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Il Popolo sovrano si è espresso

Il successo dei Referendum. Berlusconi: "Bisogna prendere atto del risultato". La Lega Nord: "Siamo stufi di prendere sberle!"

14 giugno 2011

I QUESITO - PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA
Affluenza: 54,8% - SI 95,3% NO 4,7&
II QUESITO - PROFITTI SULL'ACQUA
Affluenza: 54,8% - SI 95,8% NO 4,2%
III QUESITO - ENERGIA NUCLEARE
Affluenza: 54,8% - SI 94,1% NO 5,8%
IV QUESITO - LEGITTIMO IMPEDIMENTO
Affluenza: 54,8% - SI 94,6% NO 5,4%

Prima il quorum, poi i risultati hanno mostrato chiaramente la volontà del Popolo Italiano. Lo ammette il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo il quale "bisogna prenderne atto" e, conseguenzialmente, bisogna "dire addio al nucleare" e "migliorare la ricerca" sulle energie alternative. Ma, i quesiti referendari sono stati quattro, ed è bene che Berlusconi prenda atto anche del fatto che per gli italiani l'acqua deve rimanere pubblica, e quindi nessuno può fare profitti con questa, e che la legge deve essere uguale per tutti, compreso il primo ministro.
Vero è che un referndum non deve avere alcuna connotazione politica, ma come negare l'esultanza al centrosinistra e le reazioni di insofferenza nella maggioranza? Palese, tra l'altro, quella della Lega. A un Roberto Maroni che è andato a votare, pochi minuti dopo i primi risultati ha fatto eco Roberto Calderoli: "Ora siamo stufi di prendere sberle". Stretti tra un elettorato ormai inferocito e che su alcuni dei temi referendari ha scelto di andare alle urne e l'appuntamento di Pontida che viene ormai vissuto come un momento di resa dei conti nella maggioranza, i leghisti questa volta non hanno mediato rispetto al responso della consultazione e hanno lanciato un avvertimento duro a Palazzo Chigi. E probabilmente non possono bastare le parole del neosegretario del Pdl Angelino Alfano che ha provato a rassicurare: "Ora il governo deve predisporre un quadro preciso di scelte politiche e programmatiche". "Il Pdl - ha detto il ministro della Giustizia - ha chiarito già da tempo di non considerare quella dei referendum una scadenza politica sulla quale impegnarsi come partito e tantomeno come maggioranza di governo. Del resto la stessa percentuale raggiunta dai quesiti referendari rende evidente che essa è andata molto al di là della forza elettorale della sinistra ed ha avuto il voto di milioni di elettori del centrodestra che hanno inteso esprimere la loro opinione sui temi referendari e di certo non danneggiare il governo".

Ma, come già accennato, la Lega è stanca di "batoste". "Alle amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un'abitudine...", ha affermato il ministro per la Semplificazione normativa Calderoli. "Per questo domenica andremo a Pontida per dire - ha anticipato il ministro - quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno, visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c'è il due senza il tre...".
Dopo i risultati referendari lo stato maggiore del Carroccio si è riunito nella sede milanese di via Bellerio. Al vertice hanno partecipato Umberto Bossi, Maroni, Calderoli, il governatore del Piemonte Roberto Cota e il capogruppo al Senato Federico Bricolo. Al termine tutti sono andati via senza rilasciare dichiarazioni.
Di pesanti ripercussioni dei referendum politiche ha parlato anche Claudio Scajola: "Prendiamo atto. E resto convinto che il nucleare sia l'opportunità migliore per dare energia a basso costo. Detto questo sul piano politico non c'è dubbio che è segnale forte di disagio verso chi governa", ha commentato l'ex ministro delle Attività Produttive.
Più sicuro e ottimista Ignazio La Russa secondo il quale non cambierà niente. "Quando la Democrazia Cristiana perse il referendum sul divorzio, poi governò per altri vent'anni - ha detto il ministro della Difesa - Se non si fosse raggiunto il quorum sarebbe stato un grande boomerang per la sinistra che ha politicizzato l'appuntamento elettorale. Ma il fatto che il quorum sia stato raggiunto non cambia nulla per il governo".
Conseguenze politiche sono da considerare anche per il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri secondo il quale la recente indicazione di Alfano ha rappresentato "un fatto molto positivo anche per la rapidità della decisione presa all'indomani delle amministrative. Ora occorre valorizzare questa scelta per agire sotto i due profili, del governo e del Pdl. Nessun 'rompete le righe', ma nessun immobilismo. Rilancio del progetto Pdl, forte e chiara iniziativa del governo. E' tempo di agire e offrendo idee chiare alla pubblica opinione fin dal dibattito parlamentare che ci sarà nei prossimi giorni".

Dalla parte opposta, Pierluigi Bersani non riesce a nascondere la soddisfazione ("Stavolta non riesco a non ridere"), perché quello che ha raggiunto il quorum, è secondo il leader Pd, un "referendum sul divorzio tra il governo e il Paese". Il segretario dei democratici ha parlato, giustamente, di un risultato "enorme" ed ha promesso: "il Pd darà una risposta positiva. Siamo pronti alle nostre proposte in Parlamento". Quindi, la richiesta chiara: "Berlusconi si dimetta e apra una fase politica nuova. Vada al Quirinale".

Parole sulle quali le opposizioni però si spaccano. Con Antonio Di Pietro che prende le distanze, in modo netto, dalla richiesta di Bersani. "L'Idv in tempi non sospetti ha chiesto le dimissioni di Berlusconi. Farlo ora in nome dei risultati referendari è una strumentalizzazione", è la presa di posizione dell'ex pm. "Sono andati a votare sì - ha aggiunto Di Pietro - anche molti elettori del centrodestra. Per rispetto nei loro confronti non possiamo chiedere le dimissioni del governo solo in nome dei referendum".
Con Bersani si è schierato il leader di Sel Nichi Vendola. "Oggi il Paese non ne può più e manda un messaggio chiaro: che liberino il campo e consentano all'Italia attraverso elezioni anticipate di tornare a respirare" ha detto il governatore pugliese commentando l'esito dei referendum. "Una maggioranza assai malconcia - ha aggiunto Vendola - prigioniera di una conflittualità continua, incapace di offrire prospettive di crescita e di sviluppo per il Paese credo sia una maggioranza condannata. Finora l'Italia ha pagato il prezzo di questo centrodestra occupato troppo dalle vicende nelle ville private del premier. Oggi il Paese non ne può più e manda davvero un messaggio chiaro".

In vista della verifica parlamentare del 22 giugno, il Pd non ha in mente di presentare una mozione di sfiducia. Piuttosto, Bersani si aspetta che un passo simile venga fatto dalla maggioranza stessa. "Vedremo le tattiche parlamentari - ha detto il leader Pd -. Ma toccherà ai protagonisti più responsabili del centrodestra provare a muoversi per una prospettiva di sfiducia a questo governo". "Spero - ha aggiunto Bersani - che il dibattito in casa loro esca dal fatto che ci sono problemi di comunicazione o che Berlusconi vada messo sul lettino dello psicanalista o che ci voglia qualche aggiustamento". Non è un caso dunque se dal segretario dei democratici arriva anche un appello alla Lega. "Vedremo a Pontida cosa diranno, ma tempo fa dissi che si può anche stare con uno che perde se tu vinci o con uno che vince se tu perdi, ma se entrambi perdono ci vuole una riflessione".

Non di poco conto, per tutta la maggioranza, è il nuovo affondo che arriva dalla Chiesa. "I risultati del referendum, netti al di là delle previsioni, sono perfettamente coerenti con la vicenda complessiva di questi mesi. Il quorum superato di slancio va ben al di là del merito dei quesiti: rappresenta un messaggio diretto degli elettori, al di là degli schieramenti, direttamente al governo". E' quanto si legge in una nota del Sir, l'agenzia stampa della Cei, dedicata all'esito del voto referendario. "Distinguiamo il merito dal significato politico più ampio. Certo - viene rilevato - il disastro giapponese e le conseguenti decisioni in particolare di Germania e Svizzera sull'abbandono del nucleare hanno avuto un effetto significativo di trascinamento. Nello stesso tempo la progressiva erosione dei totem liberisti, che pure avevano influenzato non piccola parte del mondo Pd, si può leggere a proposito dei due quesiti sull'acqua". "Per non parlare - prosegue la nota - del quesito di cui meno si è parlato, che riguardava direttamente Berlusconi, sul legittimo impedimento. Le scelte referendarie, pur sbrigative e schematiche, come implica lo strumento, sono chiare e devono essere tradotte in politiche pubbliche coerenti. In particolare è richiesto un nuovo ruolo per 'il pubblico', cui le istituzioni devono sapere dar risposte adeguate, in termini di garanzia, efficienza ed efficacia".
Quindi sul piano del significato "sostanziale in termini di indirizzi di fondo" e delle "considerazioni più immediatamente politiche", si afferma: "Pur attesi, perché coerenti con il trend politico di questi mesi, i risultati hanno un peso significativo, perché accentuano lo stato di fibrillazione della politica italiana, tanto più che nelle urne referendarie non c'erano soltanto schede provenienti dalle diverse opposizioni. Questo dato è particolarmente importante, perché sottolinea che è aperta una fase di cambiamento, ma anche che gli esiti risultano assai aperti". "Governare il cambiamento - spiega la nota del Sir - è l'operazione politica più complessa e meritoria. Qui si distinguono gli statisti: le prossime settimane ci diranno se la classe politica è in grado di giocare questo gioco, che gli elettori stanno indicando. Come sappiamo, infatti, il vero punto debole del sistema italiano non è tanto dal lato della domanda, quanto piuttosto dell'offerta politica". Per questo "è il momento della creatività e, nello stesso tempo, della responsabilità". "Questo doppio movimento o requisito - prosegue il Sir - vale innanzitutto di fronte ai vincoli sistemici sul deficit e l'indebitamento. Rispettando i vincoli è necessario recuperare energie, sanare ingiustizie e sperequazioni, smantellare privilegi e inefficienze, valorizzando il tanto di buono che c'è anche nei pubblici apparati. Sono imprese complesse ma necessarie, cui mettere mano da subito, consapevoli che non possono essere risolte con slogan e strumentalizzazioni". "I cittadini, come dimostrano le vicende anche elettorali di questa primavera, sono assai più vigili e consapevoli di tante rappresentazioni. Sanno dare - conclude la Cei - messaggi chiari, diretti e trasversali".

ED ECCO COSA CAMBIA ADESSO

E adesso che i referendum sono passati, cosa cambia davvero? Le reazioni a catena dei quattro SI anticipano qualcosa di nuovo sul futuro dell’Italia. E del governo: a partire dal suo primo ministro.
Non c’è più il legittimo impedimento - "Qui a Milano vogliono fare quattro processi contemporaneamente. Ma dovranno adeguarsi un po' anche loro alle esigenze del premier. E soprattutto della difesa". Come ogni lunedì, giorno fissato per le udienze dei processi milanesi a carico di Berlusconi, ieri Niccolò Ghedini era in aula. Stakanovista, persino erculeo nel gestire tutti i filoni di difesa, deve anche pensare a fare il deputato. E adesso, senza legittimo impedimento, cosa cambierà? "Niente – cantilena Ghedini –, con la corte continueremo a comportarci secondo il principio della leale collaborazione suggerito dalla Consulta". Insomma, chiedere di giustificare le assenze per impegni di governo ormai non si può più, e il rischio è che qualche processo possa andare a sentenza prima del previsto. A meno che, circumnavigando il referendum, si agisca su altri fronti. Per esempio, già oggi la conferenza dei capigruppo al Senato potrebbe decidere di calendarizzare in aula il disegno di legge sulla prescrizione breve: dopo tre letture è praticamente pronto per andare al voto al Senato (dove la maggioranza non ha problemi di quorum). Se dopo il 22 giugno la Camera si assestasse, magari puntellata da nuove nomine governative, le carte in tavola cambierebbero a favore di Berlusconi. Ancora una volta.
Niente nucleare: più rinnovabili e carbone - Al contrario, mani legatissime per esecutivo e Parlamento sulla questione nucleare. Almeno nei prossimi cinque anni non sarà possibile proporre né legiferare sul tema, rispettando la volontà popolare che si è appena espressa. Quindi, più investimenti sulle fonti energetiche tradizionali come carbone e gas (sempre caro a Berlusconi, specie quando arriva dall’amico Putin) e anche sulle rinnovabili. Sarà tutto un fiorire di - inquinantissime - centrali a carbone o sboccerà una vera passione ecologista? La Borsa di Milano ieri ha puntato sulla seconda ipotesi: in una giornata negativa per il mercato, Enel Green Power ha guadagnato bene, e tutto il comparto ha funzionato sull’onda del voto.

In difficoltà le utilities - Negativo invece in Piazza Affari l’andamento delle compagnie che gestiscono l’acqua: già nelle ultime settimane il mercato aveva subodorato la tendenza facendo perdere a titoli come Acea, Hera e Iren valori tra il 5 e il 10 per cento. "Ed è solo l’inizio – spiega Ugo Mattei, del Comitato acqua –. Nel momento in cui la Gazzetta Ufficiale pubblicherà l’esito del risultato, dandogli valore di legge, noi chiederemo ai Comuni un calo immediato del 7 per cento sulle bollette emesse dalle società secondo la previsione del decreto Ronchi. Dubito però sullo spirito collaborativo, i contratti firmati non prevedono l’ipotesi del cambio di legge in corsa, quindi le varie amministrazioni dovranno cercare una soluzione". Per i comitati, dunque, è già ora di pensare al dopo: abolito il concetto di rendimento garantito sugli investimenti, cancellato il pericolo di obbligo di gara per i servizi pubblici (inclusi trasporti e rifiuti) o di rafforzamento dei privati nell’azionariato, si ragiona sulle prospettive. "Abbiamo restituito un pezzo di Italia agli italiani – chiude Mattei –. E vigileremo perché nessuno faccia marcia indietro. C’è il disegno della Commissione Rodotà in Senato, abbiamo una nostra proposta da offrire, l’importante è ci sia una volontà seria di affrontare queste tematiche. Nell’interesse comune, non di chi vuol far fruttare i capitali".

[Informazioni tratte da Repubblica.it, Corriere.it, Adnkronos/Ing, Il Fatto Quotidiano]

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14 giugno 2011
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