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Il pentito Marino Mannoia è tornato in Italia

Il "chimico" di Cosa nostra, che risiedeva negli Stati Uniti, riceverà uno stipendio di circa mille euro al mese

16 giugno 2011

Il pentito di mafia Francesco Marino Mannoia, 60 anni, è tornato a vivere in Italia. E' uno dei collaboratori di giustizia più importanti anche negli Stati Uniti (ha testimoniato anche nel processo contro il boss americano John Gotti, condannato all'ergastolo, ndr), dove ha abitato fino a qualche mese fa. Dopo essere stato protetto per 16 anni dai Marshal americani, Mannoia ha ritenuto le condizioni di vita offerte dagli States inaccettabili per sé e soprattutto per i suoi familiari, costretti a non avere un'identità propria e a vivere in condizioni di disagio.
Come aveva preannunciato, tra il serio e il minaccioso, alcuni anni fa, Mannoia, fedelissimo di Stefano Bontade, è così rientrato in Italia, da uomo del tutto libero, dato che ha finito di scontare nel febbraio 2010 le condanne a complessivi 17 anni di carcere, inflittegli sia in Italia sia negli Usa. Ora è sotto la tutela, in una località segreta, del Servizio centrale di protezione, ma deve vivere con uno stipendio inferiore a mille euro, a fronte degli 8.960 che riceveva negli Usa.
Nel 2006 c'era stata una dura polemica seguita alla decisione dello Stato italiano di proporgli la "capitalizzazione", una sorta di liquidazione finale per farlo uscire dal programma di protezione. Mannoia, da sempre considerato altamente attendibile, si era rifiutato di aderire al programma, perché non si sentiva ancora sicuro, e in quell'occasione aveva detto che sarebbe tornato in Italia. Non avendo lavoro, aveva aggiunto provocatoriamente che sarebbe potuto solo tornare a delinquere.
Il pentito soprannominato 'Mozzarella', fu uno degli accusatori di Giulio Andreotti nel processo per mafia a Palermo. Raccontò di un incontro tra il senatore a vita e Stefano Bontade.
Il collaboratore, detto "il chimico" per la sua abilità nella raffinazione dell'eroina, inizio a collaborare con il giudice Giovanni Falcone l'8 ottobre del 1989. Il 23 novembre successivo a Bagheria i killer inviati dai boss corleonesi massacrarono tre componenti della sua famiglia: la sorella Vincenza, la madre Leonarda e la zia Lucia.

Ieri, Francesco Marino Mannoia doveva essere interrogato da due pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sull'omicidio di Calogero De Bona, sottufficiale della polizia giudiziaria eliminato col metodo della lupara bianca nel 1978. L'interrogatorio è però slittato. Infatti, il collaboratore ha chiesto, tramite fax al procuratore aggiunto Ignazio De Francisci, un rinvio per motivi di salute. Il nuovo interrogatorio non è ancora stato fissato.

[Informazioni tratte da Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it, Corriere del Mezzogiorno]

- Francesco Marino Mannoia è tornato in libertà (Guidasicilia.it, 12/02/10)

 

 

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16 giugno 2011
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