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Im... brogli elettorali

4 arresti a Palermo per i brogli elettorali comessi alle scorse elezioni amministrative del 2007

09 ottobre 2008

Nelle urne delle elezioni amministrative palermitane del maggio 2007, finirono 450 schede false: i tre candidati che ne avrebbero beneficiato da ieri mattina si trovano agli arresti domiciliari.
La Polizia di Stato ha infatti arrestato a Palermo quattro persone accusate di brogli elettorali, commessi in occasione delle scorse elezioni amministrative. Tra gli arrestati vi è un consigliere circoscrizionale e due candidati al Consiglio comunale di Palermo e a un Consiglio di circoscrizione.
Gli arrestati sono: Gaspare Corso, 43 anni, candidato al Consiglio Comunale con la lista di centrodestra "Azzurri per Palermo"; Vito Potenzano, 58 anni, piazzatosi primo dei non eletti, alla Terza circoscrizione; Francesco Paolo Teresi, 58 anni, anche lui candidato nella lista "Azzurri per Palermo" e oggi consigliere della Sesta circoscrizione.
I tre, dunque, militavano tutti nella lista "Azzurri per Palermo", quella che sosteneva il futuro sindaco del capoluogo siciliano, Diego Cammarata. Assieme ai tre politici è finita ai domiciliari anche Silvana Lo Franco, cognata di Corso, che avrebbe avuto un ruolo nell'organizzazione dei brogli, avvenuti in due sezioni, la 460 del quartiere Cruillas e la 19 della zona Guadagna.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip Antonella Consiglio.

I provvedimenti cautelari seguono quelli dello scorso marzo, eseguiti dalla Digos, in cui vennero arrestati due presidenti di seggi elettorali, Gaetano Giorgianni e Giovanni Profeta, sempre per le amministrative di Palermo del maggio 2007. Secondo l'accusa, i due presidenti sarebbero stati responsabili della falsificazione di schede a favore degli arrestati di ieri.
L'indagine della polizia è partita il 14 maggio 2007 in seguito ad alcuni episodi registrati in due sezioni elettorali. Alcuni agenti della Digos avevano acquisito elementi che portavano a ritenere che vi fossero stati brogli elettorali durante il voto. Tra i casi segnalati dagli investigatori alla Procura, le anomalie registrate durante lo spoglio delle schede nelle sezioni numero 19 e 460. La Digos ha accertato che in entrambe erano state falsificate 450 schede, con contraffazione della parte relativa al voto di preferenza. Inoltre, è stato rilevato la contraffazione del voto di preferenza in favore di uno dei candidati al Consiglio comunale e di due consiglieri circoscrizionali, entrambi inseriti nella stessa lista del primo, "Azzurri per Palermo". L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maria Forti. 

A Marzo Gaetano Giorgianni aveva confessato: "Gaspare Corso mi invitò alla sua segreteria politica - ha messo a verbale - mi offrì un posto di lavoro per quello che avrei potuto fare. A me e a Profeta, l'altro presidente, chiese di inserire delle schede contraffatte nelle urne per il consiglio comunale ma anche in quelle per le circoscrizioni. Mi disse: ho necessità di farmi riconfermare al consiglio comunale, così posso aiutarti meglio sul versante lavorativo". Giorgianni aveva avuto inizialmente qualche perplessità: "In sei anni di attività come presidente di seggio mi sono sempre attenuto alla massima regolarità. Ma quello che mi urgeva era un lavoro, restare disoccupato a 45 anni è un dramma. Corso mi ripeteva: il lavoro l'avrai sicuro". L'accordo fu allora suggellato. Così la segreteria politica del candidato Corso, in via Monfenera, nella zona della cittadella universitaria, sarebbe diventata la centrale dei brogli. Lì, i presidenti di seggio infedeli portarono le schede da contraffare, il sabato pomeriggio prima delle votazioni. Ai presidenti non restò che falsificare ad arte i registri elettorali delle due sezioni. Poi, però, il giorno degli scrutini, qualcosa andò storto. Le proteste dei rappresentanti di lista del centro sinistra innervosirono non poco Giorgianni, che telefonò decine di volte a Corso e alla cognata, per chiedere sul da farsi. Ma non si poteva aggiustare più nulla. Le denunce dell'altro candidato sindaco, Leoluca Orlando, avevano già sollevato un caso nazionale. E adesso, i tabulati di quelle convulse telefonate durante gli scrutini sono diventate un riscontro importante alle accuse della Procura.

Le reazioni politiche - Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei valori, è sceso in campo per appoggiare Leoluca Orlando alla luce degli arresti di ieri mattina relativi a presunti brogli elettorali durante le elezioni comunali di Palermo nel maggio 2007. "Gli arresti - ha detto l'ex pm di 'Mani Pulite' - confermano quanto da tempo denunciato da Leoluca Orlando, con esposti formali per le irregolarità intervenute durante lo svolgimento di operazioni elettorali e in sede di spoglio. I brogli elettorali a Palermo sono stati anche oggetto di denuncia da parte di un comitato spontaneo di giuristi e di cittadini che, a suo tempo, aveva rivolto anche un appello al capo dello Stato in visita a Palermo". Di Pietro ha inoltre annunciato "la costituzione, non appena proceduralmente possibile, come parte civile nei processi penali. Esprimo tutta la mia solidarietà a Orlando, vittima di un sistema corrotto nel quale, accanto a voti comprati e a voti estorti, si accompagna un fenomeno vistoso e intollerabile di voti manipolati nei seggi. Mentre si attende che la magistratura amministrativa decida in ordine al ricorso presentato da Orlando per l'annullamento delle elezioni, sono certo che i giudici e le forze dell'ordine sapranno, nei casi già evidenziati e in ogni ulteriore caso oggetto di denuncia, verificare la fondatezza delle denunce".

Fabio Giambrone, commissario regionale di Italia dei Valori, ha commentato così la vicenda: "Continua a emergere la fondatezza delle denunce formali presentate da Leoluca Orlando e sostenute dai comitati cittadini per la democrazia". "La vastità del fenomeno - ha detto ancora - è stata doverosamente denunciata già nel corso dello svolgimento delle elezioni ed in sede di spoglio. Confidiamo che la meritoria istruttoria della magistratura e delle forze dell'ordine possa continuare in sede penale, mentre in sede amministrativa si attende l'annullamento di elezioni viziate,estorte, comprate e manipolate che hanno mortificato e leso la volontà democratica degli elettori". "Non ci stancheremo - ha concluso Giambrone - di dire no alla vecchia e nuova mafia, a quella che controlla il territorio minacciando ed a quella che controlla la democrazia manipolando il risultato elettorale".

Per Giusto Catania, eurodeputato di Rifondazione comunista, "gli arresti sono solo la punta dell'iceberg di un sistema di collusioni e brogli che ha caratterizzato le amministrative dello scorso anno a Palermo". Catania dopo le elezioni comunali del 2007 aveva chiesto l'intervento della Commissione europea sulla legittimità del risultato. "Le scorse elezioni comunali sono state falsate ed è necessario fare piena luce sulla correttezza dei risultati. In moltissimi seggi si sono verificate numerose irregolarità, diversi elettori hanno denunciato voti spariti nei seggi e testimoniato disparità tra numero di votanti e schede scrutinate". "Oltre agli accertamenti giudiziari che hanno già portato a questi risultati - ha concluso - c'è solo un modo per fugare tutti i dubbi che pesano sull'elezione del sindaco Cammarata e del consiglio comunale: il Tribunale amministrativo della Sicilia deve attivarsi al fine di riaprire i plichi e rifare il conteggio delle schede. Solo così si potrà fare definitiva chiarezza sulla legittimità dell'attuale amministrazione".

[Informazioni tratte da Repubblica.it, La Siciliaweb.it]

- "Ecco come ho truccato le schede" di Salvo Palazzolo

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09 ottobre 2008
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