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Il sacco delle truppe della coalizione. I tesori dell'Iraq depredati e rivenduti su internet

Sul sito eBay si possono trovare reperti babilonesi del 1700 a.C. A prezzi stracciati

12 aprile 2005

Nei paesi in guerra, uno degli elementi che questa distrugge irreparabilmente è l'elemento artistico-culturale, che viene sistematicamente e immoralmente calpestato.
La guerra in Iraq, che ha causato la morte di migliaia di esseri umani, ha pure distrutto parte della cultura millenaria di questa civiltà, provocando ingenti danni a luoghi quali il Museo internazionale di Baghdad o al sito archeologico dell'antica città di Babilonia, nei pressi di Baghdad.

A denunciare tale misfatto è stato per primo il British Museum, forse la più autorevole istituzione mondiale nel campo dell'archeologia. A citare le accuse, contenute in un circostanziato rapporto stilato da un esperto del museo londinese, è stato il quotidiano britannico Guardian, che ha raccontato come i pesanti veicoli delle truppe americane e polacche stanziate nella zona abbiano frantumato la pavimentazione della città, risalente a 2.600 anni fa, i cui giardini pensili erano considerati una delle sette meraviglie della civiltà antica, e di come i militari non si siano fatti scrupolo di usare frammenti di reperti archeologici per riempire i sacchi di sabbia destinati a creare barriere protettive.
Invitato a visitare Babilonia dalle autorità irachene, John Curtis, responsabile del dipartimento per il Medio Oriente del British Museum, ha inoltre afferma di aver notato anche le conseguenze di atti di vandalismo e che qualcuno ha cercato perfino di svellere i mattoni decorati che formano il disegno di un drago sulla porta monumentale della città dedicata alla dea Ishtar.
Sono questi danni irreparabili alla memoria di tutti quegli uomini, che nell'ultimo trentennio hanno vissuto nella guerra e nella distruzione e che nella loro ricca e millenaria cultura avrebbero potuto rintracciare validi elementi di ricostruzione.

Baghdad, come tante altre città dell'Iraq  occupato, hanno subito saccheggi e rapine continue. Saccheggi di ricchezze artistiche dal valore inestimabile, che adesso avvengono anche via internet.
Ladrocini di oggetti che testimoniano la nascita della civiltà mediorientale: sigilli di oltre 3000 anni fa, sculture babilonesi del 1700 avanti Cristo, tavolette con incisioni cuneiformi del 1900 avanti Cristo. Tutto venduto a prezzi, più o meno stracciati, su eBay, il sito leader di compravendita online, dove ogni giorno i predatori del museo di Bagdad e dei siti archeologici iracheni (ma non solo di questi) offrono i loro bottini.
La denuncia è partita dal sito del Museo internazionale di Bagdad, creato dal progetto omonimo per aiutare il recupero e la salvaguardia del patrimonio culturale del paese.
Vi si legge che sono innumerevoli i reperti rubati dal museo della capitale durante i giorni della caduta del regime di Saddam Hussein, e ancora oggi i siti archeologici di tutto il paese vengono sistematicamente spogliati. Parte del bottino di queste ruberie, secondo i collaboratori del "Progetto museo", è poi venduta all'asta su eBay (clicca qui).

Baghdadmuseum.org lamenta che il sito di compravendita non fa menzione della provenienza degli oggetti, né dei tentativi in corso, da parte di archeologi e membri della comunità internazionale, di combattere il commercio illegale di oggetti d'arte, per restituire all'Iraq il suo patrimonio.
''Su eBay non c'è alcun avviso che metta in guardia gli acquirenti che alcuni oggetti potrebbero avere provenienza illegale - dice John Simmons, direttore del "Baghdad Museum Project" - In ogni momento su eBay ci sono almeno 50 oggetti di provenienza dubbia messi all'asta e ci sono trattative in corso per l'acquisto di almeno altri 50. Nonostante questo recente aumento di reperti sul sito e i richiami da parte del governo statunitense, i gestori di eBay non hanno inserito alcun avviso sulle conseguenze della compravendita illegale di oggetti d'arte''.
Lo scorso anno, in seguito alle lamentele del "Progetto museo", un portavoce di eBay aveva detto che è possibile che gli oggetti in vendita siano stati rubati in Iraq, ma che il sito non può controllare ogni singolo pezzo all'asta. ''Se un oggetto come questo appare su eBay e veniamo contattati dalle autorità - aveva detto il portavoce - allora lo rimuoviamo dall'asta''. L'intervento di eBay avviene dunque solo su invito dell'autorità giudiziaria, un'azione difficile da portare avanti in una situazione come quella irachena.

Nell'impossibilità, o quasi, di agire efficacemente con la legge, lo scorso anno l'allora segretario di Stato americano, Colin Powell, aveva diffuso una nota, che suonava come una preghiera ai compratori americani di oggetti d'arte, ricordando loro che rischiavano di commettere dei reati. Ci sono pochi dubbi infatti che gran parte del commercio illegale su eBay sia alimentato dalle truppe in Iraq. L'avviso di Powell diceva espressamente che ''in particolare si chiede agli americani di non acquistare o vendere tali oggetti perché appartengono all'Iraq''.
Il monito di Powell non deve aver dato frutto, se ancora oggi il ''Progetto Bagdad'' chiede a chi acquista pezzi d'arte su eBay di leggere con attenzione la descrizione dell'articolo sul sito e di verificare se è autentico e da dove proviene.

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12 aprile 2005
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