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Il tombarolo va contro corrente...

Il mercato dei beni archeologici rinvenuti e venduti illegalmente è quanto mai ricco e non conosce crisi

08 giugno 2010

Quasi mille furti di opere d'arte e 13.219 oggetti trafugati in un solo anno possono dare il senso della razzia di beni archeologici che da oltre un secolo affligge l'Italia e la Sicilia in particolare. Il regno dei tombaroli vanta 3.500 musei, 13 mila biblioteche, 20 mila castelli, 95 mila chiese, 6 mila siti archeologici, oltre ad archivi, centri storici, ville.
Un immenso tesoro, diventato un affaire mondiale per molte mafie, al centro di un'inchiesta di Antonella Lombardi pubblicata dalla rivista Terre di mezzo e dal settimanale Asud'Europa del Centro Pio La Torre.

Un mercato ricco che non conosce crisi: così mentre il museo Salinas di Palermo festeggiava sabato scorso il ritorno degli splendidi argenti di Morgantina, rinvenuti in seguito agli scavi clandestini nell'antica città dell'ennese e venduti illecitamente al Metropolitan museum of art di New York, a pochi chilometri di distanza venivano arrestati gli ennesimi tombaroli. Tre uomini di mezza età presi dopo aver saccheggiato monete e reperti dal sito archeologico di Himera, nella zona di Termini Imerese. Nella loro macchina, una specie di piccolo ma attrezzato "museo clandestino": monete antiche, once, punte di freccia di bronzo, ma anche picconi, torce, un metal detector con amplificatore di suoni e cuffie.
Due settimane prima, all'interno della casa di un medico agrigentino, i carabinieri avevano trovato 930 reperti antichi tra corredi funerari, crateri a figure rosse di epoca greca, tesori protostorici, bizantini, ellenistici e del basso medioevo. La rete di vittime e carnefici di un traffico miliardario inizia in Italia e attraversa diversi continenti.

E le storie delle ultime restituzioni al Belpaese, quali gli argenti di Eupolemo, le statue di Demetra e Kore, la Phiale di Caltavuturo o la Venere di Morgantina, hanno i contorni del giallo, grazie a personaggi senza scrupoli che per anni, con una fitta rete di complicità, in assenza di regole e leggi di tutela, hanno saccheggiato sistematicamente il nostro Paese. Le offese al patrimonio, però, non si fermano qui.
È impossibile salvaguardare tesori tanto vasti da non essere mai stati censiti e per i quali le risorse stanziate dal ministero competente sono state ridotte, dal 2000 al 2005, del 46,53%. Ne è un triste esempio il "Satiro danzante", autentica rarità tra le statue bronzee del mondo greco e romano, spesso fuse per esigenze belliche, per ricavarne armi o reperire metalli. Secondo una denuncia del dossier 'Salva il museo' di Legambiente "Il Satiro trova i migliori comfort quando è in trasferta rispetto a quando si trova a casa, in Sicilia". Inevitabile, visto che nell'ex chiesa di S. Egidio di Mazara del Vallo in cui è esposto "manca l'impianto di climatizzazione, con grave pregiudizio della sua conservazione". Uno schiaffo alle faticose battaglie in nome della tutela se si pensa che l'agognata Venere di Morgantina, illecitamente sottratta al nostro Paese, era esposta al Getty Museum su un basamento antisismico, regola imprescindibile per le sculture esposte a Malibu. Ora tornerà in Sicilia, ma ancora mancano le strade dove farla transitare. Il sito dove sarà esposta probabilmente sarà la chiesa di San Domenico di Aidone, da ristrutturare. Eppure, da una delibera di febbraio del Comune dell'Ennese, emerge come non sia ancora stato fatto nulla per risolvere il problema viabilità e parcheggi: la strada è fitta di tornanti proibitivi per un traffico di pullman che, secondo il piano strategico del Comune, prevede almeno 700mila visitatori l'anno. [La Siciliaweb.it, Ansa]

 

 

 

 

 

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08 giugno 2010
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