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Il pentito Giovanni Brusca, ex luogotenente di Totò Riina, chiede allo Stato di pagare il suo legale

28 novembre 2005

Ex uomo d'onore, ex capomandamento e luogotenente di Totò Riina e ora collaboratore di giustizia, ha chiesto a quello Stato che ha offeso e infangato i soldi per pagare il suo legale.
E' firmato da Giovanni Brusca il ricorso al Tar del Lazio contro il rigetto, da parte della Commissione definizione e applicazione misure speciali di protezione del Viminale, dell'istanza di pagamento delle parcelle relative all'assistenza legale nel periodo compreso dal mese di luglio 1996 e l'8 marzo 2000.
Infatti, nel periodo di riferimento Brusca, pur avendo iniziato la sua collaborazione con la magistratura, svelando retroscena, delitti e liason politiche di Cosa nostra, non era stato ammesso al programma di protezione. Circostanza, questa, che dà diritto ad essere assistito a spese dello Stato. Spese legali che invece, gli sono state riconosciute dalla Commissione del Viminale, nel periodo successivo a quello oggetto del ricorso fatto ai giudici amministrativi.

Analogo ricorso è stato presentato al Tar del Lazio anche dal difensore dello stesso Brusca, l'avvocato Luigi Li Gotti. Quest'ultimo si è visto respingere dal Viminale la richiesta del riconoscimento delle parcelle per l'assistenza al collaboratore di giustizia nel medesimo periodo. ''La cifra - ha spiegato l'avvocato Li Gotti - non è stata quantificata. Certo è che si tratta di oltre 1.200 udienze fatte nei Tribunali di mezza Italia. La Commissione del Viminale per il caso di Brusca non ha ritenuto di dover ''retrodatare'' il riconoscimento del programma di protezione, all'inizio della sua collaborazione datata 1996 come confermano anche atti giudiziari. Ad altri collaboratori la retroattività è stata riconosciuta. Da qui il ricorso alla giustizia amministrativa''.

La discussione, in sede di udienza pubblica, era fissata davanti al Tar del Lazio all'inizio della scorsa settimana, ma è stata rinviata al prossimo mese di febbraio. ''Il provvedimento della Commissione del Viminale - ha spiegato il legale di Brusca, l'avvocato Manfredo Fiormonti - è illegittimo. Anche Brusca, come tutti gli altri collaboratori di giustizia, deve usufruire dei benefici previsti per l'assistenza legale fin dall'inizio della sua collaborazione con la magistratura. Non riusciamo a capire perché vi sia stata questa disparità di trattamento''.

Fortemente contrario al fatto che sia lo Stato a pagare le spese legali di Brusca, si è mostrato Salvino Caputo, presidente dell'Associazione Antiracket ''Emanuele Basile'', che ha chiesto al ministro di Grazia e Giustizia di revocare il provvedimento che garantirebbe al pentito Giovanni Brusca il patrocinio gratuito a spese dello Stato. ''Brusca ha ancora un enorme patrimonio immobiliare - ha dichiarato Caputo - che non è stato né rinvenuto né confiscato, tranne un appezzamento di terreno di soli 6 mila metri quadrati in contrada Signora a Monreale. Non possiede pertanto i requisiti per essere ammesso alla difesa a spese dello Stato e quindi dei cittadini. Oltre alla circostanza che è ignobile che al boia di Capaci e all'assassino del piccolo Giuseppe Di Matteo venga assicurata la difesa a spese di tutti noi''.

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28 novembre 2005
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