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Il triste Cavaliere

"E' stato triste vedere che un gesto responsabile e generoso come le dimissioni, sia stato accolto con fischi ed insulti"

14 novembre 2011

Subito dopo l'approvazione della legge di stabilità, "come avevo annunciato, ho rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio. L'ho fatto per senso di responsabilità, per senso dello Stato, per evitare all'Italia un nuovo attacco dalla speculazione finanziaria, senza essere mai sfiduciato dal Parlamento, dove possiamo contare tuttora sulla maggioranza assoluta".
Lo ha detto il presidente del Consiglio dimissionario Silvio Berlusconi in un videomessaggio.

"E' stato triste - afferma il Cavaliere - vedere che un gesto responsabile e, se permettete, generoso come le dimissioni, sia stato accolto con fischi ed insulti. Ma per le centinaia di manifestanti che erano in piazza, milioni di italiani sanno che abbiamo fatto in coscienza tutto il possibile per preservare le nostre famiglie e le nostre imprese dalla crisi globale che ha colpito tutti i Paesi avanzati. Ringrazio comunque gli italiani, grazie per l'affetto, per la forza che ci avete trasmesso e che ci hanno permesso di raggiungere molti degli obiettivi che ci eravamo prefissi fin dal 1994, dal giorno in cui annunciai la mia discesa in campo". E "a quanti hanno esultato per quella che definiscono la mia uscita di scena, voglio dire con grande chiarezza che da domani raddoppierò il mio impegno in Parlamento e nelle Istituzioni per rinnovare l'Italia".
"Non mi attendo riconoscimenti - aggiunge - ma non mi arrenderò finché saremo riusciti a modernizzare l'Italia". "Il giorno in cui annunciai la mia discesa in campo - dice Berlusconi - ha cambiato la storia dell'Italia. Al credo politico che pronunciai allora non sono mai, mai venuto meno. Fu e rimane una dichiarazione d'amore per l'Italia". "Non cambio una virgola di quelle parole - prosegue - quell'amore e quella passione sono immutati". "I governi che prima duravano in media meno di un anno appartengono ormai al passato. Gli italiani conoscono adesso la stabilità e l'alternanza" ha scandito Berlusconi, sottolineando poi: "E' chiaro a tutti che oggi non esiste un'alternativa politica rispetto al nostro governo che ha servito l'Italia col supporto della maggioranza espressa dal voto degli italiani. Al tempo stesso, nella libertà e responsabilità delle nostre decisioni e secondo il principio di delega parlamentare che è il cuore del processo democratico in Italia, siamo pronti a favorire gli sforzi del Presidente della Repubblica per dare subito al Paese un governo di elevato profilo tecnico, reso forte da un largo consenso parlamentare".

In una lettera inviata al segretario nazionale della Destra, Francesco Storace, il Cavaliere ha rivendicato "con orgoglio quanto siamo riusciti a fare in questi tre anni e mezzo segnati da una crisi internazionale senza precedenti nella storia". "Alla fine in Parlamento ha prevalso la logica dei piccoli ricatti e del trasformismo che è il vizio più antico della politica italiana", ha lamentato poi puntando il dito contro la "fronda" della componente finiana che ha rappresentato il "peccato originale" che ha minato "il percorso di una legislatura che avrebbe dovuto essere costituente e che si è invece incagliata nelle secche di una politica che non ci appartiene". [Adnkronos/Ign]

Marcello Dell'Utri: "Berlusconi ascolta troppi cretini" - "Sono cose della vita". Il senatore Marcello Dell'Utri, 70 anni, ha appena mangiato una banana alla buvette del Senato e, dall'alto della sua condanna a sette anni e mezzo per concorso esterno in associazione mafiosa, rivela il suo atteggiamento zen verso la caduta del sodale di una vita, Silvio Berlusconi.
Lei ci parla ancora con Berlusconi, in queste ore?
"Certo che ci parliamo".
Ed è amareggiato come dicono? Preoccupato che l'impero economico venga travolto dal crollo politico?
"I giornalisti possono scrivere quello che vogliono. Sono settimane queste in cui si può dire tutto e il suo contrario".
Ma è vero o no che Berlusconi è disperato?
"Sono le cose della vita, è comprensibile, no?"
Con chi si consiglia Berlusconi in queste ore difficili?
"È uno che parla con tutti. Ci sono persone che io non considero degne di essere ricevute, poi capita che vado a trovare Berlusconi e lo trovo che parla con quelle stesse persone, a lungo. Sostiene che anche un cretino ha sempre qualcosa di intelligente da dire."
Non starà mica criticando il Cavaliere?
"Per me lui è come Garibaldi. Se ne può parlare solo bene. Anche Mario Monti sembra un po' Garibaldi. Nessuno riesce a trovargli un difetto. Vedremo. Ma c'è ancora l'ultima partita da giocare: il ministero della Giustizia del nuovo governo."
È vero che il Cavaliere punta ad avere un ministro amico, che lo protegga?
"È tutto inutile, non ti lasciano fare niente. Lo abbiamo visto. E se il ministro è amico è pure peggio. Si dice che a Berlusconi non dispiacerebbe vedere Giuliano Amato come Guardasigilli, per stare tranquillo. Amato lo puoi mettere dove vuoi. Alla Giustizia, alla Difesa, agli Interni, va bene dappertutto. Però sarebbe ora di lasciare largo ai giovani."
Avete avuto Alfano, alla Giustizia. Che è giovane.
"Sì. Ma c'è un problema di classe politica: ormai quando accendo la tv e li vedo lì, che parlano, e si capisce che non hanno mai letto un libro e quindi non sanno mai cosa dire, ecco, mi scatta un riflesso e cambio subito canale. Proprio non ci riesco a guardarli. La televisione bisogna spegnerla. Io ormai guardo solo le partite." [Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2011]

Dopo le dimissioni per Berlusconi è tempo di processi - Con le dimissioni dalla carica di premier cadono molti dei motivi di legittimo impedimento e per Silvio Berlusconi potrebbe intensificarsi il calendario processuale. Da oggi, come parlamentare, l'ex premier potrà invocare il legittimo impedimento solo in caso di votazioni in aula e per tutti quei motivi (malattia, viaggi all'estero, ndr) per i quali chiunque può chiedere un rinvio.
Sono quattro a Milano i procedimenti penali che lo vedono imputato: il cosiddetto 'caso Ruby', dove deve difendersi dall'accusa di concussione e prostituzione minorile, la gestione dei diritti tv da parte di Mediaset, la presunta corruzione dell'avvocato inglese David Mills e il passaggio di mano dell'intercettazione disposta nel corso dell'indagine sulla mancata scalata alla Bnl tra Piero Fassino e Giovanni Consorte. Intercettazione finita sulle pagine de 'Il Giornale', per la quale il 5 dicembre prossimo il gup di Milano Maria Grazia Domanico deciderà se disporre il rinvio a giudizio anche per il leader del Pdl dopo quello già in calendario per il fratello, Paolo Berlusconi.

Il procedimento più delicato, quello che ha le 'settimane contate' prima della prescrizione è quello sul caso Mills. Proprio per quest'ultimo processo, il pubblico ministero Fabio De Pasquale potrebbe dare battaglia per chiedere di inserire nuove udienze e arrivare, in tempi stretti, a una sentenza nei confronti dell'imputato accusato di corruzione in atti giudiziari. Il 5 dicembre prossimo è fissato l'interrogatorio di Berlusconi chiamato a difendersi dall'accusa di aver consegnato 600mila dollari a Mills per fornire testimonianze reticenti e in quell'occasione l'ex premier, al quale resta lo status di deputato, non potrà contare sull'immunità data dagli impegni governativi. Per capire quale sarà l'accelerata, se ci sarà, nell'aula del caso Mills bisognerà attendere il 28 novembre quando le parti torneranno a riunirsi per l'interrogatorio, in video conferenza, del legale inglese, già condannato in primo e secondo grado per quella corruzione, poi prescritto dalla Cassazione.

Ritmi più intensi, probabilmente, anche per il processo sui diritti tv dove Berlusconi è accusato di frode fiscale per presunte irrogolarità nella compravendita dei diritti di film americani da parte di Mediaset, il secondo procedimento che si avvicina alla prescrizione. Per il processo sul 'caso Ruby', invece, iniziato lo scorso 6 aprile, sembra difficile ipotizzare nuove udienze rispetto a un calendario già fitto e con 'rischi zero' sul fronte della prescrizione, dal momento che la vicenda cadrà potrebbe 'azzerarsi' solo a partire dal 2025. Non solo. L'addio di Berlusconi a Palazzo Chigi potrebbe far saltare l'accordo' raggiunto tra la Procura di Milano e i legali dell'imputato per mediare tra le esigenze dei giudici e gli impegni del Cavaliere. Una prospettiva che si potrebbe tradursi in una successione ravvicinata di udienze e di eventuali sentenze. [Adnkronos/Ign]

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14 novembre 2011
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