In 40mila hanno sfilato ieri a Roma per ricordare a tutti che: ''L'acqua è, e deve rimanere, un bene pubblico''

03 dicembre 2007

C'erano all'incirca 40 mila persone ieri a Roma per marciare in difesa dell'acqua: ''un bene comune che non va privatizzato''. Quarantamila tra donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche per sostenere una legge di iniziativa popolare (già 400 mila le firme raccolte) per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell'acqua.
Il corteo, animato e colorato con tante gocce d'acqua (di cartone), è stato organizzato dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua che raggruppa 70 associazioni e reti nazionali e circa mille comitati territoriali.
Una consistente porzione dell'Italia che ha sintetizzato in quattro punti le cose da fare subito: 1) moratoria contro tutte le privatizzazioni; 2) immediata approvazione della legge d'iniziativa popolare; 3) ristrutturare la rete idrica nazionale che tra perdite e infiltrazioni aiuta il mercato delle privatizzazioni; 4) la gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali.

''Senza beni comuni come l'aria e l'acqua non possiamo vivere: sono diritti fondamentali degli esseri umani fin dalla nascita e non si possono ridurre a merce'' ha affermato il missionario comboniano Alex Zanotelli, uno dei personaggi simbolo della battaglia per la ripubblicizzazione del sistema idrico in Italia. Con lui ha sfilato anche il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha sottolineato come ''bisogna evitare che ci sia un tentativo di privatizzazione, che ci porterebbe - anche nel mondo - a vere e proprie guerra per l' acqua: noi non vogliamo correre questo rischio''.
Il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha appoggiato la manifestazione perché - ha scritto in un comunicato destinato al Forum delle acque - ''l'acqua costituisce un bene di prima necessità che non può essere mercificato né, tantomeno, monopolizzato da qualche multinazionale''. Una realtà, ha scritto ancora il ministro, ''ancora più vera in un momento in cui i cambiamenti climatici in corso stanno rendendo la scarsità delle risorse idriche un problema ancora maggiore rispetto al recente passato''. Considerare perciò l'acqua come un bene pubblico è una strategia di salvaguardia per il futuro di tutti i cittadini.

Il decreto fiscale appena approvato ha bloccato per un anno la privatizzazione dei servizi idrici. E' qualcosa, ma ancora troppo poco. ''E' necessario - ha aggiunto il ministro - arrivare al più presto a una legge che conduca alla ripubblicizzazione integrale dell'acqua''. E questo deve essere uno dei punti della verifica di gennaio.

Per tutte le informazioni: www.acquabenecomune.org

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03 dicembre 2007

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