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Imparzialità e silenzi dorati

Mentre il Csm richiama Ingroia, l'avvocato Taormina denuncia il Capo dello Stato

12 settembre 2012

"Uscire dalla psicosi degli attacchi ed entrare nell'ottica del servizio al cittadino": è quello che devono fare i magistrati, oltre che "assicurare imparzialità" anche fuori dall'esercizio delle loro funzioni.
E' quello che ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, in relazione al caso Ingroia.
Vietti è stato intervistato dal Gr1Rai sull'intervento dei pm di Palermo Antonio Ingroia e Nino Di Matteo alla festa de Il Fatto Quotidiano (LEGGI), che ha suscitato tante polemiche. Il vicepresidente del Csm ha risposto direttamente a uno dei rilievi espressi in quell'occasione dai due magistrati. "Il Csm è stato accusato di silenzio assordante; ma mai come in questo caso il silenzio è d'oro", ha detto Vietti, che ha poi richiamato le parole pronunciate dal Capo dello Stato, quando l'anno scorso incontrò i nuovi magistrati. Napolitano, ha ricordato tra l'altro Vietti, ha invitato i magistrati a "ispirarsi alla misura della riservatezza" e a non cedere a fuorvianti esposizioni mediatiche. Il numero due di Palazzo dei Marescialli ha poi escluso che al momento il Csm si possa occupare del caso: "Al momento nessuno ha chiesto l'apertura di un fascicolo".
L'uscita dell'esponente del Csm si aggiunge a quella di lunedì dell'Anm, attraverso il presidente Rodolfo Sabelli, che invitava i pm a non fare politica (LEGGI).

Intanto oggi, per la prima volta dall'inizio della legislatura, sarà convocato il Comitato parlamentare per i procedimenti d'accusa, l'organismo parlamentare - presieduto dal senatore Pd Marco Follini - che si occupa di esaminare eventuali denunce o esposti contro il capo dello Stato.

E' stato l'avvocato penalista ed ex deputato forzista Carlo Taormina a denunciare il Capo dello Stato per attentato alla Costituzione, sostenendo che avrebbe "tentando  di interferire  nell'attività dei magistrati di Palermo che stanno indagando sulla trattativa Stato-mafia".
In particolare, spiega lo stesso Taormina, nell'esposto-denuncia, si sostiene che il Capo dello Stato, con la telefonata partita dal Quirinale verso il Pg della Cassazione Vitaliano Esposito e con la decisione di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, "abbia compromesso i principi di autonomia e indipendenza della magistratura" palermitana. L'ex parlamentare di Forza Italia chiede "che si proceda a tutti gli accertamenti necessari" sulle circostanze da lui esposte "tratte da fonti giornalistiche da verificare". "Essendo stati violati non solo precetti costituzionali ma principi strutturali e portanti della Costituzione Repubblicana - scrive Taormina nell'esposto - non è dubbia la configurazione del delitto di attentato alla Costituzione da parte del Presidente della Repubblica".
Secondo quanto si apprende, tuttavia, l'intenzione del Comitato sarebbe quella di archiviare subito la denuncia proprio perché "sarebbe fondata solo su alcune ricostruzioni giornalistiche".

Sempre oggi, l'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli è tornato a insistere sul capitolo della trattativa Stato-mafia accusando l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. L'ha indicato come il protagonista della "regia che ci fu per la 'normalizzazione' del rapporto con la mafia che, con l'obiettivo di fermare le stragi, passò anche per la messa da parte dei politici che avevano esagerato nel contrasto". Davanti alla Commissione Antimafia, Martelli ha detto: "Lui era il dominus, colui che regnava", anche se non isolato ma con "un consenso più ampio". Lui "scelse Conso, Amato, Mancino e Capriotti". Martelli ha accusato anche Giuliano Amato - premier dal giugno '92 all'aprile '93 - di aver detto il falso negando di aver ricevuto pressioni da Craxi per una sua sostituzione con Conso al ministero della Giustizia.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Corriere.it, Repubblica.it]

 

 

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12 settembre 2012
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