In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Veniva ucciso ventuno anni fa, il prefetto dei ''cento giorni a Palermo''

03 settembre 2003
Carlo Alberto Dalla Chiesa venne ucciso il 3 settembre di ventuno anni fa, alle 21 e 15
Il 3 settembre del 1982. Era venerdì, quando i sicari affiancano l’A 112 dove viaggiava insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro.
Viene ucciso pure l’agente di scorta Domenico Russo che viaggia su un 'Alfetta'.

In occasione del 21° anniversario dell'eccidio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, oggi pomeriggio si svolgerà a Corleone (PA) un convegno sulla figura del generale.
Interverranno, tra gli altri, il presidente della Commissione nazionale antimafia, Roberto Centaro, il prefetto di Palermo, Giosuè Marino e il sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi.
Il convegno avrà inizio alle 18, presso il Complesso S. Ludovico di Corleone. 
 
Ventuno anni dopo il delitto, restano ancora molti misteri.
Ad iniziare dalle ore successive all’eccidio quando la cassaforte del prefetto viene violata e sparisce la chiave che misteriosamente apparirà qualche giorno dopo. Chi rovistò fra le carte del generale? E cosa c’era nella cassaforte? Forse il memoriale Moro trovato in via Montenevoso a Milano? E ancora: chi quella notte entrò prima dei magistrati nelle stanze della residenza del prefetto a Villa Pajno? Domande rimaste senza una risposta ventuno anni dopo.

L’omicidio Carlo Alberto Dalla Chiesa. Un omicidio oltre la mafia, ''altre inconfessabili  ragioni'' e molte ''zone d’ombra''. Lo hanno affermato, scrivendolo nero su bianco, i giudici della seconda sezione della Corte d’assise di Palermo, presieduta da Giuseppe Nobile, (a latere Roberto Murgia), nelle motivazioni della sentenza, emessa il 22 marzo del 2001, che ha condannato all’ergastolo due degli esecutori materiali della strage: i mafiosi Vincenzo Galatolo e Nino Madonia. E inflitto una pena di 14 anni di carcere a Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci, i due collaboratori di giustizia che hanno raccontato le fasi dell’agguato, cui avevano preso parte.

I due ''picciotti'' di mafia oggi pentiti, Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo, raccontarono così le fasi dell’eccidio del 3 settembre 1982 in via Isidoro Carini a Palermo. Il commando, raccontarono, era a bordo di un'auto e di due motociclette, seguirono l'auto del generale appena fuori dalla prefettura di Palermo, poi cominciarono a sparare in via Isidoro Carini nel punto dove la strada si restringe. Prima partirono le raffiche contro la moglie di Dalla Chiesa che stava guidando, poi uccisero il generale e infine il poliziotto di scorta che si trovava a bordo dell’Alfetta.

Più di dieci anni fa i mandanti del massacro sono stati tutti condannati al maxi processo alla mafia iniziato nell’86 e conclusosi il 17 dicembre del 1987. Il carcere a vita con sentenza definitiva è stato comminato ai massimi vertici della Cupola fra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, e Michele Greco. 
Condannato, in primo grado, ma poi assolto in appello Nitto Santapaola, capo della mafia catanese.

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03 settembre 2003

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