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In 358 stipati su un barcone

Continuano i ''viaggi della speranza'' lungo il Canale di Sicilia e finiscono le speranze di trovare vivo qualcuno dei dispersi nel naufragio di mercoledì scorso

30 agosto 2008

358 a bordo di un solo barcone. Così l'ultimo sbarco di ieri a Lampedusa: una sola imbarcazione stipata di persone, che era stata avvistata dalle motovedette della Guardia costiera quando si trovava a 9 miglia a sud dell'isola.
Il maxisbarco è stato preceduto da un altro arrivo, 55 immigrati giunti in porto su un natante di legno e bloccati sulla banchina dagli uomini della Capitaneria e della Guardia di finanza.
Ai 413 approdati nella più grande delle Pelagie, si aggiungono i 28 soccorsi poi a Portopalo di Capo Passero (SR) su una piccola imbarcazione in balia delle onde.
A Porto Palo i migranti hanno chiesto viveri e carburante all'equipaggio di un peschereccio che li aveva avvistati. Poi hanno abbandonato la loro imbarcazione e raggiunto a nuoto il peschereccio, arrampicandosi sulle reti.
Ammonta così a 441 il numero degli immigrati arrivati ieri in Sicilia.

E mentre gli sbarchi non si arrestano, finiscono le speranze di trovare vivo qualcuno dei dispersi nel naufragio di mercoledì scorso al largo delle coste maltesi (LEGGI). Secondo gli 8 superstiti, all'appello mancano 70 persone, e tra queste 4 donne e un bambino. L'altro ieri sera erano stati trovati due cadaveri, dopo che un elicottero tedesco impegnato nell'operazione Frontex ne aveva avvistati cinque.

Intanto l'Unhcr, l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, per voce del suo rappresentante maltese Neil Falzon, ha invitato Malta a rilasciare gli otto sopravvissuti, attualmente trattenuti nel centro di detenzione di Safi. Per ora, il governo de La Valletta ha spiegato che "esistono chiare procedure per il rilascio delle cosiddette persone vulnerabili, che prevedono l'identificazione e gli interrogatori. I migranti sopravvissuti hanno cominciato l'iter". I tempi del rilascio non sarebbero brevi: a causa dei numerosi sbarchi dei giorni scorsi, l'ufficio che gestisce le procedure sarebbe oberato di lavoro.
L'Unhcr però ricorda il caso del "ragazzo di 15 anni, scampato alla morte" che non può "né alzarsi né parlare ed è fortemente traumatizzato perché ha visto morire quasi tutti i suoi compagni". Per questo l'Unhcr chiede che lui, come gli altri sopravvissuti, "venga rilasciato, consegnato ad un centro di accoglienza e assistito psicologicamente".
Il ministro dell'Interno maltese, Carmelo Mifsud Bonnici, rispondendo agli appelli dell'Unhcr, ha detto: "Tutti gli otto immigrati sono stati immediatamente assistiti e poi visitati dai rappresentanti di Medici Senza Frontiere, secondo gli accordi presi con la stessa organizazione internazionale. Queste visite includono sessioni con un psicologo ed il governo maltese aspetta il rapporto della stessa MSF per decidere sul caso".

[Informazioni tratte da La Siciliaweb.it, l'Unità.it, Aduc Immigrazione]

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30 agosto 2008
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