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Imputazione coatta per Saverio Romano

Respinta la richiesta di archiviazione per il ministro dell'Agricoltura indagato per concorso in associazione mafiosa

09 luglio 2011

Il gip di Palermo Giuliano Castiglia non ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal pm Antonino Di Matteo nell'indagine che vede il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, indagato per concorso in associazione mafiosa e ha chiesto l'imputazione coatta. A questo punto i pm entro dieci giorni dovranno formulare la richiesta di rinvio a giudizio. Seguirà entro due giorni, ma i termini non sono perentori, l'udienza preliminare in cui un altro giudice deciderà se mandare a processo o prosciogliere il ministro. Intanto una valutazione sulle imputazioni formulate a suo carico c'é stata. E ha un suo peso. Perché il giudice si è spinto più in là dei pm, certi di poter provare la vicinanza e la disponibilità del politico verso la mafia, ma di avere poche prove per dimostrare che questi abbia dato un apporto concreto e specifico all'organizzazione: elementi che la giurisprudenza esige per provare il reato di concorso.

Il Pm aveva motivato la decisione di chiedere l'archiviazione ritenendo che non ci fossero riscontri sufficienti alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva definito Romano persona "a disposizione di Cosa nostra e, in particolare, dei capimafia di Villabate, Nicola e Antonino Mandala".
Per la Procura, che comunque aveva sollevato dubbi sulla posizione del deputato, non ci sarebbero gli "elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio". Il Gip aveva richiesto nelle scorse settimane al pm Nino Di Matteo di produrre gli atti di un procedimento, scaturito dall'operazione Ghiaccio.
Romano era già stato indagato nel 1999, ma l'inchiesta si era chiusa con un'archiviazione. La seconda indagine era stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella. Romano è coinvolto in un'altra inchiesta, per corruzione aggravata, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo.

Ma quali sono i fatti che hanno convinto il giudice? Il primo risale al 1991, quando il ministro partecipò a un incontro con Cuffaro e Angelo Siino finalizzato al sostegno elettorale dell'ex governatore siciliano. Per la Procura - giudizio condiviso dal gip - il ministro era a conoscenza della "caratura" criminale di Siino, definito all'epoca come il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra. Poi c'è il pranzo, citato sempre dai pm, organizzato a marzo del 2001 a Roma con Francesco Campanella, ex presidente del Consiglio comunale di Villabate, vicino alla cosca del Mandalà. In quell'occasione, racconta Campanella, poi diventato collaboratore di giustizia, Romano avrebbe sottolineato che loro due facevano parte della stessa "famiglia", intendendo, secondo il pentito, la "famiglia" mafiosa. E ancora, Romano avrebbe ricevuto sempre da Campanella la richiesta di sostenere la candidatura nella lista del Biancofiore di Giuseppe Acanto, uomo vicino al clan di Villabate, alle regionali del 2001.
Secondo il pm, valutazione condivisa dal giudice, il ministro era perfettamente a conoscenza che l'allora presidente del Consiglio comunale era "uomo d'onore", quindi che la sponsorizzazione di Acanto (peraltro mai eletto) veniva da Cosa nostra. Infine grande spazio, nella motivazione, hanno le vicende dell'indagine sul boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro: Romano sarebbe stato infatti a conoscenza degli stretti rapporti tra il capomafia e l'ex assessore comunale dell'Mdc Mimmo Miceli, poi condannato per mafia, e tra questi e Cuffaro e non si sarebbe opposto alla candidatura del politico alle regionali. Anzi, ne avrebbe poi esaltato il ruolo all'interno del Gruppo dell'Udc.
Un materiale accusatorio complesso che dovrà essere riassunto in un capo di imputazione.

"Sono addolorato e sconcertato". Questo il commento a caldo del ministro e coordinatore nazionale di Pid. "Il gip Giuliano Castiglia non ha ritenuto di accogliere la richiesta di archiviazione formulata dal pm Antonino Di Matteo nel procedimento che mi ha visto indagato quasi ininterrottamente per otto anni anche se l'indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007 - sottolinea Romano - Questi semplici ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni". "Il fallimento del sistema giudiziario - prosegue il leader dei 'Responsabili' - vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l'epilogo sarà quello da me auspicato". "Del resto - sottolinea Romano - sarebbe di contro parimenti fallimentare un sistema della giustizia che ha lasciato operare per così tanto tempo un uomo politico che potrebbe aver commesso l'infamante reato di concorso con Cosa Nostra". "Purtroppo ormai da quasi 20 anni il nostro Paese assiste ad uno spettacolare conflitto che in questi ultimi mesi all'approssimarsi della riforma giudiziaria si è acuito - ha aggiunto - Sono addolorato e sconcertato; con questo provvedimento non viene chiesta solo la formulazione dell'imputazione per il sottoscritto ma vengono messe in discussione le conclusioni alle quali dopo lunghissimi approfondimenti era pervenuta la Procura di Palermo". "Difenderò in ogni sede il mio nome, per me, per i miei familiari e per la comunità politica che rappresento", ha concluso Romano.

E mentre l'esponente del Governo, sulla cui nomina ci sono state, proprio per via dell'indagine in corso, pesanti riserve da parte del Quirinale (LEGGI), si dice addolorato e sconcertato, l'opposizione - da Fli al Pd - ne chiede le dimissioni. "Aveva ragione il Presidente della Repubblica a esprimere perplessità sulla nomina di Saverio Romano a ministro. L’imputazione coatta per mafia richiesta dal gip di Palermo rende incompatibile la permanenza di Romano al governo e sarebbero auspicabili le sue immediate dimissioni". Lo dichiara il vicepresidente di Futuro e Libertà, Italo Bocchino. "L’Italia non può permettersi di avere un ministro imputato per mafia - ha aggiunto - tanto più che la sua nomina non è stata frutto di un percorso politico ma una remunerazione per avere abbandonato l’Udc, facendo da stampella al governo".
Per Fabio Granata, vicepresidente della Commissione Nazionale Antimafia, "Romano non può restare un minuto di più al Governo. Dimissioni immediate e Berlusconi e Alfano chiedano scusa a Napolitano e agli italiani per questa ennesima triste pagina: tra Romano, Milanese e Papa come si fa a parlare di un governo e di un partito con le carte in regola nella lotta alla corruzione e alle mafie?".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Lasiciliaweb.it, Corriere.it]

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- I pm chiedono l'utilizzo delle intercettazioni tra Saverio Romano e Ciancimino... (Guidasicilia.it, 26/03/11)

- Le inchieste sul ministro Romano sono due (Guidasicilia.it, 15/04/11)

- Tra Ciancimino jr e il ministro Romano neanche un caffè... (Guidasicilia.it, 18/04/11)

- Le indagini sul ministro dell'Agricoltura Saverio Romano... (Guidasicilia.it, 10/06/11)

 

 

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09 luglio 2011
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