Il sole

Dopo Moloch su Hitler e Taurus su Lenin, Sokurov termina con Hirohito la sua trilogia sui dittatori del 900

22 novembre 2005

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IL SOLE
di Aleksandr Sokurov

Giappone, 1945/46. L'imperatore Hiroito, per porre fine al conflitto mondiale decide di collaborare con il generale americano MacArthur, firma la resa e rinuncia al suo status divino. Due importanti decisioni che segneranno il futuro del paese del Sol Levante.
Dopo Moloch su Hitler e Taurus su Lenin, Sokurov termina con Hirohito la sua trilogia sui dittatori del 900. Il sole traccia la complessa figura dell'imperatore Hirohito e narra la sconfitta del Giappone nella II Guerra Mondiale. A cavallo tra cinema e storia.


Distribuzione Istituto Luce
Durata 110'
Regia Aleksandr Sokurov
Con Issei Ogata, Robert Dawson, Kaori Momoi, Shiro Sano, Shinmei Tsuji
Genere Drammatico

La critica
"Il Sole del russo Alexandr Sokurov onora sino allo spasimo la sua scelta d'autore. Coprodotto dall'Italia (con lo zampino di Marco Muller, direttore della Mostra), il film ricostruisce i colloqui dell'imperatore Hirohito con il generale americano McArthur che precedettero la dichiarazione di resa del Giappone: l'incontro/scontro fra il simbolo divino del suo popolo e il comandante in capo delle forze d'occupazione si sviluppa su tonalità preziosamente oniriche e intimamente lancinanti, del tutto in grado di trasmettere la psicologia dei personaggi e, soprattutto, il senso della decisione di Hirohito di assumere interamente su di sé le responsabilità dell'alleanza bellica col nazismo. L'attore Issey Ogata emerge, così, dall'oscurità della storia con una forza degna di Orson Welles, in cui si mescolano onnipotenza feudale, stupore da bambino mai cresciuto, umorismo da gentleman e abnegazione da patriota."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

"Nelle geniali evocazioni di Sokurov la storia diventa un kammerspiel e gli eventi macroscopici trovano riscontro nella realtà minimalista. Stupendamente interpretato da Issey Ogata, un noto attore il cui nome era stato tenuto segreto perché in Giappone chi osa raffigurare il Tenno rischia il ferro dei fanatici, il protagonista si muove nell'ombra e nel silenzio del suo bunker (la fotografia in stile 'ti vedo e non ti vedo' è dello stesso Sokurov), circondato dalla devozione degli accoliti, tutti inchini e genuflessioni. Ben presto però scopriamo che questo manichino venerato e manipolato è un sensibilissimo essere umano, poeta a tempo perso, serio ricercatore di biologia marina, capace di trascorrere ore sfogliando l'album di famiglia o contemplando le foto dei divi di Hollywood. Proprio a uno di questi, Charlie Chaplin, lo paragonano gli scanzonati fotografi in divisa chiamati a eternare la sua immagine. Perché Hirohito si muove con la dignità un po' buffa del grande clown e piace anche al vincitore, il generale MacArthur, che lo salva dal finire alla sbarra come criminale di guerra."
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera'

"Si può fare Storia col Cinema? Certo, purché si faccia cinema appunto, non storia. Nel 'Sole', terzo capitolo della trilogia dei tiranni dopo 'Taurus' (Lenin) e 'Moloch' (Hitler), Sokurov rievoca la capitolazione del Giappone e l'agosto 1945 con gli occhi dell'imperatore Hirohito. (...) La fine di un'epoca insomma, e di una guerra spaventosa culminata nell'orrore di Hiroshima, vista come in sogno. Il sogno di un artista, Sokurov, più che mai prezioso oggi che perfino 'La caduta' di Hitler diventa materia da fiction tv."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"'Il sole' di Alexander Sokurov, terzo capitolo di una tetralogia del potere dopo 'Moloch' (Hitler) e 'Taurus' (Lenin); e in attesa di un Faust che il regista ha annunciato in questi giorni. Hirohito è colto nei quattro o cinque mesi che videro due eventi cruciali: l'annuncio della resa agli Usa (15 agosto 1945) e quello (1 gennaio 1946) in cui il sovrano rinunciò alla condizione di dio in terra. Nelle geniali evocazioni del cineasta russo la storia diventa un kammerspiel che riflette gli accadimenti macroscopici nella dimensione di una poetica realtà minimalista. Stupendamente interpretato da Issey Ogata, un popolare attore comico il cui nome nel corso della lavorazione era stato tenuto segreto perché in Giappone chi osa raffigurare il Tenno rischia il ferro dei fanatici, il protagonista si muove nell'ombra e nel silenzio delle catacombe del palazzo imperiale, circondato dalla devozione degli accoliti, tutti inchini e genuflessioni. (...) All'ultima Berlinale, dove 'Il sole' fu molto apprezzato pur non ottenendo alcun riconoscimento, i critici tedeschi non mancarono di rilevare le differenze fra il borghesissimo semidio giapponese e il suo 'bunkerkollege Adolf', tenuto conto che tutti e due trascorsero annidati in un sotterraneo i giorni cruciali del conflitto che avevano scatenato. Se Chaplin strappò molte risate incarnando Hitler, che in tutti gli altri film è una figura inquietante e tragica, qui Sokurov propone a sorpresa un Hirohito non privo di sfumature umoristiche. Forse l' idea è nata dalla constatazione di MacArthur che i giapponesi vinti si presentarono come un popolo di bambini, inconsapevoli dei loro errori e delle crudeltà perpetrate. In realtà questa rassicurazione assolutoria, intesa a cancellare l'odio antinipponico diffuso dalla propaganda bellica, fu dovuta alla necessità di assicurarsi in Asia un forte alleato nel confronto con la crescente potenza cinese."
Maurizio Porro, 'Corriere della Sera'

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22 novembre 2005

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