comuni e province, che rischiano di indebolire anche il welfare locale con ulteriore danno per i meno abbienti". E hanno chiesto al presidente della Regione di "fare sentire la voce della Sicilia, cominciando col pretendere l'accordo con lo Stato per la restituzione delle accise sui prodotti petroliferi".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Ansa, Repubblica.it, Lasiciliaweb.it]

 

 

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13 dicembre 2011

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