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In Italia meno aborti e aumento di obiettori

Dalla relazione al Parlamento del ministro della Salute sull'attuazione della legge 194

08 agosto 2011

Sempre meno aborti in Italia: nel 2010 sono state effettuate 115.372 interruzioni volontarie di gravidanza (dato provvisorio), con un decremento del 2.7% rispetto al dato definitivo del 2009 (118.579 casi) e un decremento del 50.9% rispetto al 1982, anno in cui si era registrato il più alto ricorso all'Ivg (234.801 casi).
E' quanto emerge dalla relazione del ministro della Salute sull'attuazione della legge 194, trasmessa giovedì scorso al Parlamento. Analizzando le tabelle del ministero, si nota che la riduzione percentuale più alta del numero degli aborti si è registrata nella Provincia autonoma di Trento (-16%), in Molise (-14,7%), e in Basilicata (-8,9%). In controtendenza rispetto al calo generale sono invece i dati della Liguria (+7,3%) e della Provincia autonoma di Bolzano (+6,1%).
Il calo delle interruzioni di gravidanza comprende tutte le fasce d'eta. La relazione evidenzia infatti che dal 1983 i tassi di abortività sono diminuiti in tutti i gruppi di età, con riduzioni meno marcate per le donne con meno di 20 anni e tra 20-24 anni, "andamento - si legge nel rapporto - in parte dovuto al maggior contributo in queste classi di età delle cittadine straniere, sia per presenza che per livelli di abortività". Per quanto riguarda le minorenni, il tasso di abortività nel 2009 è risultato pari a 4.4 per 1.000, valore simile a quello degli anni precedenti. Nel 2009 si è registrata una leggera diminuzione nel numero sia per le italiane che per le straniere.
In generale il contributo delle minorenni all'interruzione di gravidanza in Italia rimane basso (3.2% di tutte le Ivg nel 2009) con una leggera diminuzione anche nel tasso. Confrontato con i dati disponibili a livello internazionale, si conferma il minore ricorso all'aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell'Europa occidentale. L'assenso per l'intervento è stato rilasciato nel 72.9% dei casi dai genitori e nel 25.9% dei casi vi è stato il ricorso al giudice tutelare.
Tra le caratteristiche prese in esame dal rapporto c'è anche il titolo di studio, considerato un importante indicatore di condizione sociale. Ebbene, la distribuzione percentuale delle donne per titolo di studio che hanno effettuato l'Ivg nel 2009 segue il medesimo andamento già rilevato negli anni precedenti con prevalenza di donne in possesso di licenza media inferiore (44.5%). In generale le straniere che hanno fatto ricorso all'Igv nel 2009 presentano una scolarizzazione più bassa rispetto alle italiane. Il rapporto evidenzia inoltre che il 46.1% delle donne che hanno abortito nel 2009 risulta occupata, il 25.8% casalinga, il 10.7% studentessa.
L'analisi delle caratteristiche delle Ivg, che è riferita ai dati definitivi dell'anno 2009, conferma che nel corso degli anni è andato crescendo il contributo all'aborto da parte delle donne con cittadinanza estera, raggiungendo nel 2009 il 33.4% del totale delle Ivg, mentre, nel 1998, tale percentuale era del 10.1%. Nel 2009, dei 38.309 aborti di donne con cittadinanza straniera 19762 (il 51.6%) sono di donne provenienti dai Paesi dell'Europa dell'Est.
"Questo fenomeno - ha sottolineato il ministro della Salute Ferruccio Fazio nella sua presentazione del rapporto - influisce in modo marcato sull'andamento generale dell'Ivg in Italia, determinando un rallentamento della diminuzione del numero totale degli interventi". I dati della relazione mostrano che quasi la metà delle Ivg, sia fra le italiane (47.3%) che fra le straniere (43.8%) sono relative a donne con occupazione lavorativa, e solo il 13.4% delle Ivg fra le italiane e il 23.4% fra le straniere riguardano disoccupate o donne in cerca della prima occupazione. Riguardo allo stato civile, le Ivg fra nubili e coniugate sono in percentuali simili: fra le straniere prevalgono le coniugate (49.4%) mentre fra le italiane le nubili (50.8%). Infine tre le donne italiane che hanno effettuato un aborto, il 45.4% non aveva figli, così come il 31.9% delle straniere.

Dalla stessa relazione emerge che in Italia aumenta il numero dei ginecologi obiettori di coscienza. In cinque anni, dal 2005 al 2009, si è passati dal 58,7% al 70,7%. Aumento di obiettori anche tra gli anestesisti, passati dal 45,7% al 51,7%. Percentuali superiori all'80% tra i ginecologi si registrano principalmente al Sud: 85.2% in Basilicata, 83.9% in Campania, 82.8% in Molise, 81.7% in Sicilia e 81.3% a Bolzano. Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al Sud, con un massimo di più di 77% in Molise e Campania e 75.6% in Sicilia e i più bassi in Toscana (27.7%) e a Trento (31.8%). [Informazioni tratte da Adnkronos Salute]

ABORTI E NATI IN CALO, OBIETTORI NO.
"Come è ormai consuetudine la Relazione Annuale del Ministro Fazio sulla legge 194/78 viene consegnata al Parlamento con molto ritardo e durante le ferie. Quest'anno, poi, in modo quasi anonimo, nonostante il boom di RU486, sul sito del ministero".
E' con questa premessa che il ginecologo torinese Silvio Viale, presidente di Radicali Italiani, ha accolto la relazione sulla legge 194/78 che il ministro Fazio ha presentato al Parlamento con un inserimento sul sito del Ministero della Salute.

Silvio Viale, che è il responsabile del servizio di IVG dell'Ospedale Sant'Anna di Torino, ha poi commentato: "Invano cercherete nella relazione i dati sulla RU486 del 2010 o del monitoraggio trimestrale che il ministero ha messo in piedi e che ha già riguardato 5 trimestri. Altrimenti avreste potuto leggere che nel primo semestre del 2011 le pillole acquistate dagli ospedali italiani hanno già raggiunto il numero di quelle del 2010, oltre 4500. Gli aborti con la Ru486 sono il 5% a livello nazionale e il 10% in Piemonte, nonostante un diffuso boicottaggio politico e le difficoltà organizzative. Sono solo tre le regioni che non hanno ancora acquistato alcuna confezioni, Basilicata, Marche e Umbria, anche se quest'ultima è prossima a iniziare.
Il dato sull'uso della RU486 è particolarmente importante se si considera il fatto che la si deve utilizzare entro le sette settimane perché dimostra come non si tratti di un problema legislativo, ma di cattiva organizzazione. Infatti, secondo la relazione, il 40% deve aspettare almeno due settimane dopo avere ottenuto la certificazione e solo il 40% delle donne riesce ad ottenere l'aborto entro le 9 settimane.
Dalla relazione emerge in modo chiaro come i tempi di attesa per le IVG continuano ad essere troppo lunghi perché, a quelli ufficiali tra la certificazione e l'IVG, occorre aggiungere quelli per ottenere la certificazione, mediamente di almeno un'altra settimana. La situazione più scandalosa è quella del Veneto con il 60% delle donne che deve aspettare più di due settimane, il 35% oltre tre e il 12% più di un mese dalla certificazione prima di avere la IVG. Non a caso in Veneto le donne che riescono ad ottenere una IVG entro le 9 settimane sono solo il 17%, mono della metà della media nazionale, mentre le percentuale degli aborti al limite dei 90 giorni e del secondo trimestre sono il doppio di quelle nazionali.
Per il resto la Relazione non presenta particolari novità, se non per il calo complessivo dei concepimenti, confermato sia dal calo delle IVG, sia da calo dei NATI, e per il non calo degli obiettori.
Le IVG passano dai 118.579 dei dati definitivi del 2009 (116.933 erano i dati preliminari) ai 115.372 dei dati preliminari del 2010. I nati calano dai 564.573 del 2009 ai 556.805 del 2010. Si può dire che in Italia, ogni anno, solo una donna su 20, il 5% di quelle in età feconda, rimane incinta e di queste il 3,70 avrà un figlio, lo 0,8% una IVG e lo 0,5% un aborto spontaneo, con una inevitabile sottostima delle IVG e degli aborti spontanei.
La percentuale dei ginecologi obiettori rimane del 70% in Italia, con l'intero SUD dal Lazio in giù sull'80%, con l'unica eccezione della Sardegna, a testimoniare di come le politiche regionali continuino a premiare l'obiezione e a non preoccuparsi di offrire un servizio adeguato, entro 15 giorni dalla richiesta della donna, con la possibilità di scegliere tra metodi medici e chirurgici, come prevedono le linee guida internazionali".
[Fonte: Associazione radicale Adelaide Aglietta]

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08 agosto 2011
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