In questo mondo libero

Loach racconta la situazione lavorativa degli immigrati guardando con gli occhi del... padrone

01 ottobre 2007


 





Noi vi consigliamo...
IN QUESTO MONDO LIBERO...
di Ken Loach

Inghilterra. Angie, impiegata di un'agenzia di collocamento, non ha avuto una vita semplice né tanto meno un'educazione e un'istruzione accurate, ma è una ragazza giovane ed energica, dotata di forte senso pratico, ambizione e coraggio. Ha alle spalle una vita disordinata in cui non è riuscita a costruirsi un futuro e ha bisogno di dimostrare a se stessa e agli altri che può farcela da sola, senza l'aiuto di nessuno. Dopo essere stata licenziata per aver risposto male ad un cliente, Angie si rende conto che per lei è arrivato il momento di dare una svolta decisiva alla sua vita. Così, insieme alla sua coinquilina Rose, decide di aprire una propria agenzia per inserire nel mondo del lavoro i numerosi immigrati in cerca di un'occupazione. La loro è una sfida difficile e, senza alcuna preparazione, le due ragazze di trovano a dover affrontare la periferia e lavorare tra criminali, uffici di collocamento in cui si potrebbe impazzire, burocrazia e immigrati disperati alla ricerca di un misero impiego, capendo il vero significato di parole come ''lavoro flessibile, precariato e globalizzazione''.

Tit. Orig. It's a Free World...
Anno 2007
Nazione Gran Bretagna , Germania, Italia, Spagna
Distribuzione BIM
Durata 96'
Regia Ken Loach
Sceneggiatura Paul Laverty
Con Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Kierston Wareing
Genere Drammatico


La critica
''E se la rivelazione della 64esima Mostra fosse la bionda, vistosa e tostissima Kierston Wareing che nel film 'In questo mondo libero...' interpreta un'avida sfruttatrice di immigrati? Grandi applausi ha ricevuto al Lido Ken Loach che, fedele alla sua missione di regista del sociale, esplora questa volta l'amara realtà dei nuovi "schiavi" generati dalla globalizzazione. Con un film dominato proprio dalla Wareing, attrice poco conosciuta ma molto efficace, nel ruolo scomodo della carogna: Angie, una ragazza madre arrabbiata e ambiziosa, che a Londra mette in piedi un business sul lavoro precario di russi, polacchi, sudamericani, indiani, insomma la manodopera a basso costo sempre più richiesta dall'Occidente.''
Gloria Satta, 'Il Messaggero'

''Impetuoso, rigoroso, polemico, le sue storie ce le ha quasi sempre raccontate dalla parte degli oppressi, ora, con 'In questo mondo libero', continua a difendere gli oppressi ma analizza, con durezza, il punto di vista degli oppressori, una donna, per nulla fragile, che specula a Londra sulla tratta degli immigrati, meglio se clandestini, perché pagati poco e tenuti più a freno. Una donna analizzata anche nei suoi dubbi, sollecitati da un padre onesto e da una sosia cui ripugnano i suoi modi spietati, ma pronta a tirar dritto per la propria strada, incurante del male che fa, dei soprusi che commette, degli inganni cinici che ordisce. Un ritratto dal vivo che, come sempre in Loach, diventa anche il ritratto della società senza remore che l'attornia. Con ritmi affannati e tecniche decise. Un'opera maggiore.''
Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo'

''Questa volta l'energia, la forza del film tendono a un altro tema, l'insicurezza, precarietà e flessibilità del lavoro, la sua modernizzazione a favore esclusivo dell'imprenditoria, le modalità lodate come massimo aggiornamento che hanno fatto perdere ai lavoratori autonomia, dignità, onore.''
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

''Con 'It's a Free World', al contrario, l'inglese Ken Loach fa il verso a se stesso: l'odissea didue donne immigrate nell'illegalità, a cui le costringerebbe il governo 'borghese' appartiene in pratica alla routine polemico-sindacalista dell'autore de 'Il mio nome è Joe' e 'Lady Bird, Lady Bird'. Impegnato soltanto a scuotere l'opinione pubblica dei compatrioti, il regista ricicla uno stile documentaristico che vorrebbe ispirarsi al realismo socialista, ma finisce col riciclare gli instant-movies televisivi del probo Channel 4. Più che la lotta tra approfittatori e lavoratori senza copertura, il film dall'andamento rumoroso e svelto sembra mettere in scena il match infinito di Loach con i propri fantasmi post-caduta del muro.''
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

''Loach e il suo sceneggiatore Paul Laverty costruiscono il film come un duro 'j'accuse' sulle condizioni di lavoro nella libera Inghilterra, ma non hanno paura di virare sul giallo, quando serve: e lo sanno fare, a differenza di tanti italiani che ora non abbiamo voglia di nominare. Ne esce un apologo sul capitalismo, un sistema nel quale nessuno può rimanere puro con i propri sogni; ma ne esce anche un signor film, che si segue con il fiato sospeso, facendo il tifo per Angie e arrabbiandosi con lei quando diventa una padroncina cinica e spietata.''
Alberto Crespi, 'l'Unità'

Premio Osella per la per la miglior sceneggiatura, menzione speciale signis e premio Eiuc Human Rights Film Award alla 64ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2007).

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01 ottobre 2007

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