In Italia il fiorente mercato del ''falso'' frutta una cifra che supera i sette miliardi di euro l'anno

25 ottobre 2007

Negli angoli delle strade, tra le bancarelle dei mercatini, dentro a magazzini sotto a civili abitazioni, finanche a domicilio il mercato degli articoli contraffatti in Italia può contare su di un giro d'affari d'oro che introiti che superano la cifra di 7 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi derivano dai settori abbigliamento, accessori e prodotti multimediali e informatici. Nell'ultimo anno il mercato del 'falso' ha registrato oltre 108 milioni di acquisti. L'Italia risulta inoltre il primo produttore di beni contraffatti a livello europeo e il terzo a livello mondiale.
E' questa la situazione che emerge dalla ricerca realizzata dall'Istituto Piepoli e da Confcommercio sul fenomeno della contraffazione in Italia presentata ieri nella sede di Confcommercio a Roma.

Ad acquistare almeno un 'falso', sia esso un capo di abbigliamento, un accessorio o un prodotto multimediali, nel corso dell'ultimo anno sono state il 16% degli acquirenti. L'abbigliamento si colloca al primissimo posto con la maggiore percentuale di acquisto di merce contraffatta (11%), soprattutto t-shirt e camicie (41%).
Anche gli accessori contraffatti sono assai acquistati: ne ha acquistato almeno uno nell'ultimo anno il 9% degli italiani. Ai primi posti borse (38%), cinture (29%) e occhiali (20%).
La convenienza è sempre al primo posto come motivazione esplicita, ma la piacevolezza estetica è indubbiamente rilevante (31% delle motivazioni espresse).
L'acquisto di prodotti multimediali contraffatti emerge dalla ricerca come nettamente più limitato: solo il 3% dichiara di averne effettuato almeno uno nell'ultimo anno (in particolare cd musicali per il 56%). I motivi di questa probabile sottostima sono vari: teenager, forti acquirenti di questi prodotti, non sono compresi nella ricerca e tutto il mercato dei Cd e dei Dvd scaricati da Internet più o meno gratuitamente non viene sostanzialmente rilevato.

La ricerca di Piepoli e Confcommercio ha tracciato anche una serie di identikit degli acquirenti tipo di falsi: il 58% sono donne che acquistano prodotti contraffatti più degli uomini; l'età media di questo tipo di consumatore va dai 18 ai 34 anni; sono per lo più occupati e risiedono per la maggior parte nel Nord-Ovest e nel Sud Italia.
Chi non compra per nulla articoli contraffatti, ossia l'84% degli intervistati, lo fa soprattutto perché non si fida (26%), perché li considera di scarsa qualità (25%) o perché è contrario per principio (23%). Motivazioni che non valgono per gli acquirenti, che invece nel 62% dei casi non si sentono in colpa e anzi dichiarano che ''è bello comprarli perché li puoi buttare senza problemi'' (61%).
Ciononostante, il 78% di chi ha acquistato qualche articolo contraffatto nel corso dell'ultimo anno è d'accordo sul fatto che sia opportuno che ''le autorità cerchino di combattere il fenomeno della contraffazione di articoli di marca e firmati''.

Per quanto riguarda la produzione di 'falsi' in Italia, questa risulta strettamente legata agli stessi distretti industriali che operano nella produzione 'legale'. I 'centri del falso' italiani ormai molto spesso si pongono unicamente come centri di mediazione, nel senso che tendono a non produrre più ma semplicemente a rifinire, marcare e smistare le merci. I canali attraverso cui vengono veicolati i prodotti contraffatti, sono gli abusivi, in gran parte stranieri, e Internet, all'interno del quale, si è ''scoperto'' con la ricerca, almeno il 30% della merce venduta è contraffatta.
Troppo spesso l'abusivismo commerciale riversa una quota dei suoi profitti alla criminalità organizzata. In merito alla merce contraffatta venduta via Internet, le previsioni suggeriscono che la quota del 30%, secondo una prima analisi dei dati, incrementerà ancora. [Adnkronos/Ign]

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25 ottobre 2007

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