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Il sottosegretario all'Interno contro il procuratore di Caltanissetta

Mantovano si rivolge al Csm: "Sono sconcertato dalla superficialità di certi magistrati"

23 luglio 2010

"Resto sconcertato per la superficialità con cui magistrati impegnati nelle indagini sulle stragi producano battute nella calca dei giornalisti che ti pressano, seguite da altrettanto improvvide correzioni di rotta, in cui, forse per distrarre l'attenzione dalle prime dichiarazioni, si polemizza con altri organi dello Stato". Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, dopo aver letto sul Corriere della Sera di ieri le dichiarazioni del procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, ha deciso di rivolgersi al Consiglio superiore della magistratura "perché valuti l'opportunità di richiamare i magistrati al riserbo e al rispetto delle istituzioni".
Il magistrato nisseno che conduce l'inchiesta sulla strage di via D'Amelio, nel tentativo di spiegare le dichiarazioni del suo aggiunto, Domenico Gozzo, che aveva dubitato che la "politica possa raccogliere la verità che emerge dalle indagini" (LEGGI), ha spiegato al Corriere che forse il riferimento è ad Alfredo Mantovano, il sottosegretario responsabile del sistema di protezione, che ha negato a Spatuzza lo status di collaboratore di giustizia.

Mantovano ha replicato ricordando che "la Commissione sui programmi di protezione, che presiedo, è composta, oltre che da me - unica figura con rilievo politico - da due magistrati e da cinque appartenenti a vario titolo alle forze di polizia e alla Dia, particolarmente specializzati nel contrasto alla criminalità mafiosa. I suoi provvedimenti sono motivati e sono sottoposti, se impugnati, al giudizio del Tar Lazio. Far coincidere quest’organo amministrativo con 'la politica' qualifica quindi non questa Commissione ministeriale, ma chi ha usato queste espressioni". Da esponente politico, invece, ha proseguito il sottosegretario, "resto sconcertato per la superficialità con cui magistrati impegnati nelle indagini sulle stragi producano 'battute rilasciate in fretta - sono parole del dottor Lari -, nella calca dei giornalisti che ti pressano', seguite da altrettanto improvvide correzioni di rotta, in cui, forse per distrarre l’attenzione dalle prime dichiarazioni, si polemizza con altri organi dello Stato. Avendo avuto per non pochi anni l’onore di svolgere il lavoro di magistrato, ricordo una stagione in cui i compianti predecessori di certi attuali pm dedicavano tutto il loro tempo all’accertamento della verità e non a costruire incidenti istituzionali”.

Poco prima della decisione di Mantovano, il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva invece espresso il proprio personale sostegno nei confronti del magistrato: "Ho grande stima - ha detto Alfano - del procuratore della Repubblica di Caltanissetta Lari, che è una persona seria, che non fa comizi per strada, che non cerca consenso politico e lavora per l’accertamento della verità. Il procuratore Lari - ha aggiunto Alfano - ha dichiarato che il lavoro che si sta svolgendo per accertare la verità sulla strage, un lavoro che noi sosteniamo fortemente, vede ovviamente esclusi Berlusconi ed i politici attuali. Si tratta di vicende del 1992. Questa affermazione del procuratore Lari per quanto ci riguarda chiarisce definitivamente la questione. Spero serva da monito, a tutti i magistrati, - ha concluso il ministro - che invece di cercare la verità fanno sociologia. Se si vuol diventare sociologi possono laurearsi in sociologia e scrivere i libri, non fare i magistrati".

"Chi non riesce ad apprezzare gli sforzi di questi magistrati deve confrontarsi con la propria coscienza e con la coscienza collettiva di questo Paese". Lo si legge in una nota diffusa dal presidente della Giunta distrettuale dell'Anm di Caltanissetta Giovanbattista Tona, che si schiera a fianco dei magistrati nisseni che indagano sulle stragi del '92. ''Negli uffici giudiziari di Caltanissetta da 18 lunghi anni si lavora sulle stragi del 1992 con scrupolo, prudenza e costante tenacia. - prosegue - Numerosi magistrati hanno profuso il loro personale impegno in un lavoro complesso in sé e reso ancor più complesso dalle delicate condizioni in cui sono state svolte le indagini". "I risultati non sempre soddisfacenti - aggiunge - non hanno creato frustrazioni, ma hanno spronato giudici e pubblici ministeri ad andare sempre avanti e fino in fondo, senza timori, senza compromessi e senza pregiudizi, nell'accidentato percorso che potrà portare a quell'accertamento limpido dei fatti che sta a cuore a tutto il Paese". "Deve pertanto essere sempre rinnovato l'apprezzamento verso i magistrati che si spendono tuttora in tale complicato lavoro; - conclude - con il loro quotidiano impegno essi esprimono il loro rispetto per la democrazia e per le istituzioni. Gliene danno atto, oltre ai colleghi, anche i più autorevoli rappresentanti dello Stato, che hanno offerto in questi giorni il loro sostegno e il loro incoraggiamento".

[Informazioni tratte da Ansa, Corriere.it]

 

 

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23 luglio 2010
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