Il primato del lavoro nero spetta al sud, un fenomeno in continua crescita

Tra il '95 ed il '99 l’irregolarità è creciuta in tutto il paese, al sud con tassi più elevati

18 settembre 2003
Sono le regioni meridionali a detenere il triste  primato del lavoro nero: questo quanto emerge dai dati diffusi ultimamente dall'Istat che, per la prima volta, ha pubblicato le stime regionali riguardanti il lavoro non regolare. I dati fanno riferimento al 1999 ma sembra che oggi la situazione sia addirittura peggiorata. Nel   mezzogiorno, infatti, ben il 22,6% delle unità di lavoro sono irregolari, con la Calabria che sfiora il 30%, seguita a ruota dalla Campania a quota 25,9%. Mentre la media nazionale è  del 15,1%, pari a 3 milioni e 486 mila unità, nelle regioni centrali la percentuale scende al 15,2%e al nord la percentuale è sotto la media nazionale: 11,1% nel nord-ovest e 10,9% nel nord-est.La regione con il più basso tasso di lavoro nero è l'Emilia Romagna con il 10,4%.

Al sud, inoltre, si registrano tassi elevati di lavoro nero in agricoltura: circa il 38,4%, con punte del 46,6% in Calabria, del 40,8% in Sicilia e del 39,9% in Campania. L'industria in senso stretto ricorre in misura contenuta al lavoro non regolare (5,7% in media) mentre quella delle costruzioni lo utilizza in misura maggiore (15,9%) .

Si calcola che nel meridione sono un milione e 451 mila i lavoratori in nero; al centro  719 mila; nelle regioni di nord- ovest 759 mila e in quelle del nord-est 557 mila. Per quanto riguarda i servizi, invece, il divario tra nord e sud riguarda cifre più modeste e ciò testimonia una debolezza specifica del settore, che si basa su un'organizzazione del lavoro ancora molto frammentata. In questo senso, il mezzogiorno ha un tasso di irregolarità pari al 21,9% contro il 14,4% del nord-ovest, il 14,1% del nord-est e il 17% del centro. La regione con il tasso di irregolarità più elevato nel settore dei servizi è la Campania (25,9%) e quella con il tasso inferiore è l'Emilia Romagna (13,3%).

Dalle statistiche emerge che tra il 1995 e il 1999 il lavoro irregolare è cresciuto in tutto il paese ma in maniera più elevata nel mezzogiorno, concorrendo ad "accrescere il dualismo territoriale del mercato del lavoro". Per questo motivo, in Sicilia, è stato chiesto a Regione e Province un maggiore impegno finanziario per consentire alla commissione regionale per l'emersione del lavoro nero di svolgere al meglio il suo lavoro. In Sicilia il tasso di lavoro nero  attualmente supera il 34%, con punte del 50% nelle campagne dell'entroterra, nel terziario e nell'edilizia. Il presidente della commissione, Michelangelo Russo, ha sostenuto che "la legge nazionale sull'emersione non sta dando buoni risultati".

I dati parlano chiaro: alla fine del mese di marzo, solo 480 lavoratori sono emersi dal "lavoro nero'', in base alla legge del governo Berlusconi, mentre i lavoratori irregolari, sul piano contrattuale, previdenziale e fiscale, sono 3 milioni 520 mila e realizzano ben il 27% del Prodotto interno lordo. Lo stesso Ministro del lavoro Maroni ha, pubblicamente, ammesso il fallimento di questo provvedimento.

Un discorso a parte andrebbe fatto per il lavoro minorile. Sarebbero 8 mila i minori che svolgono un lavoro in Italia: il 59% di loro svolge la propria attività con i genitori o i parenti. E i ragazzi che lavorano hanno solitamente un rendimento scolastico più basso. Numeri e considerazioni sono dell'Osservatorio sul lavoro minorile che ricorda che il fenomeno, solitamente riferito alle regioni meridionali, si è andato accentuando anche in quelle del nord est per svariati motivi.

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18 settembre 2003

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