Il "rachitismo" economico della Sicilia

Secondo Bankitalia l'isola stenta ancora a riprendersi dalla crisi economica. Costruzioni in ribasso, commercio fermo e occupazione in calo

15 giugno 2011

Segna il passo l'economia in Sicilia, dove la ripresa è più lenta che altrove, con l'industria che recupera su domanda e produzione nella prima parte del 2010 ma peggiora nei primi tre mesi del 2011, il settore delle costruzioni in ribasso, il commercio in ristagno, l'occupazione in calo per il quarto anno consecutivo (-1,7%) col tasso di disoccupati in aumento (+0,8%) e qualche timido segnale di crescita nel turismo (+3,8% di presenza).
In netto rialzo le esportazioni (+47,8%), mentre sono tornate a calare le richieste di sgravi fiscali per lavori di ristrutturazione (-2,2%) a fronte di un aumento in Italia (+10,3%).
È il quadro che emerge dal rapporto di Bankitalia 2011 su 'L'Economia della Sicilia', presentato nei giorni scorsi dal direttore della sede siciliana, Giuseppe Arrica, e dallo staff del centro studi che ha elaborato l'indagine.

Pur tra luci e ombre, gli imprenditori mostrano un cauto ottimismo per i prossimi mesi. Secondo un campione di 2.809 aziende con almeno 20 addetti, interpellato da Bankitalia tra marzo e aprile di quest'anno, il quadro congiunturale appare in parziale ripresa; in particolare il fatturato delle imprese è aumentato del 2,2% in termini nominali (-3,4% l'anno precedente), mentre il valore degli investimenti è sceso del 2,4% dopo due anni di forti contrazioni (-6,1% nel 2009, -8,5% nel 2008). Il 61% delle imprese ha chiuso l'esercizio in utile, mentre gli addetti sono diminuiti del -1,1%.
Soffrono le costruzioni e le opere pubbliche, con il 9,5% in meno di occupati e l'8% in meno di ore lavorate, seppure il valore delle gare bandite sia aumentato del 43,4% (+7,5% di gare), trainato da due opere in particolare: il raddoppio della statale Agrigento-Caltanissetta e il nuovo collegamento Catania-Ragusa.
Gode di buona salute, invece, l'export. Il balzo pari al 47,8% delle esportazioni fa dimenticare il -37,7% registrato nel 2009 in piena crisi economica. La vendita dei prodotti petroliferi all'estero è cresciuta del 50,5%, mentre gli articoli farmaceutici fanno registrare un +71%.
Ristagna il settore commerciale, in particolare l'alimentare con le vendite sui livelli dello scorso anno. La piccola e media distribuzione, ha chiuso il primo semestre del 2010, con un fatturato in calo dello 0,6%, mentre la grande distribuzione segna un +1,4% ma in flessione rispetto all'1,9% dell'anno precedente.
Dopo tre anni negativi, torna a cresce il turismo in Sicilia. Il 2010 s'è chiuso con un aumento del 3,8% delle presenze, a fronte del calo dell'anno precedente (-3,7%) rivela il rapporto di Bankitalia. A trainare il comparto sono gli stranieri, con un incremento delle presenze pari al 10,2% (-9% nel 2009), mentre il dato dei turisti italiani segna un +0,8% (-0,2% nel 2009).

Occupazione a picco in Sicilia in tutti i principali settori economici e un tasso di disoccupazione che è il più elevato tra le regioni italiane. Nell'Isola, in base ai dati forniti dall'Istat, l'occupazione, nella media del 2010, si è ridotta per il quarto anno consecutivo con una variazione negativa in peggioramento pari al -1,7% rispetto al -1,1% del 2009. La contrazione del numero di occupati ha interessato tutti i comparti dell'economia siciliana, ad eccezione dell'agricoltura, dove dopo tre anni di riduzioni, il numero degli addetti è crescito dell'1,6%. Situazione variabile nel terziario dove si registrano dinamiche differenti tra il commercio, dove il numero dei lavoratori è aumentato del 2% e gli altri servizi, dove il calo è stato dell'1,1%.
Complessivamente, il calo ha interessato maggiormente gli uomini che le donne (rispettivamente -1,9% e -1,3%), con un andamento negativo che ha riguardato i contratti a tempo inderteminato (-3%, mentre quelli a tempo determinato sono cresciuti del 4,2%) e sia i lavoratori con un basso livello di istruzione (-3,9%) sia chi ha una laurea o un dottorato (-2,6%).
Il tasso di occupazione, fanno sapere da Bankitalia, per il quarto anno consecutivo è diminuito, passando dal 43,5% del 2009 al 42,7% del 2010, facendo lievitare il numero delle persone in cerca di occupazione e, di conseguenza, anche il tasso di disoccupazione pari al 14,7%, rispetto al 13,9% del 2009: il dato più elevato tra le regioni italiane contro un tasso nazionale del 8,4% e del 13,4% del Mezzogiorno. Ma tra i dati evidenziati da Arrica vi è quello "decisamente preoccupante" dell'alta percentuale di giovani che non lavorano e non studiano. Il 38,1% delle persone tra i 15 e 34 anni nel 2010 non aveva un'occupazione e non stava svolgendo un'attività di studio o formazione. Per effetto della crisi economica i giovani che nell'Isola rientrano in questo 'limbo' sono stati 19mila in più rispetto al 2008, con un incremento del 4%. "Un dato decisamente grave - spiegano da Bankitalia - che porta a un progressivo depauperamento della forza lavoro giovanile e che è tra i più alti d'italia".

C'è poi l'alta percentuale delle famiglie siciliane in condizioni di povertà. "Il 24% delle famiglie siciliane versano in condizioni di povertà relativa. E' certo che le difficoltà si fanno sentire nel momento in cui la crisi morde di più, ma è un dato che preoccupa" ha detto ancora Arrica. Nel corso del 2010 il volume complessivo dei depositi bancari delle famiglie e delle imprese è diminuito dell'1,2%. La dinamica dei depositi delle famiglie consumatrici si è progressivamente attenutata nel corso dell'anno e a dicembre è stata rilevata una variazione negativa dello 0,4%. In calo anche i depositi delle imprese, diminuiti del 4,6%. La contrazione è stata più accentuata per le imprese di maggiore dimensione.
Lo stato del mercato del credito in Sicilia mostra un'inversione di tendenza rispetto al rallentamento iniziato nel 2007, facendo registrare nel 2010 un tasso di crescita dei prestiti bancari del 5,3%, in aumento rispetto all'anno precedente e al di sopra della media nazionale. Alla dinamica hanno contribuito sia i finanziamenti delle banche alle famiglie consumatrici (dal 3,4% al 4,6%), sia il credito alle imprese (dal 4,1% al 4,6%). Tenendo conto non solo dei prestiti bancari, ma anche di quelli delle società finanziarie, i finanziamenti alle famiglie hanno registrato un aumento del 3,7%. L'aumento del ritmo di crescita ha riguardato soprattutto i finanziamenti bancari per l'acquisto di abitazioni (4,9%), mentre l'espansione del credito al consumo si è fermata allo 0,8%. Per quanto riguarda le imprese il maggiore aumento si è registrato per quelle a minore rischiosità e ha riguardato sopratutto i settori del commercio, dei trasporti, delle attività immobiliari e le aziende fornitrici di energia elettrica e gas.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it]

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15 giugno 2011

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