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Il Paese è sotto controllo? Caccia agli intercettatori

Continua il braccio di ferro sulle intercettazioni. La Fnsi: ''I giornalisti sono sotto tiro''

10 giugno 2008

Continua il braccio di ferro sulle intercettazioni, dopo la stretta annunciata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il Guardasigilli Angelino Alfano ha confermato che il governo presenterà una sua proposta e ha sottolineato che il Paese è sotto controllo. "Nessuno vuole arginare l'azione della magistratura o comprimere le indagini", ha premesso alfano intervenendo in Commissione Giustizia della Camera. Poi però ha ricordato che in Italia "oltre centomila persone nel corso di un anno vengono intercettate" e, tenendo conto del numero di telefonate giornaliere, dei soggetti contattati e dei giorni cui si è sottoposti a controllo, si può "empiricamente dire che è intercettata una grandissima parte del nostro Paese".
Inoltre, la spesa per le intercettazioni "è in continua crescita" con un sistema "molto costoso e irrazionale". Da qui la conferma che "il nostro governo presenterà una proposta alle Camere e siamo fiduciosi sul fatto che anche in questa materia si possa venire a capo di una vicenda in modo assolutamente responsabile" cioè con un confronto "nel merito in modo assolutamente costruttivo".
Quindi "nelle prossime ore, a nome del governo, incontrerò i partiti alleati per discutere dei punti del testo. Siamo al lavoro, non escludo che possa andare nella seduta del Consiglio dei ministri di venerdì".

Per il ministro ombra dell'Interno Marco Minniti bisogna "mantenere la possibilità di indagare ma separare da essa tutto quello che non è utile all'indagine, che non va né trascritta né pubblicata". E' necessario dunque conciliare "l'efficacia della libertà dell'indagine" e "l'assoluto rispetto della privacy".
Da parte sua Antonio Di Pietro ha annunciato "il referendum abrogativo" perché "le intercettazioni telefoniche stanno alla lotta alla criminalità come il bisturi sta al chirurgo in sala operatoria. Sono necessarie per curare il malato dal male". "Spiace constatare - ha aggiunge il leader dell'Italia dei valori - che il Pd si mostri tentennante rispetto alla gravità della proposta di Berlusconi".
Per il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, "la disinvoltura con cui si vuole affrontare la materia va ridimensionata". Ci sono reati che si conoscono solo dopo le intercettazioni, ma "considerarle come reti a mare per prendere tutto non si può".

Un secco 'no' alla limitazione delle intercettazioni ai soli reati di terrorismo e criminalità organizzata arriva dalla Fieg, attraverso le parole del presidente Boris Biancheri: "Non mi sembra affatto una buona idea". "Un sequestro di persona o la corruzione di un pubblico ufficiale che non hanno connessioni con mafia o camorra non sono meno gravi per questo - continua Biancheri - quel che è necessario è che le intercettazioni siano disposte solo in caso di assoluta necessità e che venga tutelato rigorosamente il segreto istruttorio".
Infine, per il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), Franco Siddi, "la categoria dei giornalisti è sotto tiro". "Ci risiamo! E non ci stiamo! La Fnsi non ci sta. La galera per i giornalisti fino a cinque anni per la sola ragione di aver pubblicato notizia o atti di intercettazioni, che altri dovevano semmai custodire, sarebbe un atto fuori legge. Il diritto-dovere di dar conto di indagini in corso e quelle del pubblico a riceverne informazione prevale sulle esigenze di segretezza, come ha stabilito, un anno fa, la Corte europea dei diritti dell'uomo".
Ricordiamo che, nei giorni scorsi, intervenendo all'assemblea dei giovani industriali a Santa Margherita ligure, Berlusconi aveva annunciato le misure anti-intercettazioni all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri: cinque anni a chi, tra chi le esegue e chi le pubblica a mezzo stampa, violerà il nuovo provvedimento secondo cui le intercettazioni potranno essere eseguite e utilizzate solo nelle indagini sul terrorismo e sulla criminalità organizzata.

"Con il massimo rispetto per il presidente del Consiglio dei Ministri e con la migliore attenzione al rispetto della dignità delle persone e dei diritti alla riservatezza
- ha commentato Siddi - non potremmo mai considerare norma liberale quella che imponga un bavaglio alla stampa. Non si può cancellare per legge, come sarebbe con la previsione di 5 anni di carcere, l'obbligo del giornalista di dar conto delle notizie provenienti da intercettazioni della magistratura, che va ricordato vengono pubblicate quando sono di pubblico interesse. I giornalisti non sono né debbono essere semplice 'buca delle lettere' o delle 'soffiate', ma hanno l'obbligo deontologico di 'propalare' - come dice l'onorevole Berlusconi - meglio di divulgare, far conoscere, notizie fondate su fatti, atti e comportamenti veri, lealmente accertati come tali, che siano e che debbono essere conosciuti dai cittadini ai fini di un libera formazione dei propri convincimenti; sia rispetto a chi finisce in un'inchiesta penale ma anche perché sia osservabile come procedono le inchieste stesse".

"Il Governo - ha detto ancora il segratrio della Fnsi - stabilisca le regole e gli ambiti in cui siano possibili le intercettazioni, pensi alla lotta a tutti i crimini più gravi, ma non comprima mai l'esercizio dei poteri e delle funzioni di garanzia democratica. Bisogna mettere i magistrati nelle condizioni di amministrare con efficacia la giustizia (risorse, organici, strumenti) e i cittadini in quelle di essere correttamente informati da una stampa libera che non può avere mai il compito di oscurare le notizie scomode. La tutela della privacy da parte dei giornalisti è regolata da uno specifico codice deontologico, condiviso con il Garante per la protezione dei dati personali. Qualche meccanismo non va? Se ne parli e si decida, ma no a bavagli ideologici. Non risulta, peraltro, - argomenta il Segretario generale della Fnsi - che la questione privacy sulle intercettazioni sia stata sollevata per la gente comune ma solo da personaggi noti, per i quali la tutele dei dati è fortemente attenuta".

"Vogliamo, infine, rassicurare il presidente Berlusconi e tutti coloro che ieri come oggi (di quasi tutti i colori politico) hanno pensato a leggi bavaglio: la Fnsi non invoca libertà d'insulto e crede fermamente nella tutela della dignità di tutte le persone. L'adesione al codice deontologico è chiara e val la pena di ricordarne l'articolo 6:
1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l'informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell'originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti.
2. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.
3. Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla libertà di informazione nonché alla libertà di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.
Così come ieri sul disegno di legge Mastella - ha concluso Siddi - la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e i giornalisti italiani si opporranno a ogni provvedimento che contrasti con questi principi essenziali che fanno parte della nostra civiltà".

[Informazioni tratte da Adnkronos.com e Aise.it]

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10 giugno 2008
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