Il sovraffollamento record delle carceri in Italia

Nelle oltre 200 carceri italiane, è stata abbondantemente superata la capienza regolamentare

05 ottobre 2010

Sovraffollamento record nelle carceri italiane. Il numero dei detenuti ha toccato quota 68.749, sfiorando cifre mai registrate nella storia penitenziaria dell'Italia. Non c'è una regione, da Nord a Sud del Belpaese, che esca indenne dal fenomeno: nelle oltre 200 carceri italiane, è stata abbondantemente superata la capienza regolamentare.
Dai sindacati di settore, arriva l'ennesimo grido d'allarme per una situazione che appare sempre di più una bomba a orologeria, tra tensioni e proteste in cella, evasioni, aggressioni frequenti agli agenti di polizia penitenziaria in servizio. L'eccesso di presenze, è del 53,3% rispetto alla capienza prevista. Cifre che crescono di giorno in giorno, se si pensa che il 20 settembre scorso, la Uil Pa penitenziari rilevava che i detenuti avevano raggiunto le 68.340 presenze.

In testa, nella top ten delle regioni d'Italia dove le celle scoppiano, c'è l'Emilia Romagna, con un indice di affollamento dell'85,7% (4.444 detenuti presenti contro una capienza prevista di 2.393 unità). Seguono la Puglia con un indice dell'80,9% e il Veneto con il 71,6. A 'respirare' è invece la Serdegna, che a fronte di una capienza di 1.970 detenuti ne contava qualche giorno fa, 2.368 (+20,2%).
Meno affollate anche le carceri del Molise (481 detenuti per 354 posti previsti) e Lazio (6.345 a fronte di 4.614 posti). E negli istituti di Trentino Alto-Adige (48,8% l'indice di affollamento) e della Basilicata (46,3%) si sta più stretti che in quelli della Campania (39,5%).
Ma a portare la maglia nera dell'istituto dove si sta più stretti, è il carcere di Caltagirone (Catania), dove a fronte di una capienza regolamentare di 75 persone, si trovano ora in 302: qui l'indice di sovraffollamento è del 302,6%. Seguono il carcere di Mistretta (Messina) con il 175%, Lamezia Terme (Catanzaro) con il 173% Piazza Armerina (Enna) con il 160% e Busto Arsizio (Varese) con 158%. Dati diffusi nel dettaglio dalla Uil penitenziari.
Non va meglio per gli istituti penali per minori: sono 540 i ragazzi tra i 14 e i 18 anni reclusi nelle 18 strutture sul territorio nazionale, mentre 18 mila quelli che invece scontano la pena in comunità, affidati ai servizi sociali o a domicilio.

Una situazione arrivata ormai al limite, come fa notare il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), Donato Capece: "Un numero di detenuti mai raggiunto prima, carenze organiche di poliziotti gravissime (oltre 6mila e 500 agenti in meno) - spiega - e gravi eventi critici ogni giorno (primi tra tutti i suicidi di detenuti e le aggressioni agli agenti). Nel gennaio scorso il Ministro Alfano, in un incontro con i sindacati, aveva parlato della previsione di edificare 18 nuove carceri, di cui 10 'flessibili' (di prima accoglienza o destinate a detenuti con pene lievi), di 47 nuovi padiglioni affiancati a strutture carcerarie già esistenti e dell'assunzione di 2mila nuovi agenti di polizia penitenziaria in tempi rapidissimi".
Di fatto, però, fa notare Capece, "non si è ancora visto nulla di concreto. Né nuove assunzioni, né nuove carceri, né una nuova politica della pena. Ecco perché il Sappe ha chiesto un confronto urgente con il Ministro della Giustizia Angelino Alfano su questi temi".

Ma qual è l'identikit dei detenuti che 'abitano' le nostre carceri, e per quali motivi finiscono in cella? La maggior parte, quasi il 30%, è dietro le sbarre per aver commesso reati contro il patrimonio: furti, rapine, truffe ed episodi di riciclaggio, ricettazione, estorsione e usura. Lo dice l'elaborazione del Centro studi di 'Ristretti Orizzonti' (sui dati forniti dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), che ha stilato una classifica sui reati più commessi dal 2006 a oggi. In cima alla 'black list', ci sono dunque i reati contro il patrimonio (29%), che nel quadriennio preso in esame sono stati oltre 342mila; al secondo posto, i reati riguardanti la violazione della legge sulle armi (16,8%), nel dettaglio 192.762 casi commessi dal 2006 al 2010. Molto 'gettonati' anche lo spaccio e l'uso di stupefacenti, i reati contro la persona, dall'omicidio alle lesioni, fino ai casi di omissione di soccorso, ingiuria e diffamazione: il 15% è finito in cella per questi delitti.
Più in fondo alla classifica, trovano posto i reati contro la fede pubblica (4,1%), contro la pubblica amministrazione (3,4), amministrazione della giustizia (2,9%), associazione mafiosa (2,7%). In totale, dal 2006 a oggi, i reati commessi da chi è finito dietro le sbarre sono stati 1.127.316.
E se la 'classifica' di Ristretti Orizzonti svela il volto dei detenuti, in base alla tipologia di reato commesso, l'ultimo rilevamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) (aggiornato al 31 agosto scorso) sulla situazione nelle carceri italiane, metteva in luce la posizione giuridica in cui si trovavano gli allora 68.345 detenuti (poche centinaia in meno del numero attuale). Ebbene, secondo le ultime statistiche, dei quasi 69mila reclusi, poco più di 37mila hanno avuto una condanna definitiva, 14.724 sono ancora in attesa del primo giudizio, 7962 sono imputati appellanti, 4978 i ricorrenti, 1704 quelli con più reati a carico.

- Intervista al capo del Dap Franco Ionta di Pietro Calvisi (Repubblica.it)

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05 ottobre 2010

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