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Impronte ai Rom: stop dal Parlamento europeo

Strasburgo avverte l'Italia sul rischio discriminazione e il ministro Maroni si rattrista e si indigna

10 luglio 2008

AGGIORNAMENTO
Maroni contro Strasburgo: «Sui Rom il Governo andrà avanti»
"Rattristato e indignato". Così ha detto di sentirsi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dopo la risoluzione di oggi 10 luglio, del Parlamento europeo sui Rom. Una risoluzione che censura duramente le misure varate dal Governo italiano, invitandolo a sospendere la raccolta delle impronte digitali dei bambini rom.
"Il governo italiano andrà avanti fino in fondo, nel pieno e totale accordo con la Commissione Europea", perchè censire i campi nomadi e restituire dignità a chi vi abita "è una battaglia di civiltà". Questa la risposta che il ministro leghista invia all'assemblea di Strasburgo, in un incontro con la stampa estera. "L'obiettivo del governo italiano - ha proseguito -, è porre fine allo sconcio di campi nomadi che sono peggio delle favelas". Maroni ha spiegato che il Governo "vuole realizzare campi autorizzati, controllati, dove possono vivere in modo decoroso tutti coloro che sono in Italia", che siano Rom, cittadini extracomunitari o italiani. "La definizione di una emergenza rom a Milano e in Italia fu data dal governo Prodi e dall'allora ministro degli Interni, Giuliano Amato", ha poi ricordato l'attuale responsabile del Viminale, sostenendo che il nuovo governo ha soltanto sostituito la definizione "emergenza rom" con quella di una "emergenza campi nomadi".
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Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato la risoluzione presentata dai gruppi del Pse, Verdi, Liberaldemocratici e Sinistra europea che boccia le misure di emergenza nei campi nomadi italiani proposte dal ministro dell'Interno Roberto Maroni (compresa quella relativa alle impronte digitali dei minori), con 336 voti a favore, 220 contrari e 77 astenuti. Una richiesta di rinvio del voto, presentata dal Ppe, era stata precedentemente respinta dalla maggioranza dell'aula, poi il partito Popolare ha deciso di votare no alla risoluzione, ad eccezione di alcuni eurodeputati rumeni e ungheresi.

Gli europarlamentari hanno approvato un emendamento al testo della risoluzione col quale si esortano le autorità italiane "ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte in attesa dell'imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica".
L'assemblea ha anche approvato una proposta di modifica presentata dal gruppo di destra con la quale si fa riferimento alla risoluzione approvata dall'Europarlamento a gennaio nella quale si sollecitano gli Stati Ue a risolvere il problema dei campi "illegali" dove non c'è igiene o standard di sicurezza e dove "un alto numero di bambini rom muore per incidenti domestici".

"Noi abbiamo un diritto-dovere che è della politica italiana e del governo: tutelare la dignità dei minori dei bamini spesso sfruttati dal racket - ha detto il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi -, qualsiasi azione del nostro governo è tesa soltanto a salvaguardare la dignità dell'infanzia, soprattutto di quelle decine di migliaia di bambini sfruttati. Ho ribadito agli eurodeputati italiani la nostra posizione che è in linea con l'Unione europea. Tutta la nostra posizione, in particolare quella che riguarda le impronte, è mirata soltanto a una situazione d'emergenza. Vogliamo capire quanti sono, dove sono, come vivono questi bambini, qual è il loro stato di scolarizzazione, di salute". Ronchi ha sottolineato che il ministro Maroni è pronto al "confronto costante con la commisione Ue per ascoltare e aprirsi a tutti i contributi. Partendo da un dato: noi abbiamo il diritto-dovere morale prima che politico di tutelare e difendere il bambino".

Nel frattempo al commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot è arrivata una prima risposta del governo italiano alla nuova lettera della Commissione Ue per chiedere ulteriori chiarimenti sulla raccolta delle impronte digitali nei campi rom. Solo tre giorni fa il ministro Maroni aveva detto di aver chiarito "i malintesi" con Barrot.
Ieri, infatti, la Commissione ha scritto e inviato una lettera all'Italia - resa nota dall'agenzia Apcom - chiedendo di fornire delle impegni scritti sui metodi di schedatura dei nomadi, che si dovranno aggiungere al rapporto promesso lunedì scorso a Cannes dal ministro dell'Interno Roberto Maroni al commissario Ue alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot.
La missiva, indirizzata all'ambasciatore italiano presso l'Ue Fernando Nelli Feroci e firmata dal direttore generale di Barrot, Jonathan Faull, elenca quattro punti su cui il governo di Roma deve fornire delucidazioni:
Primo - L'utilizzo delle schede con informazioni sulla religione e sull'etnia, come quelle viste nei campi nomadi di Napoli, deve essere "un incidente isolato che non si ripeterà più". Questo, ammonisce Faull, deve essere "reso chiaro ai prefetti o ai commissari straordinari interessati".
Secondo - Bruxelles vuole informazioni dettagliate sulla raccolta delle impronte per quanto riguarda lo scopo della procedura, la sua base giuridica, la conservazione dei dati personali e il loro utilizzo per altri fini, e il diritto di accesso ai dati personali da parte degli individui schedati.
Terzo - L'esecutivo Ue esige delle garanzie sul fatto che "le impronte dei minori di 14 anni devono essere raccolte solo dietro autorizzazione specifica di un giudice e allo scopo dell'identificazione".
Quarto - La Commissione vuole vederci chiaro sulla "situazione nelle 17 regioni italiane" escluse dalla cosidetta 'emergenza rom' (tutte tranne Lombardia, Lazio e Campania), per capire se anche in esse il governo intende procedere con la raccolta delle impronte.

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10 luglio 2008
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