Il vento della democrazia, il vento della disperazione

Mentre a Lampedusa il maltempo continua ad ostacolare il piano di evacuazione degli stranieri...

02 aprile 2011

Si aspetta ancora che cali il vento. Si aspetta che si calmi e poi si verificherà la possibilità di trasbordare i migranti sulla nave "La Superba", in rada davanti a Cala Croce, a Lampedusa.
Questa mattina sono state fatte le prime operazioni di verifica, ma il Maestrale che spira a 16 nodi, con raffiche fino a 28, ha finora bloccato il piano.
Le operazioni prevedono che una motovedetta si affianchi alla nave per fare da ponte nei trasferimenti, ma perchè questo accada bisogna attendere che il vento cali di intensità.
Come messo a punto nella riunione di ieri sera tra i vari corpi delle forze dell'ordine, i migranti, attualmente circa 3.900 nell'isola, dovrebbero essere condotti con motovedette e scialuppe fino a "La Superba", che può trasportare 2.800 persone, ed essere imbarcati dal portellone sinistro di poppa. I restanti 1.400 circa andranno invece sulla seconda nave passeggeri, il cui arrivo a Lampedusa è previsto per il primo pomeriggio. Le navi raggiungeranno i porti di Trapani e Catania, in Sicilia, e Napoli.

E mentre monta l'attesa tra gli extracomunitari (gran parte dei quali anche la notte scorsa hanno dormito all'addiaccio) in vista di un trasferimento che finalmente sembra imminente, un aereo della Guardia costiera si è alzato in volo circa un'ora fa per perlustrare il Canale di Sicilia, spingendosi fino a circa 80 miglia a sud dell'isola. Con il miglioramento delle condizioni del mare, infatti, aumentano le probabilità di nuovi sbarchi: l'ultimo registrato a Lampedusa risale all'una di notte di mercoledì scorso.
Ad annunciare le partenze ai tunisini, ormai stremati dal freddo e dal vento, è stato ieri sera il commissario di polizia Corrado Empoli che li ha incontrati alla stazione marittima. Una notizia che è stata accolta da una ovazione dagli immigrati, scettici fino a ieri sera sera sulla partenza. "La vostra sofferenza ha quasi termine - ha detto Empoli - questa sarà l'ultima sera che trascorrerete a Lampedusa". I tunisini, grazie alla traduzione di un mediatore culturale, hanno chiesto a gran voce: "Ma dove ci porterete, in Tunisia?". E la risposta è stata: "Assolutamente no - ha detto il commissario - domani andrete in Italia".

Intanto, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha chiesto di intensificare le ricerche di due barconi con 400 immigrati a bordo partiti dalla Libia e di cui non si hanno più notizie. Su un'imbarcazione, partita il 25 marzo, ci sono 68 migranti e sull'altra, partita il 22 marzo, ce ne sono 330. Sono tutti somali eitrei ed etiopi.

Ma in Italia nessuno vuole le tendopoli... -  Non è arrivato ieri il via libera delle Regioni alle tendopoli nella prima riunione della cabina di regia tra governo e autonomie locali sull'emergenza immigrati. “C'è stata una risposta positiva all'appello che il governo ha fatto alle Regioni per una collaborazione istituzionale sull'emergenza”, ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine dell'incontro. “Siamo d'accordo sul fatto che le tendopoli siano una soluzione provvisoria”, ha poi assicurato.
Il “vento di libertà e democrazia" che sta spirando in Nord Africa "ha cominciato a provocare uno tsunami umano che può assumere delle dimensiono importanti", ha continuato. "Per noi la prima soluzione è quella del rimpatrio", ha dichiarato il premier. Per questo "è importante che nell'incontro di lunedì ci sia l'impegno della Tunisia per l'accettazione dei rimpatri", ha spiegato Berlusconi, dicendosi ''ottimista'' sull'esito della visita.
Il premier ha annunciato che l'esecutivo ha già raggiunto un accordo "per una serie di interventi di governo italiano a favore della Tunisia a fronte dell'impegno a fermare l'uscita illegale di loro cittadini dal loro Paese". "Noi ci siamo impegnati - ha proseguito - in linee di credito e equipaggiamenti a forze di polizia impegnate nel controllo per un valore vicino ai 100 milioni dalla metà del mese di aprile". Il premier ha poi assicurato che “non ci sono difficoltà nella maggioranza. Abbiamo chiarito - ha spiegato - che la eventuale divisione degli immigrati sarà proporzionale al numero degli abitanti di ogni singola regione".
Per il ministro dell'Interno Roberto Maroni "la via maestra è che la Tunisia attui l'accordo, effettui i rimpatri e blocchi le partenze". Riguardo alla concessione del "permesso di soggiorno temporaneo per i migranti che vogliono fare ricongiungimenti familiari", Maroni ha detto che “è una possibilità su cui si sta ragionando”.

Da parte sua il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha però precisato che "sulla questione delle tende e delle tendopoli non c'è l'accordo delle Regioni e degli enti locali". Errani ha spiegato che le "tendopoli non sono gestibili" e ha ricordato che l'accordo siglato con il governo "aveva come oggetto, sulla base di una richiesta del governo, solo i profughi".
Il leader dei governatori ha riferito che le Regioni hanno chiesto al governo di applicare la norma sulla protezione temporanea degli immigrati. "Ho detto al premier che questa emergenza è umanitaria e va affrontata con gli strumenti che consentono le leggi italiane e le direttive europee", ha aggiunto Errani. "Il premier si è riservato di darci risposte martedì della prossima settimana", ha concluso.
Il governatore del Lazio Renata Polverini, confermando che nessuna delle Regioni vuole le tendopoli, ha proposto “accordi con le congregazioni religiose attraverso l'impegno di Regioni, Comuni e Protezione civile".
Da parte sua, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha sospeso la disponibilità dell'area 'Arena rock', che era stata individuata come luogo di accoglienza per il capoluogo piemontese, "in considerazione del fatto che la riunione della cabina di regia - ha scritto il sindaco di Torino in una lettera inviata a Maroni e al prefetto Alberto Di Pace - ha rinviato ogni decisione a martedì prossimo, non fornendo alcune delle garanzie richieste”. "Bisogna capire - ha precisato successivamente - se si tratta di persone che vengono considerate rifugiati oppure clandestini. E questo non è un dettaglio”.

A Manduria, in Puglia, dove già la tendopoli è stata messa in piedi, dove già migliaia di immigrati sono stati trasferiti e altri se ne aspettano da Lampedusa, un centinaio di immigrati ancora stamane sono scappati verso la stazione ferroviaria di Taranto, e cercano di salire su treni diretti al Nord. Per impedire la fuga di massa, in stazione sono arrivati gli uomini delle forze dell'ordine che hanno cercato di riportare i migranti al campo di Manduria a bordo dei bus. Ma un centinaio sono fuggiti e si sono dispersi per la città. E a Manduria aumentano le proteste da parte dei residenti.
Nel campo sono arrivati rinforzi delle forze dell'ordine. Ai 350 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, si sono aggiunti altri 150 uomini giunti ieri per garantire la massima sicurezza agli ospiti e ai cittadini. Ma le fughe di massa non si fermano nemmeno davanti alle uniformi. Nel campo c'è una situazione di grande confusione. Il traffico sulla provinciale è congestionato dai mezzi delle forze dell'ordine e dei residenti. Alcuni cittadini hanno portato indumenti e medicinali da destinare al campo.

Sono circa duemila le tende già montate o messe a disposizione per la realizzazione di campi in ogni regione italiana.
Il ministero dell'Interno al momento ha utilizzato circa mille tende, intaccando tra l'altro una parte consistente della propria dotazione di riserva per catastrofi naturali e terremoti. Di queste, 400 sono state montate a Manduria e settanta nelle tendopoli di Trapani, Caltanissetta, Potenza e Caserta.
A Trapani , la polizia municipale sezione Territorio e Ambiente, ha sottoposto a sequestro preventivo un'area di circa duemila metri quadrati, attigua al campo di Kinisia, dove è stata allestita la tendopoli che dovrebbe ospitare circa 700 migranti provenienti da Lampedusa. Il provvedimento è stato adottato dopo che ieri sera il governatore Raffaele Lombardo ha ufficializzato la notizia che nella zona c'è una discarica di amianto, come ha confermato la direzione regionale dell'Arpa.
Le aree sottoposte a sequestro sono complessivamente tre, hanno specificato dal Comando della polizia municipale di Trapani. Due si trovano in prossima della stradina di accesso al campo di Kinisia; una terza sul retro dell'area militare che ospita la tendopoli. I controlli, sollecitati dal sindaco, Mimmo Fazio, hanno appurato la presenza, tra l'altro, di amianto sfaldato. Le aree sottoposte a sequestro preventivo distano qualche centinaio di metri dalla tendopoli. Gli atti sono stati trasmessi in Procura che dovrà valutare la convalida del provvedimento di sequestro preventivo.

A Caltanissetta, ieri sono stati perfezionati gli ultimi dettagli nel centro di accoglienza di Pian del lago per completare la tendopoli che dovrà ospitare circa 600 migranti africani provenienti da Lampedusa. Un'impresa edile, su disposizione della prefettura, ha spianato un'area limitrofa al Centro di accoglienza e una cinquantina di vigili del fuoco hanno assemblato circa 150 tende: ognuna ospiterà 6-8 persone.
I nuovi ospiti che dovrebbero arrivare entro domenica si aggiungono ai 450 extracomunitari in attesa di asilo politico già presenti a Pian del lago, per cui complessivamente la struttura accoglierà un migliaio di persone.
Il prefetto Umberto Guidato sta seguendo personalmente i lavori nella tendopoli effettuati anche dai tecnici del Genio civile. Un servizio di catering distribuirà cibo e bottiglie di acqua minerale ai nuovi ospiti. Inoltre sono in arrivo un centinaio di carabinieri e poliziotti che si aggiungono agli altri 100 agenti già presenti a Pian del lago. Intanto il sindaco di Michele Campisi ha chiesto la convocazione urgente di un consiglio comunale, ribadendo il suo dissenso alla tendopoli allestita dal Governo.

L'Ue richiama la Francia. "Rispetti accordi di Schengen" - La Commissione non ha criticato la Francia per il blocco a Ventimiglia "ma perché all'interno dell'area Schengen non si possono reintrodurre controlli capillari e sistematici alle frontiere". Una fonte della Commissione spiega il senso delle ultime dichiarazioni del commissario agli Affari interni Cecilia Malmstrom sul caso degli immigrati che dalla Tunisia risalgono lo Stivale per entrare in Francia ma che finiscono per essere respinti a Ventimiglia.
"Il regolamento di Schengen è molto chiaro al riguardo: i controlli sistematici sono banditi. Certo - prosegue la fonte - se le autorità francesi trovano qualcuno senza documenti possono impedirgli l'accesso", tuttavia Schengen non permette di rimandare in Italia un clandestino trovato a Marsiglia. Nella fattispecie, ad ogni buon conto, si inseriscono le norme derivanti dall'accordo bilaterale franco-italiano siglato nel 1997 dall'allora presidente del Consiglio Romano Prodi (primo ministro francese era Lionel Jospin). Quell'intesa permette all'Italia di rimpatriare un irregolare in Francia - e viceversa - se si può provare che il clandestino proviene dall'altro Paese.
"È una questione bilaterale non di competenza della Commissione - riprende la fonte - ma l'esecutivo europeo è a disposizione degli Stati per capire bene la situazione, fermo restando che Bruxelles è solo competente per l'applicazione delle norme di Schengen sui controlli sistematici".
La Commissione europea si è detta anche "pronta a discutere" di altri fondi oltre a quelli già stanziati per assistere l'Italia nell'emergenza immigrazione, ma al momento "non ne hanno richiesti".

Quanto alle parole pronunciate da Malstrom a Tunisi sulla disponibilità dell'Europa di farsi carico di una parte dei richiedenti asilo, la fonte chiarisce che "non stiamo parlando dei rifugiati 'economici' di Lampedusa, sul cui rimpatrio la competenza è dell'Italia". E neppure di coloro che nell'isola delle Pelagie richiedono asilo: "Sono tra il 15 e il 20 per cento del totale, ovvero circa 2 mila persone. Non un numero così vasto da richiedere al momento un intervento europeo. A meno che in futuro non arrivi un'ondata massiccia di immigrati dal Nordafrica".
Malstrom ha invece sondato la disponibilità dell'Unchr di proteggere e degli Stati membri di accogliere non coloro che si dirigono in Italia ma "coloro che hanno necessità di protezione là dove già si trovano. Come per esempio i somali bloccati sul confine libico".
Si tratterebbe in sostanza della replica di un'operazione analoga condotta nel 2009, "quando sul territorio dell'Ue furono distribuiti circa 10 mila profughi iracheni che erano bloccati in Siria e in Giordania".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it, Corriere.it]

 

 

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02 aprile 2011

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