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Il procuratore nazionale antimafia sentito dal Csm

Ieri Piero Grasso è stato sentito dal Consiglio Superiore della Magistrature sui contrasti tra le procure di Palermo e Caltanissetta nella gestione di Massimo Ciancimino

18 maggio 2011

"Sono e rimango sereno". È l'unica battuta che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha concesso ai giornalisti dopo due ore di audizione davanti alla Prima Commissione del Csm che ieri lo ha sentito sui contrasti tra le procure di Palermo e Caltanissetta nella gestione di Massimo Ciancimino.
"Allo stato la situazione si è tranquillizzata, ma non è detto per il futuro", hanno riferito fonti del Csm al termine dell'audizione, che è stata secretata. "Resta un contrasto radicale su Massimo Ciancimino - hanno aggiunto le stesse fonti -: la procura di Palermo lo ritiene un teste fondamentale, quella di Caltanissetta non gli crede".
A quanto si è appreso, Grasso ha innanzitutto spiegato al Csm le ragioni per le quali ha convocato il 28 aprile scorso la riunione tra le procure che si occupano delle dichiarazioni di Ciancimino (LEGGI): e cioè l'esigenza, per poter svolgere i suoi compiti di coordinamento delle indagini, di avere a disposizioni atti da parte delle procure, che non sempre gli sono stati tempestivamente trasmessi. E ha poi chiarito lo stato dei rapporti tra Palermo e Caltanissetta.
"Al momento la situazione di conflitto sembra sia stata risolta" ha riferito chi ha ascoltato il procuratore. Ma al Csm c'è chi non si fa troppe illusioni su quello che potrà ancora accadere. Per ora la Prima Commissione, presieduta dal laico del Pd Guido Calvi, non ha preso nessuna decisione su come procedere nell'istruttoria e dunque non ha sciolto il nodo se ascoltare i pm delle due procure. Tutto è stato rimandato a quando sarà depositato il verbale della audizione di ieri del procuratore.

L'audizione del procuratore nazionale antimafia è arrivata all'indomani della polemica interna all'Associazione nazionale magistrati. Il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara ha chiesto "chiarezza" sulla vicenda Ciancimino e ha criticato uno dei pm che si sta occupando delle dichiarazioni del figlio dell’ex sindaco di Palermo, Antonio Ingroia, condannando il "protagonismo" di alcuni magistrati. Parole giudicate "inopportune" dai vertici della sezione di Palermo dell’Anm, Nino Di Matteo e Vittorio Teresi, che hanno accusato Palamara di contribuire all'"isolamento" di Ingroia. (Leggi: Ciancimino jr, Grasso e la "guerra" tra le procure - Guidasicilia.it, 14/05/11)

Esplosivo a casa Ciancimino: indagato un amico di Massimo - Un amico di Massimo Ciancimino che avrebbe portato altrove e gettato in un cassonetto parte dell’esplosivo trovato in casa del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, è indagato dai pm. Nei prossimi giorni, il gabinetto regionale di polizia scientifica terrà alcuni "accertamenti irripetibili" sui 13 candelotti e sui 21 detonatori fatti ritrovare dallo stesso Ciancimino nel giardino di casa sua. Il figlio di don Vito e il suo amico (del quale non sono state rese note le generalità) sono stati invitati a nominare un consulente e un difensore per partecipare alle verifiche sulla dinamite. I reati ipotizzati vanno dalla detenzione al porto illegale di esplosivi. La vicenda era stata rilevata da Ciancimino jr durante l’interrogatorio a cui era stato sottoposto dopo l’arresto con l’accusa di calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Era stato proprio Massimo Ciancimino a rivelare ai magistrati di avere ricevuto di notte un pacco bomba da due sconosciuti. Nel corso del processo al generale Mori Ciancimino aveva sostenuto che parte dell’esplosivo sarebbe stata buttata in mare.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it]

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18 maggio 2011
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